Caso Suarez, sentenza sull’esame: tre condanne per la prova “pilotata”

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di Alessia Mingione

Si chiude con tre condanne il processo legato al caso dell’esame di italiano sostenuto da Luis Suárez nel 2020, quando l’attaccante era vicino al trasferimento alla Juventus.

Il tribunale ha inflitto un anno e mezzo di reclusione (pena sospesa) all’ex rettrice dell’Università per Stranieri di Perugia Giuliana Grego Bolli, all’ex direttore generale Simone Olivieri e alla direttrice del centro linguistico Stefania Spina. Le accuse riguardano falso e rivelazione di segreto d’ufficio.  Secondo l’accusa, i tre avrebbero organizzato una sessione d’esame su misura per il giocatore, anticipandone i contenuti e facilitandone il superamento. La certificazione linguistica di livello B1 era infatti un passaggio chiave per ottenere la cittadinanza italiana e permettere alla Juventus di tesserarlo come comunitario.  

Nel corso del processo, però, il quadro accusatorio è stato in parte ridimensionato: i giudici hanno escluso alcune contestazioni, tra cui quella di falso ideologico su uno dei capi d’imputazione, e hanno riconosciuto l’assenza di vantaggi economici diretti per gli imputati. Le difese hanno già annunciato ricorso in appello, sottolineando come la sentenza non abbia accolto la richiesta di assoluzione completa. Resta quindi aperto un nuovo capitolo giudiziario per una vicenda che, a distanza di anni, continua a far discutere e a intrecciare calcio e giustizia.