De Ceglie: "Dalla Juve mi porto l'esempio dei campioni del mondo che scesero in B. Oggi sarebbe impossibile"

De Ceglie: "Dalla Juve mi porto l'esempio dei campioni del mondo che scesero in B. Oggi sarebbe impossibile"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
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di Alessio Tufano

Paolo De Ceglie a distanza di cinque anni dal ritiro è tornato a giocare con la maglia bianconera del CGC Aosta, la squadra di proprietà del padre Giulio in Prima Categoria e a 39 anni ha contribuito a portare il club valdostano per la prima volta in Promozione: “Il progetto della società era quello di iniziare con il settore giovanile e l’attività di base partendo dai valori umani. Successivamente abbiamo deciso di creare la prima squadra per dare continuità a questi ragazzi: siamo partiti dalla Terza categoria e abbiamo coronato il sogno di arrivare in Promozione – racconta De Ceglie alla Gazzetta dello Sport – Sarebbe stato più semplice investire per comprare giocatori di categoria per puntare a vincere, ma abbiamo scelto di valorizzare le qualità dei nostri ragazzi e delle nostre risorse, all’interno di un contesto basato sui valori dello sport e sul senso di appartenenza”.

Alla Juventus De Ceglie prima ha vestito la maglia del giocatore vivendo anche Calciopoli, poi per la società ha lavorato nel settore giovanile: “Oggi in campo mi porto l'esempio di quei campioni che rimasero in quella categoria dopo aver vinto la Coppa del Mondo, è qualcosa di incredibile rispetto al calcio di oggi. Quell’annata per la Juventus fu determinante per tornare a vincere, ripartendo dai valori umani. L'esperienza con il settore giovanile bianconero? Probabilmente ci è mancato qualcosa in termini di talento, ma sicuramente non siamo stati bravi a valorizzarlo. Bisogna mettere i ragazzi al primo posto e non gli obiettivi personali dei vari dirigenti e allenatori. I presidenti e i proprietari credo abbiano la maggior responsabilità in questo senso. A livello culturale rispetto ad altri paesi facciamo fatica a dare fiducia ai giovani. In Europa il livello si è alzato: un giocatore di 19-20 anni si ritrova ad aver già giocato 100 partite tra i professionisti, mentre da noi è un fuoriquota in Primavera. Un tempo avevamo anche gli stranieri più forti al mondo, ora non mi sembra che nel nostro campionato giochino Haaland o Mbappé”.