Dei valori e dei ruoli

Dei valori e dei ruoliTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:00Editoriale
di Mirko Nicolino
Ancora una programmazione saltata, ancora ruoli apicali in discussione dopo pochi mesi dalla loro assunzione: è il club Juventus

Il titolo è chiaramente una parafrasi del celeberrimo “Dei delitti e delle pene” di Cesare Beccaria. Ovviamente, qui non si vuole scrivere un trattato, ma è fin troppo chiaro che alla Juventus servano delle linee guida diverse rispetto a quelle attualmente vigenti. In tutti i settori del club, perché se al 20 maggio sono in discussione tutte le cariche più importanti dell’area sportiva, c’è un problema di fondo.

Sgomberiamo innanzitutto il campo economico: la Juventus perderà da questa mancata qualificazione alla prossima Champions League circa 100 milioni, tra introiti diretti, botteghini, sponsor e compagnia. Quanto basta, insomma, in qualunque azienda del mondo, perché il proprietario mandi a casa tutti, dai suoi immediati rappresentanti (ad e presidente) ai giocatori e all’allenatore. Tutti, indistintamente. Per l’ennesima volta in pochi anni la proprietà si trova a ricapitalizzare (per suoi errori nella scelta dei sottoposti, sia chiaro), ma non è che possa mettere nelle casse quanto vuole. Non funziona così. E non potrebbe farlo nemmeno Tether o qualunque altra proprietà, ci sono delle regole e dei paletti nazionali e internazionali.

Alla famiglia Agnelli-Elkann mancherebbero i soldi per prendere 10 giocatori top? Assolutamente no, è una questione di sistema. E in questo sistema la Juve oggi non funziona per niente bene. Nessuno di quelli che sono passati nella dirigenza è riuscito a mettere ordine nell’area sportiva. Negli ultimi giorni, per esempio, si è parlato tanto delle multe a Locatelli e Vlahovic per la lita in campo contro la Fiorentina, ma anche del discorso fatto da Damien Comolli alla squadra dopo la disfatta: “Se i risultati sono questi, inutile continuare a parlarvi”. Tutto giusto e ineccepibile, se non le prende l’ad queste decisioni chi dovrebbe farlo? Anzi, forse è stato anche fin troppo tenero.

Piuttosto, è sul mercato che Comolli, così come il suo predecessore Giuntoli, deve essere giustamente criticato. E lo stesso dovrebbe fare l’allenatore, visto che su indicazione del Director of Football Strategy, è stato proprio l’amministratore delegato a fargli comunque il contratto. Voler parlare direttamente con la proprietà, scavallando l’ad, seppur per tematiche sulle quali ha indubbiamente ragione, non è un funzionamento corretto. Non c’è rispetto dei ruoli e dei valori della Juventus.

Chiaro che poi la patata bollente spetta al proprietario. Che se può dare ragione al tecnico sui temi, non può di certo farlo sul flusso di conoscenza all’interno del club. E se una volta cacciato Comolli, a Luciano Spalletti non stesse bene nemmeno il successivo ad, ne chiederebbe anche la sua testa? È come se si scegliesse l’allenatore in base alle indicazioni dei giocatori. Ah, mi sa che è successo anche questo nel recente passato. Insomma, è fin troppo evidente che al momento alla Juventus ci sia un grosso problema, una voragine nella gestione e nel rispetto delle figure e del lavoro altrui, corretto o mancante che sia.

Non è un caso che si sia arrivati all’ennesima resa dei conti della storia recente: dopo quella tra Allegri e Calvo, quella tra Giuntoli e Allegri, poi ancora Giuntoli-Calvo, ora Spalletti-Comolli. Tanti auguri alla proprietà della Juventus, che dopo tanti “anno zero” si trova davvero a un “anno -1”. Pare che il punto fermo ora sia Giorgio Chiellini e che anche il presidente Ferrero potrebbe pagare dazio (concretamente, quali sarebbero le sue colpe avendo un mero ruolo di rappresentanza?). Se si sbaglia anche stavolta, si rischia davvero “l’effetto Manchester United” e un digiuno sportivo che sarà destinato inevitabilmente a prolungarsi.