Del Piero: "Il Mondiale 2006 mi ha fatto sentire completo. E sul rigore contro la Francia..."
Ospite al "Festival della Serie A" che si sta svolgendo a Parma, la leggenda della Juventus Alessandro Del Piero ha risposto anche ad alcune domande sulla Nazionale italiana. Queste le sue parole:
"Cosa penso di Byron Moreno e della Nazionale del 2002? Se oggi ci fermassimo sempre e solo agli alibi, che in questo caso sono ovviamente evidenti, non andremmo lontani. Io nel mio percorso ho sempre cercato, da calciatore e anche oggi, di guardare dentro me stesso. Se guardi troppo fuori è difficile fare tanta strada. Anzitutto perché dedichi attenzione a cose che non meritano. E invece è solo così che si cresce. Vale per una persona, per un gruppo di lavoro, per il momento che stiamo attraversando. Quella Nazionale era fortissima, ma lo stesso vale per quella del 1998 e del 1994. Il Mondiale è un torneo unico, deve allinearsi una serie di cose: è successo nel 2006, poteva anche accadere prima. Nel ’98 perdemmo ai rigori con chi vinse, nel 2002 per altre dinamiche. Se rivedessimo quella partita, potremmo anche pensare che avremmo potuto fare delle cose in maniera diversa. Ma basta alibi, basta pensare a quello che è successo. Si guarda avanti.
Nel 2006, da fuori, sembravamo uniti? È così. Anche internamente era così. Abbiamo affrontato delle difficoltà, e per esempio abbiamo reso facili le qualificazioni attraverso la qualità in campo e in panchina, e il modo di lavorare: tutti hanno fatto sacrifici per essere a disposizione al top per la Nazionale, questo di sicuro. Ecco, questo senso di appartenenza da un lato, e questo spirito di sacrificio, uniti a un gruppo molto forte, hanno creato quella magia. Avevamo uno staff tecnico maturo e pronto, un allenatore che si è messo in discussione. È bellissimo ripensare a quel percorso. Mi sono sentito completo come calciatore, era una delle poche cose che mi mancavano ed era la più bella. Ma anche come persona, come uomo. Quando vediamo un calciatore, dimentichiamo che attraversa un percorso di vita come tutti quanti. Tutte le persone che ti stanno attorno, o che ti criticano, ti tornano in mente: tutti hanno un peso sul risultato finale.
Cosa penso prima di calciare un rigore come quello del 2006? Dipende, se sei pazzo… Non so dirlo in generale, io ho avuto dei pensieri che ho forzato e altri che sono entrati dentro me, che non capivo che senso avessero, cose riguardanti l’infanzia, il passato. Poi mi son detto dentro di me: ‘Quante persone vuoi che guardino questo evento, al massimo un paio di miliardi, e in più rappresento un Paese che se uno sbaglia un rigore non se la prende…’. Sdrammatizzo, perché è un momento così assurdo che non puoi prepararlo. Dipende dalla forza mentale che hai, e dal fatto che non ti capiti qualche idea strana un secondo prima di tirare. Io ho dovuto forzarmi per guardare il portiere, però è anche vero che mi conosceva tanto. Sono seghe mentali che ti massacrano. Noi abbiamo vinto contro una Nazionale, la Francia, fortissima: non dico più forte di noi, ma poco ci manca. Aveva dei singoli strepitosi".
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