Douglas Costa: "Juve la scelta più bella della mia carriera. Eravamo uno squadrone"
Douglas Costa torna con la memoria alla sua esperienza alla Juventus e racconta retroscena, ambizioni e difficoltà vissute in bianconero. Nel corso di una lunghissima intervista sul canale YouTube Centrocampo, l'ex esterno brasiliano ha spiegato come nacque il trasferimento dal Bayern Monaco, svelando il ruolo decisivo di Alex Sandro e il desiderio di giocare con maggiore continuità in vista del Mondiale del 2018. "Volevo giocare più minuti perché nel 2018 c'era il Mondiale e non volevo perdere la chiamata del Brasile, quindi gli ho detto di voler andare via perché avevo un'opportunità di andare in Italia", ha raccontato. In quel periodo le offerte non mancavano: "Ho ricevuto chiamate da Liverpool, Atletico Madrid, tutti quanti".
A cambiare il corso della trattativa fu però un confronto con Alex Sandro, che si trovava con lui a Melbourne. "Stavo ascoltando tutti ma in quella chiamata con lui c'era al telefono l'Inter. Alex Sandro ha visto, sentito e mi ha detto: "Ma se venissi alla Juve?". A me piaceva tanto giocare assieme a lui e gli ho detto: "Vengo volentieri, figurati"". Il brasiliano arrivò così a Torino, in una squadra ricca di campioni: "Sono arrivato nella Juve con Dybala, Pipita, Cuadrado, Mandzukic, Pjanic, giocatori veri... Abbiamo fatto uno squadrone per provare a vincere la Champions poi non siamo riusciti". Un obiettivo rimasto incompiuto, nonostante il valore del gruppo e la voglia di lasciare il segno nella storia del club. Nel suo racconto trova spazio anche il rapporto con Massimiliano Allegri, con cui l'inizio non fu semplicissimo. "Io con lui ho un bel rapporto anche se mi ha fatto aspettare sei mesi per giocare", ha scherzato Douglas Costa. L'adattamento al calcio italiano richiese tempo: "All'inizio ho avuto difficoltà ad ambientarmi al nuovo stile di gioco perché in Germania si gioca più in transizione, mentre qui più tattico. Quando si vince 1-0 è come se fossimo 4-0, tutti dietro a difendere".
Proprio Allegri, però, gli insegnò a leggere meglio i momenti della partita. "Allegri mi ha fatto capire il timing giusto della fase difensiva per poi attaccare. Entravo in campo, spaccavo le partite e tornavo in panchina ma io sono sempre stato tranquillo e paziente". La svolta arrivò contro il Napoli di Sarri: "Inizio da titolare faccio la mia miglior partita e da lì in poi ho sempre giocato". Da quel momento il brasiliano riuscì a esprimere le proprie qualità, sfruttando gli spazi e le ripartenze. Il giudizio sull'allenatore livornese resta positivo, anche per la sua mentalità vincente. "Con Allegri sono sempre stato contentissimo. Lui pensa al risultato? Lui vuol vincere sempre, altro che spettacolo. Quello era chiaro per noi. Ma quando non potevi farlo anche un pari andava bene". E ancora: "Ci ha insegnato a tutti a difendere poi in quella offensiva ci pensavamo noi, ci dava molta libertà. Eravamo anche più tecnici di lui", ha aggiunto ridendo. Il confronto con Pep Guardiola, conosciuto al Bayern Monaco, evidenzia due approcci differenti: "Qui in Italia con Allegri il lavoro è più fisico e tattico, mentre gli allenamenti con Pep sono soltanto con la palla, tutto calcio". Differenze che non hanno cambiato il giudizio sulla scelta di trasferirsi in bianconero, che per Douglas Costa resta speciale: "Ci sono cose della vita che cambiano e ho fatto la scelta di venire alla Juve, ed è stata la più bella della mia carriera". Infine, il brasiliano ha ricordato il rapporto con Torino e la pressione che accompagna il calcio italiano, vissuto in modo simile a quello brasiliano. "Torino? Sì vive bene ma abbiamo vinto quattro anni di fila", ha detto sorridendo. E sulla Champions League, il rimpianto è ancora evidente: "Io voglio sempre vincere e quello è uno dei trofei più importanti per un calciatore, volevo anche entrare nella storia della Juve. Purtroppo però non siamo riusciti a farlo".
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