Lecce, tre punti da prendersi senza vergogna. La Juve oggi vale questo!

Lecce, tre punti da prendersi senza vergogna. La Juve oggi vale questo!TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:01Editoriale
di Alessandro Santarelli

Ragazzi, inutile che ci giriamo attorno. Prendiamo un respiro e diciamoci la verità: la dimensione della Juventus, oggi, è quella che abbiamo visto a Lecce. Non quella dei ricordi, non quella dei bilanci d’autore, non quella che ci piacerebbe raccontare con un sorriso.E allora sì, lo dico senza girarci intorno: la vittoria di Lecce va valorizzata. Non perché sia stata bella, non perché abbia convinto fino in fondo, ma perché una squadra fragile, in cerca di sé stessa, che porta a casa tre punti in trasferta su un campo scomodo sta facendo esattamente quello che deve fare. Il calcio di chi sta in difficoltà si misura così: si vince anche sporco, anche brutti, anche stringendo i denti. Chi fa il difficile oggi dimentica da dove parte questa Juve.

Poi c’è il tema tattico, ed è quello che spacca. Il passaggio al 5-3-2 non va apprezzato, ma va capito per ciò che è. Non è il manifesto di un’idea di calcio. È un modulo difensivo, che al momento rappresenta nel modo più fedele una squadra in difficoltà, fragile, ancora alla ricerca di una sua identità.Tre centrali per proteggersi, esterni a coprire, un centrocampo che deve prima di tutto non spaccarsi. È il vestito che si indossa quando si ha paura di imbarcare acqua. E non c’è niente di male: a volte il primo passo per ricostruire è smettere di subire. Oggi pensare a qualcosa di diverso è impossibile, e chi chiede il tridente, il possesso e il palleggio dominante a questa squadra sta chiedendo un film che questi attori ad oggi non possono interpretare.

Ma non faccio finta di niente: piange il cuore. Fa male vedere una Juve che si presenta a Lecce con i suoi giocatori offensivi fuori. Fa male  vedere Alajbegovic in panchina. Fa male vedere Zhegrova dimenticato. Sono i giocatori che dovrebbero dare alla Juve la scintilla, l’imprevedibilità, il guizzo, e che invece vengono parcheggiati per far posto a un’idea di squadra, ad un vestito scomodo ma utile.

Questo è il prezzo della dimensione di oggi. Quando una squadra non ha certezze, i giocatori di qualità sono i primi a pagare, perché creatività e fragilità, in un sistema che cerca solo equilibrio, non convivono. Fa male, ma è coerente.Dobbiamo essere più realisti del re. Significa guardare in faccia la classifica, la rosa, la fragilità mentale e tecnica, e capire che il percorso non passa dal bel gioco. Passa da un’altra parte: dai risultati sporchi, dalla solidità ritrovata, dalla fiducia che si costruisce un punto alla volta. Il bel calcio viene dopo, quando c’è un’identità su cui costruirlo.

Lecce non è un punto di arrivo, ma è un punto di partenza onesto. Il 5-3-2 non è il futuro, ma è il presente. E il presente, ragazzi, è questo: una Juve che deve imparare di nuovo a stare in piedi prima di pretendere di correre.Applaudiamo i tre punti. Capiamo il modulo. Piangiamo, se serve, per i talenti lasciati fuori. Ma almeno per il momento non possiamo  raccontarci che oggi può essere diverso. La Juve è questa. Partiamo da qui o rischiamo di farci ancora del male