Gravina: "Calcio italiano? Il problema non riguarda le persone. Tutti chiedono riforme ma..."
"Dobbiamo riconoscere con onestà che il calcio italiano è cresciuto e ha raggiunto livelli importanti, ma mi auguro che possa migliorare ancora". A dirlo Gabriele Gravina, presidente dimissionario della FIGC, intervistato da Radio Kiss Kiss Napoli, che ha aggiunto: "Dopo la mancata qualificazione al Mondiale, avrei voluto presentare un documento alla Camera dei Deputati prima delle mie dimissioni (poi divulgato pubblicamente, ndr): credo infatti che, per il bene del calcio italiano, sia fondamentale anteporre l’interesse comune ai posizionamenti personali, anche nei rapporti con la politica. Non voglio muovere accuse, ma è necessario riflettere su alcune modalità che finiscono per rallentare i processi e bloccare il sistema delle riforme. Ognuno dovrebbe lavorare per un bene superiore, quello generale, e non per la tutela dei singoli interessi".
E ha ribadito: "Il problema non riguarda le persone, nel nostro sistema ci sono figure di grandissimo valore. Tuttavia, l’ostacolo principale resta quello che definisco il ‘diritto di veto’ (tecnicamente diritto di intesa, ndr). Tutti chiedono riforme, ma pochi sono disposti a rinunciare al proprio potere decisionale. Anche la politica, in questo senso, non ha dato il supporto necessario, chiedendo invece di intervenire sull’autonomia della legge. Solo chi lavora può sbagliare. Sicuramente ho commesso degli errori, ma sono stati raggiunti anche risultati importanti. Non è questo il momento di elencarli, ma è giusto ricordare la battaglia per la sopravvivenza del calcio durante il COVID, la vittoria dell’Europeo, i successi delle Nazionali giovanili e l’assegnazione di UEFA Euro 2032, che rappresenta una grande opportunità per rilanciare la nostra capacità organizzativa e l’Italia non lo perderà. Senza unità di intenti, però, non si può fare più di quanto fatto finora, e questo forse avrei dovuto comprenderlo prima".
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