Paratici racconta i retroscena dei colpi Juve: da Tevez a Torres, passando per Cazorla

Paratici racconta i retroscena dei colpi Juve: da Tevez a Torres, passando per CazorlaTUTTOmercatoWEB.com
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di Alessia Mingione

Nel corso di alcuni interventi e racconti legati alla sua esperienza alla Juventus, Fabio Paratici, dal palco di Solomeo durante il 'Global Launch of the 100's' dell'European Golden Boy, ha svelato diversi aneddoti di mercato che hanno segnato gli anni d’oro bianconeri. Dai grandi colpi concretizzati fino alle trattative sfumate, emerge il lavoro dietro le quinte di una dirigenza capace di costruire una squadra dominante in Italia e competitiva in Europa.  Tra le operazioni più complesse, Paratici ha più volte indicato quella che portò Carlos Tevez a Torino. Il direttore sportivo ha ricordato anche alcuni obiettivi sfumati, come Santi Cazorla e Fernando Torres. Due profili che la Juventus seguì con attenzione in passato senza però riuscire ad arrivare alla fumata bianca. Situazioni complicate sia per costi sia per intrecci di mercato, ma che confermano l’ambizione del club in quegli anni. Nel racconto dell’ex dirigente bianconero trovano spazio anche altre intuizioni decisive, da Pogba preso a parametro zero fino agli arrivi di Pirlo, Vidal e Dybala, operazioni che hanno contribuito a costruire una delle Juventus più forti e vincenti dell’epoca moderna.

''C’è un sistema e un metodo di selezione, ogni club ha un sistema di scouting che fa selezione. Poi sono stato molto attento, ho studiato i dati, ho dovuto seguire un po’ questo modello in Inghilterra. Aiutano, ma resta il fatto che non ci sarà mai nessun algoritmo o dato che possa raccontare la personalità, il coraggio, la personalità…  Giocare davanti a 5000 persone o 100 mila è diverso, questo i dati non te lo dicono. Resta l’istinto e la sensibilità della persona che sceglie. Non tutti i calciatori vanno bene per la stessa squadra. La riunione tipica ai tempi di quella Juventus durava tutto il giorno, il problema è che i litigi che si creavano venivano smaltiti in diversi mesi. C’erano persone di grande personalità che esprimevano le proprie idee in modo risoluto, le discussioni c’erano. Aver avuto persone di diversi paesi, di diverse culture, ci ha migliorato molto come persone e come club. Abbiamo cambiato anche la metodologia di lavoro del settore giovanile. Ricordo una riunione in cui dovevamo fare un elenco di giocatori alla Vidal o Pogba: io misi Lampard e Gerrard, gli spagnoli mi dissero Cazorla… Per dire che ci hanno aperto la testa, il calcio non è solo uno e devi essere aperto per capire”.

 Quelli che fanno calcio a un certo livello lo sanno, lo vedono. Si capisce se c’è ancora il fuoco dentro o se è sazio. Io dico sempre che un giocatore si sente, non si vede. Quello che te lo fa percepire è la cosa importante, così come il conoscerlo. Preferisco andarci a cena una volte e magari guardare 3 partite in meno, perché capisci il background, il modo di pensare. Ogni dettaglio è importante per darti il là nell’ultima spinta dell’investimento. Quando incontrai Tevez, dopo 5 minuti ero convinto. Le sensazioni erano chiare. Percepivi la voglia, era un campione in tutto e te lo faceva percepire”.