Pjanic: "Juventus, la ferita di Cardiff resta aperta. Alajbegovic? Occhi sul fratello..."
Miralem Pjanic, ex centrocampista di Roma, Barcellona e Juventus, è stato intervistato al Festival dello Sport a Trento. Le sue parole tra nazionale, club e Cristiano Ronaldo: "Nazionale? Siamo scappati dalla guerra quando io ero molto piccolo, il Lussemburgo ci ha accolto e per noi è una seconda casa. Io sono nato nel calcio, seguendo l’esempio di mio papà che giocava e mi portava agli allenamenti. Era un centrocampista pure lui, mi piaceva un sacco il suo modo di calciare. Ci tengo a dire però, che mi sono sempre sentito bosniaco: per me è casa, famiglia, cultura. A 18 anni avevo ricevuto anche una chiamata dalla Nazionale francese ma ho detto di no. Era una questione di sentimenti: io sento la Bosnia nel mio cuore.
PUNIZIONI - Era incredibile. Ho giocato con Messi e Cristiano, ma nessuno calciava bene le punizioni come Juninho. Tirava pure da centrocampo. Non esiste la punizione perfetta, ognuno ha il suo modo… ma la sua, la sfiorava la perfezione. È stato importante per la mia crescita, ho preso il suo numero, l’8, quando è andato via. In Italia il migliore a calciarle era Pirlo, ma anche Sinisa, belle bordate…”
PIANISTA - "Se Francesco Totti ti dà un soprannome così, non puoi che esserne orgoglioso. In carriera ho giocato con tantissimi fenomeni, Messi e CR7 su tutti. Chi scelgo tra i due marziani? Dico Leo. La sua classe è una cosa che non si può spiegare. È un uomo con un dono di Dio. Rendeva facili le cose difficili, impressionante. Cristiano pure è speciale eh… con lui si partiva sempre 1-0. È ossessionato dal gol. Ha una forza mentale che andrebbe insegnata nelle scuole, la sua storia è un’ode a non mollare mai e a volere sempre di più. Con lui, però, era davvero difficile calciare le punizioni… quando si fissava non c’era verso. Dovevi farlo uscire dal campo per poter tirare…
ROMA E JUVENTUS - "Mi dispiace non aver vinto nulla con la Roma, avevamo di fronte una Juve incredibile. Poi, sono passato in bianconero e devo dire che eravamo fortissimi. Avevamo due squadre che potevano entrambe vincere lo scudetto. Allegri mi ha cambiato, gli devo tanto. Certo, la ferita di Cardiff resta aperta. A volte ho ancora gli incubi per il mio tiro parato da Keylor Navas in finale. Dispiace, perché ce lo saremmo meritati e io ci credevo.
ALLENATORI - "Con Max Allegri ho un rapporto speciale, ci sentiamo ancora oggi. È uno dei migliori allenatori mai avuti in carriera. Al Barcellona, invece, non mi sono proprio trovato con Koeman. Non mi ha capito e mi dispiace. Giocare nel Barça era il mio sogno, ma non sono riuscito ad esprimermi al massimo.
ALAJBEGOVIC - "La famiglia mi ha chiesto di accompagnarlo a Torino e io l’ho fatto. È stato uno dei carnefici dell’Italia, incredibile non vederla ai Mondiali per la terza volta. Kerim è un giocatore forte, ha tutto per restare a Torino per tanti anni. Ha gol, assist e giocate nelle gambe: quando gli dai la palla può succedere sempre qualcosa. E vi dico una cosa, segnatevi un nome: il fratellino di Alajbegović, è ancora molto giovane, ma ne sentirete parlare parecchio nei prossimi anni”.
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