Tanti auguri Henry, il campione della Juventus che non abbiamo mai visto
Ci sono giocatori che passano dalla Juventus e lasciano un ricordo indelebile. E poi ce ne sono altri che, riguardando la loro carriera, fanno nascere una domanda quasi inevitabile: e se fosse andata diversamente?
Oggi, nel giorno del suo compleanno, gli auguri della Juventus vanno a Thierry Henry, nato il 17 agosto 1977. Un campione che a Torino non riuscì a mostrare nemmeno lontanamente tutto quello che sarebbe diventato negli anni successivi.
Henry arrivò alla Juventus nel gennaio 1999, appena ventunenne, dopo essersi già messo in mostra con il Monaco e con la nazionale francese, con cui pochi mesi prima aveva conquistato il Mondiale del 1998. La Juventus lo acquistò per una cifra importante, pensando di aver messo le mani su uno dei talenti più interessanti del calcio europeo.
Il problema fu che, a Torino, quel talento sembrò non riuscire mai a trovare la propria dimensione.
Con Marcello Lippi iniziò a essere utilizzato più vicino alla porta, ma dopo l'addio dell'allenatore e l'arrivo di Carlo Ancelotti la situazione cambiò. Henry venne impiegato prevalentemente sulla fascia sinistra, all'interno di un sistema che gli chiedeva anche un grande lavoro difensivo.
Lo stesso Henry, anni dopo, avrebbe raccontato quanto fosse stato complicato adattarsi a quel ruolo: giocare largo significava allontanarsi dalla porta proprio quando aveva bisogno di avvicinarsi ad essa per esprimere le sue qualità.
Il suo bilancio in bianconero fu di appena tre gol in 16 presenze in Serie A. Numeri che, presi così, raccontano una storia di fallimento. Ma forse raccontano soltanto una parte della storia.
Perché tra quelle tre reti ce n'è una che dice molto di più. Nell'aprile del 1999, contro la Lazio, Henry segnò una doppietta nella vittoria per 3-1 della Juventus all'Olimpico. Era il momento in cui il francese cominciava finalmente a mostrare qualcosa di quello che aveva dentro.
Ma era ormai troppo tardi.
Quell'estate la Juventus lo cedette all'Arsenal. E lì, sotto la guida di Arsène Wenger, accadde ciò che a Torino non era accaduto: Henry venne riportato al centro dell'attacco.
Il resto è storia.
All'Arsenal sarebbe diventato uno dei più grandi attaccanti della sua generazione, il miglior marcatore della storia del club per molti anni, protagonista di una delle squadre più spettacolari della storia della Premier League e simbolo degli Invincibili del 2003-04. Con la Francia avrebbe conquistato anche l'Europeo del 2000 e costruito una carriera da autentica leggenda del calcio mondiale.
E allora, guardando oggi quel breve capitolo juventino, resta inevitabilmente una sensazione di rimpianto.
La Juventus non ha mai visto davvero Thierry Henry.
Ha visto il giovane talento arrivato dal Monaco, il ragazzo che doveva ancora diventare un campione. Ha visto qualche lampo, qualche accelerazione, quella doppietta contro la Lazio. Ma non ha mai potuto ammirare il centravanti devastante che avrebbe dominato in Inghilterra negli anni successivi.
Forse fu un equivoco tattico. Forse furono le circostanze di una Juventus che in quel periodo stava attraversando una stagione complicata. Forse furono anche altre dinamiche interne a spingere il francese lontano da Torino. Di certo, Wenger intuì qualcosa che a Torino non era stato pienamente compreso: Henry doveva stare vicino alla porta.
Il destino volle che proprio dopo la Juventus iniziasse la parte più luminosa della sua carriera.
Per questo oggi, nel giorno del suo compleanno, il pensiero dei tifosi bianconeri non può essere soltanto quello per un ex giocatore. È anche il ricordo di un enorme “what if?” della storia juventina.
Tanti auguri Thierry Henry.
Alla Juventus sei rimasto soltanto pochi mesi. Abbastanza, però, per lasciare una domanda che ancora oggi accompagna il tuo ricordo in bianconero: chissà cosa sarebbe successo se a Torino avessimo visto il vero Henry.
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