E se Yildiz portasse 150 milioni? Da Sesko a Bruno Fernandes, il sacrificio che può cambiare la Juve

E se Yildiz portasse 150 milioni? Da Sesko a Bruno Fernandes, il sacrificio che può cambiare la JuveTUTTOmercatoWEB.com
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di Massimo Reina
Di Marzio evoca uno scenario che può fare paura, ma anche accendere una domanda: e se la Juventus trasformasse il suo numero 10 in tre nuovi protagonisti?

Nel calcio ci sono giocatori che hanno un prezzo e giocatori che hanno un valore. Il problema nasce quando le due cose si incontrano. Kenan Yildiz è uno di questi casi. Il numero 10 che la Juventus vorrebbe tenersi stretto, il ragazzo sul quale costruire il futuro, potrebbe diventare improvvisamente la chiave per aprire una porta molto più grande.

Gianluca Di Marzio, come vi abbiamo riportato oggi, ha indicato proprio il turco come il possibile prossimo grande sacrificio bianconero: una cessione da 150 milioni, o comunque una cifra che si avvicini a quel livello. Fantamercato? Forse. Ma il calcio spesso comincia proprio così: con un'ipotesi che prende forma prima ancora di diventare una trattativa.

E allora proviamo a immaginare. Yildiz parte, ma la Juventus non incassa semplicemente 150 milioni: li trasforma. Il primo mattone potrebbe essere Benjamin Sesko. Un centravanti giovane, potente, con la porta negli occhi. A Manchester United il matrimonio non sembra più quello dei primi giorni e un'operazione nell'ordine dei 70 milioni potrebbe diventare uno scenario da seguire.

Non sarebbe soltanto sostituire un giocatore con un altro. Sarebbe cambiare il modo di attaccare: dal talento che parte da lontano al nove che vive nell'area, tra difensori e palloni sporchi. Poi servirebbe qualcuno capace di mettere ordine nel caos. Di dare una forma alle partite. Bruno Fernandes gratis, se il Manchester United non dovesse esercitare l'opzione per prolungare il contratto oltre il 30 giugno 2027, sarebbe il tipo di giocatore che alla Juventus manca per esperienza e personalità.

Non un investimento sul futuro, ma un investimento sul presente. Uno che sa dove mettere il pallone quando gli altri ancora stanno cercando lo spazio. E resterebbero circa 80 milioni. Ottanta milioni per il centrocampo, cioè per quella zona del campo dove spesso si decide se una squadra può diventare grande oppure resta soltanto interessante. Un grande interprete, uno di quelli capaci di prendere la partita per il bavero. Oppure due giovani da accompagnare, far crescere, mettere dentro una squadra che avrebbe già Alajbegovic, Licina e Adzic come altre carte offensive da giocare.

Perché la Juventus, in fondo, non avrebbe bisogno di vendere Yildiz per ricominciare. Avrebbe bisogno di capire se può permettersi di non trasformarlo. È questa la parte più difficile. Vendere un talento è semplice quando quel talento non ti appartiene più emotivamente. Yildiz invece ha il numero 10, ha il volto del futuro, ha ancora quella leggerezza di chi sembra poter diventare qualsiasi cosa. Cederlo significherebbe rinunciare a una promessa per comprare certezze.

Ma il calcio non è una collezione di figurine. È una squadra. E una squadra può perdere una stella per guadagnare un centrocampo, un centravanti, un leader. La domanda, allora, non è quanto vale Yildiz, la domanda è quanto vale la Juventus che potrebbe nascere dalla sua cessione. Perché a volte il pallone ti mette davanti a una scelta crudele: proteggere il talento oppure usarlo per costruire la squadra che quel talento, da solo, non può ancora diventare. E forse è proprio lì che comincia il vero mercato della Juventus.