Bastano poche parole: così Carnevali ha spiegato il mercato della Juventus
"Per ora siamo concentrati sui due attaccanti, poi vedremo". Bastano poche parole pronunciate ieri da Giovanni Carnevali per comprendere quale sia oggi la priorità della Juventus. Il dirigente bianconero, parlando di Kolo Muani, Alajbegović e delle future operazioni di mercato, ha lasciato intendere un concetto preciso: prima completare il reparto offensivo, poi valutare eventuali interventi negli altri ruoli.
Una scelta che, almeno a una prima lettura, potrebbe sorprendere. La scorsa stagione, infatti, la Juventus ha mostrato qualche difficoltà anche in difesa e in alcuni momenti del campionato ha faticato a trovare continuità nella costruzione del gioco. Eppure la dirigenza sembra convinta che il punto da cui ripartire sia un altro. Non perché gli altri reparti non abbiano bisogno di essere rinforzati, ma perché un attacco più completo può migliorare indirettamente il rendimento dell'intera squadra.
La scorsa stagione ha lasciato un insegnamento
Molte delle difficoltà emerse nell'ultimo campionato hanno avuto un denominatore comune: la capacità di incidere negli ultimi trenta metri. In diverse partite la Juventus è riuscita a controllare il possesso, a costruire gioco e ad arrivare con continuità nella metà campo avversaria, senza però trovare quella concretezza necessaria per indirizzare gli incontri.
È successo in gare che, sulla carta, sembravano ampiamente alla portata dei bianconeri. Il pareggio contro il Lecce, quello con il Verona o la sconfitta contro la Fiorentina, decisiva nella corsa alla qualificazione in Champions League, hanno mostrato lo stesso limite: al primo episodio sfavorevole la Juventus ha spesso faticato a reagire con il peso offensivo necessario per ribaltare l'inerzia della partita.
Non significa che i problemi fossero esclusivamente davanti, ma è altrettanto evidente che una squadra con maggiore capacità realizzativa avrebbe probabilmente trasformato alcune di quelle gare in vittorie.
Più gol per aiutare tutta la squadra
È probabilmente da questa considerazione che nasce la strategia della Juventus. Rinforzare l'attacco non significa semplicemente aggiungere nuovi giocatori, ma aumentare il numero delle soluzioni offensive a disposizione di Luciano Spalletti.
Una squadra che crea e segna con maggiore continuità affronta le partite con una serenità diversa. Anche un eventuale gol subito pesa meno, perché aumenta la fiducia di poter recuperare il risultato. È un effetto che coinvolge indirettamente tutti i reparti: il centrocampo può mantenere il proprio equilibrio senza scoprirsi eccessivamente, mentre la difesa non è costretta a convivere con la sensazione che ogni errore possa diventare decisivo.
In altre parole, rinforzare il reparto offensivo significa alleggerire anche il lavoro di chi gioca più indietro. È un principio che spesso passa inosservato, ma che può incidere profondamente sull'equilibrio di una squadra.
Non solo Kolo Muani e Alajbegović
Le operazioni per Kolo Muani e Kerim Alajbegović sembrano ormai ben avviate, ma difficilmente rappresenteranno la conclusione del mercato offensivo. Tutto lascia pensare che la Juventus possa cercare anche un centravanti con caratteristiche differenti, più strutturato fisicamente, capace di offrire un riferimento nell'area di rigore e una soluzione alternativa quando le partite richiederanno maggiore presenza negli ultimi sedici metri.
L'idea non sembra quindi quella di accumulare giocatori con caratteristiche simili, ma costruire un reparto completo. Attaccanti mobili, tecnici e capaci di occupare più posizioni, affiancati da una punta in grado di giocare spalle alla porta, far salire la squadra e garantire presenza costante nell'area avversaria.
Una scelta che può cambiare anche il resto della squadra
Le conseguenze di questa strategia potrebbero andare ben oltre il reparto offensivo. Un giocatore come Alajbegović, ad esempio, aumenterebbe le opzioni sulla trequarti, offrendo a Spalletti un interprete capace di muoversi tra le linee e ricoprire più ruoli.
In questo scenario Adžić potrebbe proseguire il proprio percorso di crescita senza la pressione di dover diventare subito un titolare, rappresentando una risorsa importante nelle rotazioni offensive, giocandosi il posto di alternativa sulla trequarti centrale con Miretti. Allo stesso tempo McKennie avrebbe la possibilità di alternarsi tra il ruolo di trequartista, nelle partite in cui i suoi inserimenti possono risultare determinanti, e quello di centrocampista accanto a Locatelli, dove continua a rappresentare una delle soluzioni più affidabili per intensità ed equilibrio.
Anche il futuro di Douglas Luiz, ancora oggetto di valutazioni, potrebbe essere letto attraverso questa chiave. Ogni rinforzo offensivo modifica inevitabilmente gli equilibri degli altri reparti, offrendo allo staff tecnico maggiori possibilità di scelta e una gestione più flessibile della rosa.
Prima l'attacco, poi il resto
Nelle sue dichiarazioni Carnevali ha accennato anche al portiere e alla possibilità di intervenire in difesa, ma il messaggio è sembrato piuttosto chiaro: ogni valutazione verrà affrontata in un secondo momento. Del resto, almeno numericamente, la Juventus dispone già di tre portieri in rosa, mentre il reparto offensivo è ancora in piena costruzione.
È per questo che le poche parole del dirigente bianconero assumono un significato che va oltre il semplice aggiornamento di mercato. La Juventus sembra aver individuato il punto dal quale ripartire: aumentare il peso offensivo per migliorare il rendimento complessivo della squadra. Perché segnare di più non significa soltanto vincere più partite, ma rendere più semplice il lavoro di centrocampisti, difensori e perfino del portiere. È probabilmente da questa convinzione che nasce l'ordine delle priorità fissato dal club bianconero per completare la rosa a disposizione di Spalletti.
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