Blindare Spalletti e non comprare "tanto per"
La Juventus ha intrapreso una nuova strada nelle ultime settimane, quando finalmente il lavoro svolto da Luciano Spalletti ha cominciato a dare i suoi frutti. È vero, i bianconeri hanno ancora lasciato per strada tanti punti importanti, soprattutto quelli relativi ai pareggi con Torino, Fiorentina e Lecce, ma la media punti è stata comunque migliorata e complici anche gli inciampi di chi sta davanti, la classifica ora è maggiormente onorevole.
A mio avviso, però, al momento non ha alcun senso parlare di “cambio di Dna” e lo stesso Spalletti, pur consapevole di aver portata una ventata di novità a livello di proposta di gioca, si guarda bene dal distanziarsi dalla tradizione. Da tecnico navigato qual è, l’allenatore di Certaldo ribadisce che il suo credo è quello di tenere gli avversari lontano dalla porta, giocarsela a viso aperto con tutti, ma al contempo sottolinea sempre che alla fine il suo lavoro e quello dei suoi giocatori sarà valutato prevalentemente sulla base dei risultati.
E senza voler sottostimare il suo lavoro e quello di colleghi che stima (come Fabregas, lo ha ribadito), alla fine la prima cosa da fare in campo è vincere i duelli, poiché è tutto un 10 contro 10, un insieme di uno contro uno che poi conducono al giocare bene o male all’interno di un modello di gioco. Insomma, Spalletti vuole inculcare a questo gruppo il perfetto equilibrio tra modernità e tradizione e senza fare alcun torto a Motta e Tudor, lui sì che sembra essere l’uomo giusto per la Juventus al momento giusto. Il rinnovo di contratto sarà una naturale conseguenza, anche se chi scrive ribadisce che avrebbe preferito sin da subito un contratto più lungo degli attuali otto mesi.
Quanto al mercato, invece, mi pare che lo stesso Spalletti abbia dato una linea guida molto chiara e condivisibile: comprare tanto per comprare, non serve a nulla. A centrocampo, nello specifico, anche se qualitativamente non tutte le soluzioni sono di pari livello, numericamente c’è intasamento, ragion per cui a meno di cessioni che possono portare soldi freschi (e Miretti sarebbe uno di questi), meglio restare così. Troppe volte nella storia recente la Juve ha sacrificato elementi validi perché altri erano invendibili e c’era bisogno di fare un tesoretto per gli acquisti. Il tecnico di Certaldo chiede di invertire questo trend, andando solo a completare quei tasselli che a suo dire mancano per avere le giuste soluzioni e conseguenti alternative.
Un trequartista/esterno d’attacco che faccia rifiatare Yildiz e compensi i limiti atletici di Conceicao e Zhegrova; un esterno destro che sostituisca Joao Mario, mai entrato nelle sue grazie, come in quelle di Tudor prima di lui. Ogni altro discorso, compreso quello della sostituzione di Vlahovic, sarà rinviato all’estate, quando le occasioni saranno sicuramente superiori a quelle del mercato di riparazione e ci sarà tempo e modo per pianificare meglio anche le uscite.
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