Caro Babbo Natale, tu che oltre a saper andare in slitta, capisci anche le metafore...
Non è mai troppo tardi, e poi sono fiducioso, arriverà a destinazione ed in tempo…
A indirizzare l’usanza delle missive al vecchio Santa Claus hanno contribuito in maniera decisiva le illustrazioni dello statunitense di origine tedesca Thomas Nast che nel 1871 disegnò, per la rivista Harper's Weekly, Babbo Natale alla scrivania mentre leggeva la sua posta ordinata in due pile: «Lettere da genitori di bambini cattivi» e «lettere da genitori di figli buoni». Il contenuto di solito è una preghiera per ricevere doni. Siamo onesti, i regali vanno anche a quelli cattivi che in fin dei conti sono buoni ugualmente per il solo fatto di essere bambini: dono più puro dell’umanità.
Oggi voglio stravolgere questa consuetudine e faccio una richiesta anomala da bambino juventino del tempo che fu, che amava il calcio, quello giocato solo col pallone: “Caro Babbo Natale, da me vieni con il sacco vuoto, capirai perchè... fa sì che il calcio, (quello col pallone mi raccomando!) sia sempre fonte di felicità e porta via la tristezza da tutto ciò che non avrebbe mai dovuto conoscere un volto triste”.
Non c'è un altro posto del mondo dove l'uomo è più felice che in uno stadio di calcio, scriveva Albert Camus, mentre lo guardava e lo praticava. Un giornalista, forse lettore dell’autore francese, chiese alla teologa tedesca Dorothee Solle: “Come spiegherebbe a un bambino che cosa è la felicità?”. “Non glielo spiegherei” rispose. “Gli darei un pallone per farlo giocare”. Il calcio, il tifo per la nostra Juventus, tutto lo sport dovrebbero essere emozioni immacolate, senza macchie scure che rattristano i nostri volti e ingrigiscono gli animi. La juventinità a suon di gol di Bettega, la purezza di Scirea, l’eleganza di Zidane, l’immensità di Del Piero, la leggenda di Pablito e tantissimo altro è il calcio giocato, è la Juventus, è la FELICITA'.
Intrichi senza uscita, soldi con mittenti e destinatari ignoti, politica che nulla ha a che fare con l’arte raccontata da Aristotele, scandali inimmaginabili ma che tanti predicevano, bilanci che tutto hanno tranne l’essere una stadera con due piatti allineati, tribunali affollati, diritto penale all’ordine del giorno, intercettazioni ovunque, superleghe di metalli non ancora definiti, var e tecnologie apparentemente avanzate… semmai verso il baratro, guerre mediatiche, mondiali invernali… e potrei continuare purtroppo all’infinito. Tutto questo invece rende TRISTE il volto di chi ama il calcio e la Juventus che di esso è la regina. Ci si augura che il 2023 da quel di Cremona sia soltanto un anno felice dove si parla del gioco del calcio, dei gol di Chiesa, dei cross di Kostic, dei rigori parati di Szczęsny, delle incursioni di Rabiot e della grandeur ritrovata di Pogba, perché il tifoso ha il diritto di non avere la faccia triste per cause non imputabili eventualmente ad una sacrosanta e giusta batosta sportiva in campo!
Triste, sì. Non è una esagerazione. Perché la tristezza è ancor più grave quando incombe acuta sulla felicità di ognuno di noi, e il calcio, quello vero, era fonte di felicità. Essere afflitti da qualcosa che fa male dentro, ecco il triste. Quando arriva, la tristezza fa lo stesso rumore delle nuvole che veloci velano una giornata di sole: nessuno. Chi ha mai udito il suono di una nuvola che vagabonda? Non si sente, ma subito è ombra. Quando si è tristi, è l'animo a farsi torbido, scuro. Luce che all'improvviso si spegne, come il filamento di una lampadina quando non ne può più e allora si spezza. Tic. Le tristezze spengono le emozioni, i sorrisi, le rivalità. Non esiste un modo per scacciare le nuvole, se esistesse, splenderebbe sempre il sole nelle nostre giornate tristi. Possiamo solo accettarle, e aprire l'ombrello… ma che siano nuvole naturali e non artificiali. Eh caro Babbo Natale tu di nuvole te ne intendi!
Spesso ci accade di scegliere non nel dizionario del dire, ma in quello del tacere. È nuvoloso, ma facciamo finta che. Che ci sia il sole, che siamo felici, e intanto soffriamo - se solo osiamo dirlo, allora siamo giocoforza mesti, aggettivo che rimanda al verbo latino maereo, «io mi lamento».Quante volte abbiamo provato ad alzare i nostri occhi opachi, a sussurrare incerti «oggi sono triste» a qualcuno e la risposta allora è stata: «di che ti lamenti?».Si, perché molti purtroppo hanno fatto l’abitudine a non emozionarsi più e non vedono oltre il loro naso, e credono che il nostro sia soltanto un inutile e vezzoso lamento. Spesso siamo noi i primi a dircelo da soli, la mattina davanti allo specchio ancora sporchi di sonno. Abbiamo chiesto aiuto per sgombrare le nostre tristezze, in cambio ci è stato detto che siamo uggiosi, noiosi. Attenzione perché qui non si parla di previsioni del tempo, ma di dolore. E se piove, ci piove dentro.
La vita fugge, et non s'arresta una hora, così implacabile è il Petrarca nel suo Canzoniere: la vita è una sola. È troppo breve per restare in silenzio a guardare chi intorno a noi ci rende tristi alzando le spalle sperando che domani andrà meglio. O per restare tristi a guardarci, e a tormentarci da soli. No, domani non andrà meglio se non combattiamo, se non saremo ascoltati da chi parla la stessa nostra lingua. Il prezzo del non dire è quello di ritrovarci un giorno a tormentare il passato e insieme il futuro, come sempre il poeta aretino cantava: Tornami avanti, s'alcun dolce mai/ebbe 'l cor tristo; et poi da l'altra parte/veggio al mio navigar turbati i vènti. Ovvero: quando il nostro cuore è stato triste, abbiamo trovato dolcezza? E il nostro vivere sarà sempre così faticoso, con nubi e venti avversi che ci attendono all'orizzonte? No, certo che no. A patto che non si censurino le nostre tristezze, ma che trovino un modo - uno qualunque, purché sia fatto di voce, passione, emozione e coraggio - per essere dette. E per essere da qualcuno accolte e “raccolte”…
Caro Babbo Natale, dunque ti chiedo di raccogliere nel tuo sacco le nostre tristezze, che non sono lamenti bensì realtà, e di portarle via lontano per sempre dal calcio e se ci riesci… dalla stessa vita, che poi a pensarci bene è la stessa cosa. Grazie.
P.S. Lo spazzacamino ha già compiuto il suo lavoro, così quella Notte potrai scendere senza sporcarti e stranamente con un sacco vuoto... da riempire...
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