La Juve crea tanto e si distrugge da sola sbagliando l'impossibile
La verità é una sola: la Juve ha lasciato per strada altri punti pesanti e lo ha fatto sprecando tutto quanto ha prodotto, e tanto, contro un Lecce davvero poca cosa, capace però di resistere quasi ad occhi chiusi ai ripetuti regali dei bianconeri. Con le dovute proporzioni la partita sarebbe dovuta finire con almeno tre gol di differenza e invece si è rivelata una trappola. Primo tempo a senso unico con un numero impressionante di azioni, ma poche dettate dalla forte convinzione di voler schiacciare seriamente l'avversario. Senza dimenticare la “fortuna” che quando non vuole aiutarti rischia di diventare una pessima alleata. L'essenza del gioco del calcio è immutata, serve mettere sempre la palla in rete, ma l'interpretazione e la personalità ne condizionano gli effetti soprattutto quando affronti squadre sulla carta più deboli e rassegnate al peggio. Sarebbe bastato spaccare la partita, portarsi in vantaggio anche in modo sporco, e tutto sarebbe filato liscio spostando immediatamente l'attenzione su quei particolari stretti parenti delle illusioni. Nulla di tutto questo, con un primo tempo ricco di spunti, attese, imprecisioni nelle giocate decisive e quel gol regalato ai giallorossi nell'unica conclusione di tutta la partita.
Errori – A differenza di Spalletti, che fa un mestiere diverso dal nostro, gli “errori” ci piace chiamarli col loro nome. E di errori si tratta se nell'ingenuità portano a pagare pesanti conseguenze. Uno alla fine del primo tempo, con la giocata sfrontata di Cambiaso, diventata assist involontario per il vantaggio leccese. Poi, non tanto l'errore dal dischetto, quanto la gestione e la modalità di battuta di David dagli undici metri. Diciamola tutta, Locatelli e Yldiz non se la sono sentita di calciare quel rigore e hanno buttato la patata bollente tra le gambe tremolanti del canadese. E infine il gol mangiato da Openda a porta vuota e col portiere praticamente sdraiato a terra. Tre indizi fanno una prova: tolta la sfortuna anche per i due pali colpiti, alla Juve é abbastanza chiaro che manchi cattiveria sotto porta. Il problema in attacco è conclamato da tempo al pari dei tentativi di produrre adeguato gioco offensivo. Guardando la classifica tutto torna. Nell'ultima giornata hanno vinto Inter, Milan e Napoli ricamando lo strappo che potrebbe concretizzarsi nel turno ancora da recuperare. A parte il solito corto muso di “allegriana” memoria, le altre due principali candidate al campionato hanno dettato la loro legge lasciando poco spazio all'incertezza. In campo si scende per vincere e a dimostrarlo non è solo il risultato quanto la concretezza e la tempistica nel chiudere le partite. Prima ancora del monte ingaggi e delle strutture servono più che buoni giocatori in tutte le zone del campo e per tutta la durata della partita. Insomma, cercasi un centrocampista e un attaccante. Con tanta personalità. Frattesi (Inter) e Pellegrino (Parma), tanto per fare due nomi.
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