La macchina da gol resta imperfetta senza un vero attaccante
La Juve ci impiega cinquanta minuti per superare un Pisa con un piede già nella serie inferiore e la testa distratta dalla possibilità di strappare un pareggio alla sua prima allo Stadium. L'impresa sembrava alla portata fin quando i bianconeri hanno deciso di rientrare in campo con un altro piglio e forse con i giusti correttivi mancati ad inizio partita. Pochissime volte si son visti due cambi in contemporanea nell'intervallo, eppure lì – senza aggiungere parole – Spalletti ha rimesso ordine ad una squadra troppo contratta e oltretutto senza quel punto di riferimento offensivo capace di mettere in difficoltà l'avversaria. Il problema non è stato sicuramente Gatti, sostituito per far posto a Kelly e alla sua più disciplinata attitudine difensiva, ma principalmente l'ormai impalpabile presenza di David negli ultimi quindici metri dove è vitale la presenza di un vero cecchino d'area.
David - La spiegazione di un primo tempo cominciato col rischio di passare in svantaggio e finito senza riuscire a sbloccare il risultato è parzialmente racchiusa in quelle trame di gioco che non hanno trovato giusta finalizzazione incrociando l'insicurezza di chi avrebbe dovuto portare in dote ben altra attitudine. David non è quello che sarebbe servito, ed è stato semplicemente un'opportunità segnalata dall'algoritmo che fiuta con margini approssimativi le capacità di adattamento ad un determinato campionato. Pulito nel gioco e nell'appoggio, latita nel prendere la decisione giusta vicino alla porta, preferendo distaccarsi dalla marcatura pur agevolando l'inserimento e il tiro dei compagni. Il paradosso è che la Juve vanta tuttavia il secondo attacco del campionato, dietro l'Inter, con il maggior numero di giocatori andati a segno, ma allo stesso tempo perde in sicurezza in difesa dove è soltanto quinta. La coperta insomma resta corta e al di là del poker servito al Pisa – davvero poca cosa con un'unica vittoria ottenuta in ventotto partite - mostra quanta fatica serve per sbloccare il risultato. Ad Yldiz serve come il pane un compagno a cui servire palla nelle vicinanze dell'area, così come alla squadra un terminale offensivo per non sbilanciarsi troppo con gli inserimenti da dietro, a difese schierate. Spalletti queste cose le sa e le avrà ripetute anche alla dirigenza per trattare, ad armi pari, il prolungamento del suo contratto. La sua Juve non potrà ripartire da David e Openda, ma dovrà anche sperare nella ritrovata vitalità di Vlahovic almeno per queste ultime dieci partite che restano da giocare. Perché è tutto concatenato e senza i soldi della qualificazione in Champions si complicherebbe anche il progetto per rinforzare la squadra con almeno tre pedine di livello. Scelte sulle quali mister Lucio vuole - eccome - avere voce in capitolo. Intanto, dopo la sconfitta della Roma con il Genoa, la volata Champions si fa sempre più avvincente. Ma ogni turno può ancora riservare sorprese per tutte. Como, Roma, Juve e Atalanta sono avvertite.
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