Qui si fa la Juve o si muore
La Juventus si appresa a chiudere la sua sesta stagione di transizione, l’ennesimo anno zero che nonostante le rivoluzioni nello staff societario e nella guida tecnica, non ha portato alcun miglioramento in termini di risultati. Per la terza partecipazione consecutiva, la Juve non è riuscita a qualificarsi per la fase ad eliminazione diretta della Champions League, mentre in Coppa Italia l’avventura è finita più presto di quanto voglia la tradizione bianconera, anche in stagioni non proprio eccelse. In campionato, inoltre, la situazione non è delle più rosee.
Curiosamente, con l’abbattimento dell’età media e la ricerca di nuovi modi di giocare, più moderni e comunque tutti diversi tra di loro, i risultati sono addirittura peggiorati. Qual è il minimo comune denominatore? I principali protagonisti di questo sport, ovvero i calciatori. In sei anni la Vecchia Signora non è mai riuscita veramente a rafforzare la squadra, nonostante sia passata attraverso 4 direttori diversi dell’area sportiva, 6 allenatori (senza considerare i traghettatori) e tantissimi elementi che si sono avvicendati sui campi della Continassa.
Senza qualificazione alla “coppa dalle grandi orecchie” il prossimo rischia di essere addirittura un anno -1, con la proprietà costretta con ogni probabilità a ripianare nuovamente con l’ennesimo aumento di capitale nel giro di pochi anni per via delle perdite di introiti. Senza Champions saranno almeno 70-80 milioni diretti, cui si devono aggiungere gli incassi da stadio, museo etc., le penali degli sponsor che scatteranno e altri mancati guadagni. Un grosso problema finanziario per un club che sta cercando di ritrovare da anni la via della sostenibilità e che ha ancora oggi il 2° monte ingaggi della Serie A.
Ma contestualmente anche un grosso problema sportivo, poiché senza Champions e con meno soldi bisognerà lavorare tanto di idee e creatività. E non si potrà sbagliare, poiché dovranno essere ceduti finalmente i calciatori che hanno rappresentato fin qui una vera e propria zavorra, per fare posto a innesti mirati, che rappresentino il giusto mix di esperienza e qualità. Non è una questione di età, ma di abitudine a giocare partite di un certo livello indossando la maglia di un club che fin qui ha tritato quasi tutti gli acquisti dell’ultima gestione Giuntoli e della prima di Comolli.
E non avrebbe alcun senso cambiare l’ennesimo allenatore. Non per una questione di “gioco”, una panzana pazzesca nonostante oggi la Juventus abbia grazie a Spalletti un’identità ben definita e sicuramente più interessante di quella della storia recente. Per trovare equilibrio ed efficacia, due termini assai cari al tecnico di Certaldo, serve dare continuità e solidificare le basi della Juve. In questi anni si è pensato troppo al contorno, lasciando l’ossatura intatta e ottenendo risultati sempre peggiori. Oggi è il tempo di mettere in discussione le fondamenta, perché davvero o si fa la Juve o si muore. E nessuno sa se e quando potremo rinascere.
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