La Juventus alla conquista della continuità
Sembra che la Juventus abbia peccato di mancanza di continuità. Partite che fanno sperare e credere in riscosse e rimonte, e le successive che dicono esattamente il contrario. Ad esempio, a Pisa la tela era bella e in gran parte tessuta, contro il Lecce sfilacciata, in quel di Sassuolo ripresa con lena, augurandoci che domani conto i grigiorossi vinca la costanza positiva e non l’alternanza di risultati di omerica memoria, in quel caso però astutamente voluta.
«Tela sottile, tela grande, immensa,
A oprar si mise [...]
[...] Intanto,
Finché il giorno splendea, tessea la tela
Superba; e poi la distessea la notte
Al complice chiaror di mute faci.
Così un triennio la sua frode ascose,
E deluse gli Achei.» (Omero, Odissea II, 121-122, 134-139. Traduzione di Ippolito Pindemonte)
La Juventus ricorda Penelope, moglie di Ulisse, re d’Itaca, la quale mentre aveva il marito all’assedio di Troia e poi nel lunghissimo e avventuroso viaggio di ritorno a casa, si trovò circondata da un nuvolo di corteggiatori, che l’annoiavano dalla mattina alla sera per sapere chi fosse fra tutti loro il preferito per sposarla. Per ritardare la risposta, la furba Penelope, rispondeva sempre che non l’avrebbe mai detto, se prima non avesse finito di tessere un sudario per il suocero, Laerte. E perché quella tela non venisse mai a fine disfaceva di notte la poca tela tessuta di giorno. Penelope volontariamente per un preciso scopo alternava il fare e il disfare; la Juventus invece dovrebbe cominciare, per raggiungere obiettivi che le competono, a non intervallare più pericolosamente buone prestazioni con mediocri risultati.
Se il tessuto non procedeva, il tempo era costretto a rallentare il suo corso e il futuro non premeva con la consueta inesorabilità. Facendo retrocedere la tela appena tessuta, Penelope la usava come un orologio a cui si spostino le lancette a ritroso secondo il proprio desiderio. Questo il racconto omerico, che dà come scontata la possibilità che si possa far retrocedere un tessuto a uno stato precedente. Ma nella realtà, così come nel calcio, le cose vanno in modo diverso: far fare marcia indietro a una tessitura può essere un'impresa altrettanto disperata quanto il tentativo di arrestare lo scorrere del tempo. Chiunque sia pratico del mestiere sa che il prezzo di una simile operazione potrà essere la probabile interruzione del filo della trama, la trama che garantisce la qualità e la tenuta del prodotto proprio grazie alla sua continuità, e spezzarne il filo comprometterebbe il risultato finale della tessitura; sarà forse per questo che nel linguaggio comune la trama viene usata come simbolo di ciò che permane. Da un tessuto, come dal tempo passato, non possiamo recuperare che cascami, spezzoni di filo, memorie frammentarie. Mentre lo scrittore può spostare e cancellare ciò che ha scritto, il viaggio del tessitore è senza ritorno. Per riportare la tela allo stato del giorno precedente, Penelope avrebbe dovuto necessariamente spezzare il filo della trama, rischiando non solo di compromettere il risultato del suo lavoro, ma anche di violare l'antichissima credenza che vede nella trama il simbolo di un processo lineare potenzialmente infinito. Quando si dice il filo del discorso o perdere il filo di un ragionamento, si dà per scontato che questo filo sia qualcosa di continuo e irreversibile, che tenga insieme il discorso e gli dia senso.
Ulisse viaggia tra i propri sogni, ed il principale dei sogni è la donna che aspetta, la donna che non conosce la misura dell’assenza, perché ne ha fatto misura dell’amore eterno, del per sempre. Una donna che tessendo scrive la sua stessa storia, per poi scucirla e ritesserla ancora. In un’isola lontana, contemporaneamente, Ulisse racconta di sé, si inventa, e diventa perciò il primo poeta conosciuto dell’Occidente. L’Odissea è il viaggio nel non-luogo e nel non-tempo, perché è il viaggio di un uomo tra le sue paure, tra i suoi morti ed il suo passato, tra le sue nostalgie, tra i suoi desideri irrealizzati, verso un futuro che non conosce e le sue pericolose seduzioni.
Il campionato di calcio è un viaggio che si ripete dal oltre un secolo, ininterrottamente. Noi aspettiamo la Juventus, una Vecchia Signora costante e resiliente, affinchè la tessitura della sua trama vincente non subisca più battute d’arresto.
Roberto De Frede
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