La Juventus malapartiana “maledettamente” toscana
I Toscani che hanno indossato la maglia della Juventus, in campo e in società, hanno reso immortale la storia bianconera. Morini, Rossi e Tardelli; Moggi e Lippi; Buffon, Barzagli e Chiellini, e non in ultimo l’allenatore del presente, Max Allegri: nomi leggendari e altisonanti la cui eco mette a disagio – avrebbe detto Curzio Malaparte nel suo Maledetti Toscani – ieri come oggi, tutti.
Lo scrittore pronunciò quell’espressione con rabbia, con spirito, con invidia, con disprezzo, ma anche con grande affetto, fierezza e nostalgia. Maledetti toscani, che si sentono sempre superiori a tutti gli altri italiani. Maledetti toscani, che riescono ad ironizzare sulla situazione più tragica e a creare imbarazzo nel momento di maggiore allegria. Maledetti toscani, che credono di poter dare lezioni a tutti perché la lingua italiana l’hanno inventata loro. Maledetti toscani, che se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Maledetti toscani, che si amano e si odiano. Maledetti toscani… una lunga e sincera dichiarazione d’amore. Quelli che sono approdati alla Juventus, nella quasi totalità dei casi sono stati venerati dai loro tifosi, in quanto vincenti e superiori in tutto ai loro pari, arricchendo il museo bianconero di ori e allori.
Malaparte identifica il toscano come l'antitesi dell'italiano definendolo in primo luogo "spregioso", che prova cioè disprezzo nei confronti di tutti gli altri esseri umani stupidi e servili, per poi identificarlo come cinico, ironico, insofferente nei confronti di tutte le autorità costituite, sanguigno, onesto, realista, pratico, pragmatico, lavoratore ma soprattutto intelligente e per questo libero, persino dalla paura della morte. Possiede anche una ellenica virtù: il senso della misura, il sentimento della meravigliosa armonia che regge i rapporti fra le cose terrene e le divine, che si rispecchia nei più grandi nomi della cultura nati in quella terra: Dante, Brunelleschi, Botticelli, Boccaccio. Una perfetta fotografia dello sportivo stravincente, antipatico quanto basta per esser quasi simpatico.
Tutte queste caratteristiche sono il motivo per cui, secondo l'autore, ogni altro italiano (ad eccezione degli umbri) si trova in difficoltà se non proprio in imbarazzo davanti a un toscano, che con il suo solo sguardo ironico è capace di dichiarare tutto il suo disprezzo; per tale ragione l'autore afferma che "maggior fortuna sarebbe se in Italia ci fossero più toscani e meno italiani".
Malaparte, di origini straniere ma di nascita pratese, aveva una predilezione per la sua Prato (ah se avesse potuto ammirare un suo conterraneo chiamato Pablito!): affacciato al balcone settecentesco in stile neoclassico dell’albergo Stella d’Italia, oggi non più esistente, ci fa respirare l’aria di una sera pratese e ci stupisce raccontandoci dei cenciaoli e di quello che trovavano al disfare le balle di stracci arrivate da tutto il mondo, perché tutti gli stracci, dice, finiscono a Prato. Passando per i senesi, per i fiorentini, per i campigiani, raccontandone i caratteri così simili eppure così diversi, si arriva ai livornesi e ad una stupenda descrizione del quartiere della Venezia e delle semplici abitudini di chi ne abita le suggestive case. Sembra di sentire lo sciabordio dell’acqua, lo sbattere delle persiane, le risate delle donne, il chiamare da finestra a finestra. Un’aria fresca insomma, che si rinnova continuamente e che attraversa le giornate per viverle, non per guardarle andar via.
È un mondo ahimè che rischia di sparire, ma il carattere dei toscani che Malaparte descrive con tanta passione è difficilmente scalfibile. Oggi, nell’era della fiction (letteralmente finzione) prevale l’appiattimento, risucchiati dalla fretta e dallo stress, impoveriti dal punto di vista culturale e relazionale, ma chi ha quel carattere vincente e fiero combatte la scialba quotidianità, e non può che entrare nel mondo Juventus con un unico obiettivo: essere i migliori ricordando che per la Vecchia Signora vincere non è importante, è l'unica cosa che conta.
Il destino ha mescolato le carte: ora è arrivato messere Giuntoli da Firenze, non sarà di certo il Salvatore, ma l’importante è che sia semplicemente un maledetto toscano!
Roberto De Frede
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