Prendeteci tutto ma non riuscirete a strapparci la dignità
Che rabbia, che amarezza: un mix di tutto un po' che però andrebbe chiamata più correttamente “incazzatura” a vederla sporca. Il Napoli merita lo scudetto – va riconosciuto - e sarebbe servito poco spostargli semplicemente la data per festeggiarlo. Lo sport però vive di emozioni e il calcio di giocate e di contatti. E su quello incriminato, quando Milik tocca la palla e incrocia da terra Lobotka, il direttore di gara lascia proseguire da buonissima posizione. È lui che ne intuisce la dinamica e meglio di quando va al Var, dove il frame incriminato ti porta fuori strada soprattutto se in testa ti si configura l'immagine che quest'anno la tendenza è quella di sogghignare – come nel Palazzo - alla faccia del potente in difficoltà. Non si tratta di fare le vittime, ma di capire i contorni di una stagione già di per sé surreale e difficile da gestire sotto il “raffinato” attacco politico (sportivo) da parte di un sistema che vuole punirti aggrappandosi ad ogni irragionevole dubbio. E senza fare il minimo sconto.
Arbitraggio – Allegri a fine gara ha smorzato i toni della polemica come sempre: «Fabbri ha arbitrato benissimo e poi tanto arrabbiarsi non serve a cambiare lo stato delle cose». Vero, ma qualcuno in società dovrebbe comunque alzare la voce, dopo, per non farsi proprio prendere per la giacchetta a casa nostra. La sconfitta non è del tutto immeritata per quanto visto in campo, ma è anche difficile accettarla per la grossa ingenuità che mister Allegri distribuisce sull'intero gruppo. Diplomaticamente falso. La Juve stava soffrendo, ma aveva trovato addirittura la giocata vincente con Di Maria e la forza di riprovarci con la sgommata di Cuadrado. L'errore è proprio del colombiano che per quarantaquattro interminabili secondi rimane a terra lasciando scoperta la linea difensiva e concedendo la doppia giocata a Osimhen prima e a Raspadori nell'occasione del gol. Tra l'altro con non poche responsabilità di Szczesny nel farsi passare il pallone sotto le gambe.
«Un gol da polli», dice Allegri. E rimanere sereni è il diktat di un allenatore che, se in questi condizioni riuscirà a portare a casa un trofeo, darà un segnale di forza soprattutto all'interno di un gruppo con poche certezze in un mese tutto ancora da decifrare. Bianco o nero. Fate il vostro gioco. Le probabilità sono 50 e 50. A cominciare da mercoledì nella gara di ritorno di coppa Italia dove ci sarà Lukaku a cui il Palazzo, d'autorità, ha concesso quella "grazia" che lo stesso Gravina ha perso da tempo e che non recupererebbe neppure con le dimissioni. Il razzismo sempre e comunque da condannare non c'entra nulla e non lo si combatte a spot e a bacchetta. Il secondo giallo di Lukaku è per comportamento antisportivo. Lo dice ancora oggi il referto e chi ha respinto il ricorso prima della “manos” di Gravina! Oltre che braccio armato di Ceferin. Prendeteci pure tutto, ma nessuno riuscirà a strapparci la dignità di rialzarci più forti e decisi che mai.
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