Se la Juve non andrà in Champions League dovrà recitare il mea culpa
Nulla è ancora perso per la Juve di Spalletti, ci mancherebbe. Le giornate però diminuiscono, così i timori di non riuscire a qualificarsi per la prossima Champions League crescono. Al pari dei rimpianti. Tanti. Ci sono diverse gare contro squadre alla portata non vinte che potrebbero risultare fatali. Il Derby della Mole, per esempio, contro un Torino in quel momento con la peggiore difesa del torneo, è finito a reti bianche. Possesso palla schiacciante, 22 tiri (di cui 6 in porta), zero gol. Quello divorato da David inguardabile. Come il rigore fallito contro il Lecce dal canadese che credeva di essere Totti e ha tentato il proverbiale cucchiaio. Due pareggi che gridano vendetta. Dopo il solito dominio e occasioni fallite. A Cagliari è arrivata addirittura la sconfitta, nell'unico tiro dei sardi. Dulcis in fundo il pari con il Sassuolo. In queste gare, 9 punti persi, su 4 pesano gli errori dal dischetto.
Se non dovesse raggiungere l'obiettivo, la Juve dovrebbe recitare il mea culpa, con tutto rispetto delle rivali Ci sono ancora 8 giornate a disposizione per agguantare il quarto posto, ora a-3. Attenzione perché il Como è in vantaggio negli scontri diretti, quindi è obbligatorio sorpassarlo. Con la Roma invece la squadra di Spalletti è avanti. Comunque sia, è necessaria un'inversione di tendenza sotto il profilo della determinazione. Le gare vanno chiuse, altrimenti c'è il rischio che l'avversario segni. A proposito, basta subire gol al primo tiro, qualche volta unico. Questione rigori? Gerarchie ben definite, senza incomprensioni. Punto. Poi serve l'apporto dei fedelissimi, Spalletti non può contare solo su Yildiz. Devono dare qualcosa in più i vari Bremer, Locatelli, Cambiaso, Thuram. Se poi Vlahovic e Milik sono veramente recuperati, potrebbero essere la spinta decisiva in chiave Champions.
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