Chi è Alajbegovic, il talento della strada che ha conquistato la Juventus
Ci sono giocatori che hanno bisogno di tempo per adattarsi al calcio dei grandi. E poi ci sono quelli che sembrano nati per accelerare il processo. Kerim Alajbegovic appartiene alla seconda categoria. La sua esplosione non è arrivata dopo anni di attesa, ma in pochi mesi, con una naturalezza che ha sorpreso anche chi aveva già intuito il potenziale del ragazzo. Che adesso è pronto a prendersi la Juventus, pronta a sborsare una cifra importante per lui.
La storia del talento bosniaco inizia ufficialmente nell’estate del 2025, quando il Red Bull Salisburgo decide di investire circa 2 milioni di euro per acquistarlo dal Bayer Leverkusen. Sulla carta un’operazione come tante, una delle numerose scommesse del club austriaco sui giovani prospetti europei. In campo, però, Kerim trasforma rapidamente quella scommessa in un affare. L’impatto con il calcio professionistico è immediato. Alla prima vera occasione da titolare non si limita a partecipare: segna e serve un assist, presentandosi nel modo più diretto possibile. "È successo tutto molto in fretta", ammetterà lui stesso, raccontando la rapidità con cui si è trovato catapultato in una nuova dimensione.
Con il Salisburgo chiude la stagione con numeri già importanti: circa 20 presenze, 7 gol e 2 assist. Ma più ancora delle statistiche è il modo in cui lascia il segno a catturare l’attenzione. In Europa arrivano le prime grandi serate: la doppietta contro il Basilea, l’assist contro l’Aston Villa, giocate che iniziano a far circolare il suo nome anche fuori dai confini austriaci. Il suo segreto è uno solo: non cambiare. Alajbegovic non cerca di adattarsi agli avversari rinunciando alla propria natura, ma continua a giocare con quella libertà che lo ha sempre accompagnato. Dribbling, intuizioni, coraggio nelle scelte: il suo calcio nasce dall’istinto.
Dalla Germania alla Bosnia: le radici di un talento speciale
Kerim Alajbegovic nasce a Colonia nel 2007 e cresce in una famiglia dove il calcio è sempre stato una presenza costante. Suo padre Semin, ex calciatore nelle categorie minori tedesche, è il primo allenatore della sua vita e soprattutto colui che gli trasmette una caratteristica diventata oggi uno dei suoi marchi di fabbrica: l’utilizzo di entrambi i piedi. Un dettaglio tutt’altro che secondario. L’ambidestria permette a Kerim di essere imprevedibile, di non dare punti di riferimento ai difensori e di poter scegliere sempre la soluzione migliore senza essere condizionato dal piede preferito. Il suo percorso passa inizialmente dal settore giovanile del Colonia, prima dell’approdo al Bayer Leverkusen nel 2021. È proprio nelle giovanili del club tedesco che il suo talento prende forma. I numeri raccontano una crescita evidente: 20 gol e 6 assist con l’Under 17, poi 15 reti e 13 assist con l’Under 19. Ma Alajbegovic non è soltanto un giocatore da statistiche. La sua descrizione preferita è una: "Mi considero un giocatore da strada". Una definizione che racchiude il suo modo di interpretare il calcio. Uno contro uno, fantasia, libertà creativa, ma anche disponibilità al sacrificio.
Un esterno moderno: fantasia e lavoro per la squadra
Descrivere Alajbegovic come un semplice esterno offensivo sarebbe riduttivo. Nasce sulla fascia sinistra, ma il suo gioco non è mai statico. Si muove continuamente, entra dentro al campo, cambia posizione e cerca il pallone per creare qualcosa. Il dribbling è una delle sue armi principali: circa 1,8 quelli riusciti a partita, un dato che racconta la sua propensione ad attaccare l’uomo. Ma dietro la fantasia c’è anche una componente di applicazione tattica importante. Recupera circa 3,7 palloni a gara, partecipa alla pressione, aiuta la squadra anche senza palla. Non è il classico talento che aspetta l’ultimo terzo di campo per accendersi. Alajbegovic vuole essere coinvolto nella partita, sentirsi protagonista in ogni fase. Il prossimo passo della sua crescita riguarda soprattutto la capacità di scegliere sempre la soluzione migliore negli ultimi metri, trasformando ancora più spesso le sue intuizioni in occasioni decisive.
La scelta della Bosnia e l'esperienza Mondiale
Nonostante sia cresciuto in Germania e abbia vestito le maglie delle nazionali giovanili tedesche, Kerim non ha mai avuto dubbi sulla scelta della nazionale maggiore. "Il mio cuore batte per la Bosnia", ha spiegato. La sua storia con la selezione bosniaca inizia nel migliore dei modi: gol e assist contro San Marino al debutto, diventando il più giovane marcatore della storia della nazionale. Poi arrivano le grandi sfide. Prima Vienna contro l’Austria, davanti a un’atmosfera che gli permette di capire di poter competere anche a quel livello. Poi gli spareggi Mondiali contro il Galles e contro l’Italia. Due occasioni in cui entra dalla panchina e dimostra una qualità rara per un ragazzo della sua età: la personalità. Nei momenti decisivi non si nasconde. Anzi, cerca proprio quelle responsabilità. Anche dal dischetto, dove contro l’Italia trova la freddezza necessaria per trasformare il rigore. Ed è forse questa la caratteristica che più di tutte spiega perché tanti grandi club abbiano iniziato a seguirlo: Kerim Alajbegovic ha il talento del fantasista, ma la mentalità di chi vuole arrivare in alto. Un giocatore della strada, sì, ma con una strada già tracciata verso il calcio dei grandi.
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