Agnelli aveva previsto tutto, Carnevali e Massara ne seguano l'esempio

Agnelli aveva previsto tutto, Carnevali e Massara ne seguano l'esempioTUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:12Editoriale
di Vincenzo Marangio

Quello a cui stiamo assistendo da giorni è il degrado del calcio italiano che nasce da Istituzioni vecchie, stanche e prive di lungimiranza e visione. Agnelli, da presidente della Juventus, nel 2012 aveva ampiamente previsto tutto e invocava, per il calcio italiano, un veloce cambio di rotta fatto di costruzione squadre, riforma campionati e investimento nei settori giovanili. Niente, non venne ascoltato, sarebbe stato un sacrilegio per qualcuno dare ascolto al presidente più lungimirante degli ultimi anni. Più facile attaccare la Juventus, facendola passare per il male del calcio piuttosto che ammettere che è sempre stato il club bianconero a spingere in alto il movimento calcistico italiano. Sono andati contro un muro, giusto così, se lo merita chi ragiona per simpatie e antipatie senza , la visione di chi era anni luce avanti.

Quello che non è riuscito a capire, decodificare e tradurre in fatti l'Italia del calcio lo faccia la Juventus del nuovo corso, la strada per la crescita nasce da un autofinanziamente che non può essere solo figlio della svendita degli asset che non hanno funzionato e lo sperpero in qualcosa che soltanto sulla carta può produrre risultati. La Juventus non è un club come un altro, alla Juve si deve lavorare con l'obiettivo unico di vincere, di crescere, di non lasciare che le vittorie siano fini a se stesse ma che aprano ad un ciclo di successi, un rinnovarsi cammin facendo, un ambire sempre in alto. Certo, è difficile farlo dalla posizione da cui stanno partendo Carnevali e Massara con la nuova dirigenza, e cioè correggendo i molteplici errori del passato invertendo, al tempo stesso, la rotta. Ma se si torna ad intuire chi sono i giocatori da Juve, a far capire ai giocatori che restano quale spirito devono mettere in campo e se si riesce a lavorare sul settore giovanile con l'intento di produrre campioni sarebbe già un buon inizio.

Questa rosa ha assoluto bisogno, però, prima di tutto di campioni, o di gregari di successo se ai campioni non ci si può arrivare; servono giocatori abituati a giocare ad alto livello, quelli che non hanno smarrito la fame e l'ambizione quelli che non si nascodono dietro errori societari o fallimenti di allenatori, quelli che non si sentono arrivati ma che vogliono lasciare il segno. Se fosse possibile, quasi il 70-80% di questi giocatori dovrebbe andare via, accasarsi su altri lidi, quelli in cui si può stare anche sul lettino sotto l'ombrellone a rilassarsi credendo di esserselo meritato, tutti a casa quelli che hanno smarrito o non hanno mai conosciuto la via. Come idee ben vengano i Kessié, i Dibu Martinez, anche i Lucumì, gente d'esperienza che non ha perso la fame o gente che lotta perché quella fame non l'ha mai saziata. E ben vengano i giovani alla Licina, acerbi, ma con tanta voglia di fame e che possano apprendere da gregari veri e non essere costretti a trasmettere impegno a finti gregari che si sentono erroneamente arrivati. 

Sbaglierò, ancora una volta, ma mi fido di questa nuova dirigenza e le darò il tempo di operare su questa rotta. Credo la riconoscano meglio del sottoscritto.