Club in pressing su FIGC e UEFA grazie alla sentenza della CGUE
La sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha messo nero su bianco il monopolio in cui hanno operato per decenni FIFA, UEFA e le federazioni nazionali, ha cambiato per sempre la storia del calcio. E negli ultimi giorni le conseguenze sono state ancora più evidenti, perché sia a livello internazionale, sia nazionale, la pressione sulle istituzioni è diventata così insostenibile, che il cambiamento non è più rimandabile.
Aleksander Ceferin, dopo aver approvato le modifiche allo statuto che gli avrebbero consentito di ricandidarsi nel 2027, ha invece alzato bandiera bianca e al termine dell’attuale mandato tornerà a casa. Sempre che non succeda qualcosa di grosso prima… Il pressing è però alto anche nei confronti del presidente federale Gabriele Gravina, che di questo corso dell’UEFA è stato estensione naturale. In attesa di capire cosa ne sarà della Superlega, i giudici della Corte Europea hanno messo in discussione praticamente tutto il funzionamento del calcio, anche a livello nazionale. Dai tornei alla giustizia sportiva, passando per la distribuzione dei diritti televisivi.
Mai come in questo momento, dunque, i club hanno il coltello dalla parte del manico e devono approfittarne. Si legge in quest’ottica l’incontro tra le dirigenze di Inter, Milan e Juventus con Gravina per la riduzione del campionato di Serie A a 18 squadre. Piaccia o non piaccia, il prodotto calcio italiano deve ridurre il numero dei club per aumentare la competitività. Non si può continuare ad inseguire il numero di partite e solo ed esclusivamente la vendita dei diritti TV per tornare competitivi a livello internazionale. Serve quella riforma delle leghe di cui sentiamo parlare da anni, ma che poi non si è mai fatta per difendere lo status quo.
Non c’è rivoluzione senza scontenti, ma non è il momento di fare prigionieri: serve una svolta epocale, prima che la svolta la impongano eventi non più gestibili. Continuare sulla scia degli esperimenti come la Supercoppa Italiana in Arabia è da autolesionisti.
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