De Ceglie: "La Juve è casa, sogno il ritorno di Agnelli. Yildiz come Del Piero? Lo spero, ma..."
In un'intervista esclusiva concessa a Tuttosport, l'ex calciatore bianconero Paolo De Ceglie, oggi in forza al CGC Aosta con cui ha vinto il campionato di Prima Categoria, ha ricordato la sua carriera alla Juventus, soffermandosi anche sul momento attuale vissuto dalla squadra di Luciano Spalletti. Queste le sue parole:
"Il successo con l'Aosta? È una storia che parte da lontano, inizia dal 2000, anno in cui abbiamo fondato questa società io e mio padre. Con la nostra famiglia avevamo l’intento di fare un un calcio popolare basato sui valori. Abbiamo fatto un percorso di tanti anni fondato sul settore giovanile, avevamo poi l’obiettivo di arrivare dalla Terza Categoria in Promozione. Diciamo che la Promozione era il nostro punto di arrivo. Quest’anno poi è capitato che io ero un attimo fermo dal professionismo e ho detto a mio padre: “Mi tessero e vengo in panchina con te. Condividiamo insieme questa annata e andiamo in Promozione”. La soddisfazione poi è quella che lascio a loro e che si sono meritati: giocatori, staff, chiunque è stato coinvolto. Il messaggio che ci tengo a passare è quello che si può far calcio con i valori e con la passione di questi ragazzi che lavorano. Siamo un gruppo e una famiglia ormai da più di 20 anni.
Spalletti? Io vedo una Juve che in questo momento deve arrivare in Champions e sono convinto che l’obiettivo sia sempre stato quello. Spalletti ha portato continuità di prestazione e identità alla squadra, che sono due delle cose fondamentali che deve avere una squadra e lui è riuscito a trovare il modo di farle inglobare all’interno dello spogliatoio.
Conte? Spalletti non lo ho mai avuto, quindi non lo conosco personalmente. Conte ha aperto il ciclo alla Juve, la questione di arrivare alla vittoria e ad avere una mentalità vincente sicuramente è un aspetto fondamentale dal quale io ho appreso tantissimo. È uno che non ti molla un attimo e che riesce a tirarti fuori il massimo in ogni occasione, che sia un allenamento o la partita stessa».
Chi mi ha impressionato di più? Sicuramente Del Piero e Buffon, che sono stati anche i due capitani. Sono stati fondamentali come esempi, come punti di riferimento, spessore, come guide, per tutto quello che hanno fatto. Loro due erano superiori.
Yildiz come Del Piero? Lo spero, ma fare quello che ha fatto Del Piero nel calcio moderno è difficilissimo. Anche solo per continuità o per appartenenza. Spero nei numeri e nella storia, ma nel calcio di oggi è difficile trovare bandiere o giocatori che dopo essere diventati Campioni del Mondo accettino anche di scendere in Serie B. Non lo so, spero che il calcio possa avere ancora delle bandiere come quelle che lo sono state nei miei tempi.
Agnelli? Io penso che il presidente di una squadra sia quello che determina gli obiettivi, determina il DNA, quindi la presidenza di Andrea Agnelli ha dimostrato, con i risultati ottenuti, tutto quello che lui ha fatto ed è stato per la Juve. Che possa tornare lui penso che sia un sogno per tutti i tifosi juventini. Non è a discapito degli altri, ma è una figura che aveva tutto. Oggi la società delega, invece prima la società era lui ed era operativo, oltre ad essere juventino. Figure del genere non le sostituisci facilmente, non si può rimpiazzare un presidente così. Un conto è delegare e un conto è essere sempre operativo e presente.
La Next Gen? Sinceramente porre sulla Next Gen obiettivi di classifica non mi sembra l’obiettivo principale. Il reale obiettivo della Next Gen deve essere quello di far giocare ed emergere i giovani. Il risultato mi interessa poco, spero facciano esordire i ragazzini di 15 o 16 anni. Fare una classifica sulla Next Gen è anti Next Gen. Chiaramente deve sempre puntare a salvarsi per mantenere la categoria e far giocare i giovani in un campionato importante. Visto che la classifica è tranquilla, spero che facciano giocare anche ragazzi che hanno avuto meno spazio fino a questo momento o che sono pronti ad emergere, velocizzando così il loro processo di crescita.
Un ritorno alla Juve? Ho vissuto 4 anni come responsabile delle attività di base. La Juve per me è casa, se ce ne fosse mai bisogno io ci sarò sempre per la Juve. È un qualcosa di unico e di incredibile che avrò sempre dentro di me. Ci sarò sempre per la Juve".
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