Francesco Guccini e quella Juventus vissuta in silenzio: il tifo autentico di un Maestro che non ha mai avuto bisogno di esibirlo
Ci sono uomini che riempiono teatri, vendono milioni di dischi, entrano nella storia della cultura italiana e, nonostante tutto, scelgono il silenzio.
Francesco Guccini era uno di loro.
Aveva scelto Pavana quando avrebbe potuto scegliere qualsiasi altro luogo. Aveva preferito i libri alle luci della televisione, le chiacchierate con gli amici alle passerelle, il tempo lento dell'Appennino al rumore del successo. E forse è proprio per questo che anche la sua juventinità gli somigliava così tanto.
Profonda. Sincera. Mai esibita.
Da ieri, dopo la notizia della sua scomparsa, in molti hanno ricordato che Guccini era tifoso della Juventus. È vero. Ma forse la notizia non è mai stata questa. La notizia è come lo era.
La Juventus lo accompagnava da sempre. Non ne faceva un manifesto, non sentiva il bisogno di ricordarlo continuamente, ma quando il calcio entrava nelle sue conversazioni non lasciava spazio ai dubbi. «In realtà sono juventino», rispondeva con quella semplicità che lo ha sempre contraddistinto a chi gli chiedeva della sua fede calcistica. Tra i campioni che più aveva amato c'era Michel Platini, simbolo di una Juventus elegante, geniale e vincente. Forse non è un caso: quel francese che incantava con la classe e l'intelligenza sembrava rappresentare anche il modo con cui Guccini affrontava la vita e l'arte.
Per lui la Juventus non è mai stata un elemento da mettere in mostra, né un'etichetta da sventolare quando conveniva. Era semplicemente una parte della sua vita. Esattamente come le sue canzoni, i suoi libri, le sue idee. Non aveva bisogno di raccontarlo continuamente. Gli bastava esserlo.
Il regalo di Buffon: da un capitano a un Maestro
In occasione del suo 80° compleanno, Gianluigi Buffon volle omaggiare Guccini con una maglia della Juventus autografata e dedicata personalmente al Maestro.
Non fu soltanto il regalo di uno dei più grandi portieri della storia del calcio a uno dei più grandi cantautori italiani. Fu l'abbraccio ideale tra due uomini che, ciascuno nel proprio mondo, erano diventati un punto di riferimento.
Guccini accolse quella maglia con l'entusiasmo semplice di un tifoso. Non quello di una celebrità che riceve un omaggio, ma quello di chi vede arrivare un pezzo della propria storia dalla squadra del cuore.
Quando Sarri trovò davanti a sé un semplice tifoso
Qualche anno dopo, grazie all'amicizia con Marino Bartoletti, Guccini ebbe modo di incontrare Maurizio Sarri, che aveva ormai concluso la sua esperienza sulla panchina della Juventus.
Tra una chiacchiera e un ricordo, il Maestro tornò semplicemente a essere un tifoso. Tra tutte le domande possibili, ce n'era una che gli stava particolarmente a cuore: il futuro di Cristiano Ronaldo.
Era la curiosità genuina di chi continuava a seguire la Juventus senza clamore, senza il bisogno di raccontarlo al mondo, ma con la stessa passione di sempre.
Nicolussi Caviglia, quando due generazioni si incontrano grazie alla Juventus
Tra gli episodi più belli della sua juventinità c'è quello che lo lega a Hans Nicolussi Caviglia.
Nel marzo del 2024, quando il centrocampista vestiva ancora la maglia della Juventus, riuscì finalmente a incontrare il Maestro nella sua Pavana. Hans aveva raccontato di essere cresciuto ascoltando Guccini insieme al padre durante i viaggi in macchina verso le piste da sci. Quel giorno arrivò con una maglia della Juventus autografata da regalargli e con il desiderio di conoscere l'uomo che aveva accompagnato tanti momenti della sua infanzia.
Guccini ricambiò autografandogli il disco Amerigo. Parlarono di musica, cinema, letteratura, di Dostoevskij e naturalmente anche della Juventus. Più che un incontro tra un cantante e un calciatore, sembrò un passaggio di testimone tra due generazioni unite dagli stessi valori.
Quel filo bianconero che arriva fino a Fabri Fibra
Anche Fabri Fibra, altro noto tifoso della Juventus, ha incrociato artisticamente il cammino di Guccini grazie a L'Avvelenata.
La loro collaborazione nacque dalla stima reciproca, ma colpisce pensare che due artisti così diversi per età e linguaggio condividessero anche la stessa passione bianconera.
La coerenza di un uomo libero
Francesco Guccini è stato spesso raccontato come il cantautore della protesta. Ma sarebbe riduttivo.
Le sue canzoni hanno raccontato gli ultimi, hanno messo in discussione il potere, hanno difeso il diritto al dubbio e alla libertà di pensiero. Era, per sua natura, un uomo controcorrente. Uno che non inseguiva il consenso e non cambiava idea per seguire il vento.
Ed è forse proprio per questo che colpisce ancora di più il suo modo di vivere la fede juventina.
Ci sono stati anni in cui, in Italia, essere tifosi della Juventus sembrava quasi una colpa. Anni in cui il club bianconero era finito al centro di una bufera che divideva il Paese e in cui qualcuno, nel mondo dello spettacolo e della cultura, sentì il bisogno di prendere le distanze da quei colori, arrivando perfino a raccontare di aver cambiato squadra. Era forse il modo più semplice per allinearsi al sentimento dominante di quel momento.
Guccini no.
Non fece proclami. Non cercò di spiegare la propria passione. Non sentì il bisogno di prendere le distanze dalla Juventus per risultare più gradito o più conforme al pensiero del momento.
Rimase semplicemente quello che era sempre stato.
Un uomo libero. E un tifoso della Juventus.
In fondo, la sua juventinità somigliava alle sue canzoni: non seguiva le mode, non cercava approvazione, non cambiava direzione per convenienza. Rimaneva fedele a se stessa.
Forse è proprio questa la lezione che Francesco Guccini lascia anche ai tifosi bianconeri.
In un tempo in cui tutto sembra dover essere raccontato, fotografato e condiviso, lui ha insegnato che perfino una passione può essere vissuta con discrezione.
Essere juventini non significa gridarlo più forte degli altri. Non significa esibirlo quando conviene o nasconderlo quando il vento cambia. Significa portarselo dentro, con naturalezza, come una parte della propria storia.
Francesco Guccini ha attraversato una vita intera senza cambiare il proprio modo di essere uomo. E non ha mai cambiato nemmeno il proprio modo di essere juventino.
Perché certe passioni non hanno bisogno di essere urlate.
Basta viverle.
E forse è anche per questo che oggi la Juventus non perde soltanto un tifoso illustre.
Perde uno di quelli che hanno insegnato, senza mai volerlo insegnare a nessuno, che la juventinità non è una bandiera da sventolare. È un modo di essere. Proprio come lo era Francesco Guccini.
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