Juve l'emergenza può diventare un'opportunità: il metodo Spalletti che ha già fatto la storia

Juve l'emergenza può diventare un'opportunità: il metodo Spalletti che ha già fatto la storiaTUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

Ci sono allenatori che davanti a un'emergenza cercano semplicemente di sostituire il giocatore che manca. E poi ci sono allenatori che provano a chiedersi se, proprio perché manca quel giocatore, non sia possibile cambiare qualcosa nel modo di giocare. Luciano Spalletti appartiene alla seconda categoria.

È una caratteristica che ha accompagnato diverse tappe della sua carriera e che oggi torna d'attualità alla Juventus, alle prese con un centrocampo decimato e con una rosa che obbliga il tecnico a cercare soluzioni alternative. L'ultimo esempio è quello di Federico Gatti, trasformato nel finale contro il Milan in un centravanti aggiunto e autore del gol dell'1-1.

Ma la vera domanda è un'altra: quanto può diventare importante per Spalletti la capacità di trasformare una necessità in una nuova idea di calcio? Perché nella sua carriera è già successo. E il precedente più famoso porta inevitabilmente a Roma.

La Roma di Totti nacque anche da un'emergenza

Quando si parla della più celebre invenzione tattica di Spalletti, il pensiero va immediatamente a Francesco Totti centravanti. Una soluzione che oggi appare quasi naturale, ma che all'epoca rappresentò una vera rottura rispetto al modo tradizionale di interpretare il ruolo del numero 10.

La Roma si trovò in una situazione di emergenza nel reparto offensivo. Le assenze di Montella e Nonda, insieme alla partenza di Cassano, ridussero le alternative davanti. Spalletti avrebbe potuto semplicemente cercare un'altra soluzione interna per sostituire una punta. Invece fece qualcosa di diverso: tolse il centravanti classico dall'equazione e mise Totti al centro dell'attacco.

La struttura era quella di un 4-2-3-1, ma sul campo diventava qualcosa di molto più fluido. Totti partiva centralmente ma poteva abbassarsi, venire incontro, muoversi fuori dalla posizione e trascinare con sé i difensori. Alle sue spalle giocavano uomini capaci di attaccare lo spazio, con Simone Perrotta diventato uno degli interpreti fondamentali di quel sistema.

Ed è proprio questo il punto che interessa oggi la Juventus: Spalletti non cercò un clone del giocatore che gli mancava. Cambiò il sistema per esaltare le caratteristiche dei giocatori che aveva a disposizione.

Totti centravanti, Perrotta trequartista: l'idea che nessuno aveva previsto

La genialità di quella soluzione non stava soltanto nello spostare Totti in avanti. Stava nella relazione che si creò tra lui e gli uomini alle sue spalle.

Perrotta, centrocampista di corsa e inserimento, venne utilizzato in una posizione molto più avanzata rispetto a quella abituale. Totti poteva abbassarsi e attirare i centrali, Perrotta poteva attaccare lo spazio lasciato libero. La Roma non aveva più un centravanti statico da servire: aveva un sistema nel quale le posizioni diventavano riferimenti mobili.

Il risultato fu una squadra più imprevedibile. E soprattutto una squadra nella quale l'assenza di una punta tradizionale smise di essere soltanto un problema.

Totti chiuse la stagione 2006/07 con 26 gol in Serie A, conquistando la classifica dei marcatori e la Scarpa d'Oro. Numeri enormi, certamente legati al talento straordinario del capitano giallorosso, ma anche alla capacità di Spalletti di costruirgli attorno un sistema nel quale le sue qualità potessero essere sfruttate al massimo.

L'emergenza aveva prodotto una nuova soluzione. E quella soluzione era diventata un'arma.

Non era la prima volta che Spalletti cambiava le carte

Quello di Totti non è però un episodio isolato nella carriera di Spalletti. Il tecnico ha spesso dimostrato di essere disposto a modificare il ruolo di un giocatore o la struttura della squadra quando le condizioni lo richiedono.

Il principio è sempre lo stesso: non chiedersi soltanto chi manca, ma cosa si può fare con chi rimane. È una differenza apparentemente sottile, ma enorme nella costruzione di una squadra.

Perché un allenatore può reagire a un'assenza cercando semplicemente il sostituto naturale. Oppure può chiedersi se quella stessa assenza non apra uno spazio per qualcosa che prima non aveva mai provato.

Spalletti, nella sua carriera, ha spesso scelto la seconda strada. E proprio per questo il momento attuale della Juventus diventa particolarmente interessante.

La Juve oggi ha lo stesso problema, ma giocatori diversi

Naturalmente sarebbe sbagliato paragonare Gatti a Totti. Il confronto tecnico non esiste e non avrebbe alcun senso. Il punto non sono i giocatori, ma il metodo.

La Juventus ha perso Manuel Locatelli, mentre Thuram non è mai stato realmente disponibile in questa stagione. McKennie deve ancora recuperare completamente e Sarr non è ancora al cento per cento. Di conseguenza Spalletti deve ragionare su una mediana molto più corta di quella che avrebbe voluto avere a disposizione.

Ma nello stesso momento il tecnico ha recuperato due giocatori che sembravano poter essere ai margini del progetto: Douglas Luiz e Koopmeiners. Il brasiliano è stato rivalutato e trasformato in un titolare, mentre l'olandese ha risposto nelle ultime due partite con un gol contro il Parma e un assist per Gatti contro il Milan.

È esattamente questo il tipo di situazione nel quale il metodo Spalletti può diventare interessante: l'emergenza costringe a guardare la rosa con occhi diversi.

Gatti è l'ultimo esempio della “spallettata”

Il gol contro il Milan è probabilmente l'esempio più evidente di questa filosofia applicata alla Juventus. La squadra aveva bisogno di attaccare l'area e di aumentare il peso offensivo. Spalletti non aveva necessariamente bisogno di inserire un altro attaccante: aveva bisogno di un giocatore capace di occupare l'area in un modo diverso.

Ha scelto Gatti.

Il difensore si è trasformato in un riferimento offensivo, ha sfruttato il cross di Koopmeiners e ha segnato di testa. Una soluzione che Spalletti aveva già utilizzato a Roma e che Gatti aveva già dimostrato di poter interpretare anche in passato, con il gol al 90'+4' contro il Monza e quello al 90'+3' contro la Roma.

È una piccola “spallettata”, se vogliamo chiamarla così. Non perché ci sia qualcosa di spettacolare nello spostare un difensore in avanti, ma perché Spalletti sa riconoscere caratteristiche che possono essere utili in un contesto diverso da quello abituale.

Cambiaso a centrocampo può essere un'altra invenzione

E allora anche altre soluzioni che oggi sembrano soltanto ipotesi acquistano un significato diverso. Andrea Cambiaso, per esempio, potrebbe essere utilizzato più dentro al campo per permettere alla Juventus di modificare il proprio sistema e passare, in determinate situazioni, dal 4-2-3-1 al 4-3-3.

Non sarebbe un centrocampista naturale. Ma nemmeno Perrotta era nato trequartista. E proprio questa è la lezione più interessante: il ruolo sulla carta non racconta sempre quello che un giocatore può diventare dentro un determinato sistema.

Cambiaso possiede qualità tecniche, intelligenza tattica, capacità di occupare gli spazi e soprattutto una conoscenza del gioco che gli permette di adattarsi. Potrebbe quindi diventare una soluzione per dare equilibrio a una squadra che oggi ha bisogno di reinventare la propria mediana.

La vera “invenzione” sarà trovare nuove relazioni

È qui che si può leggere il lavoro di Spalletti sulla Juventus. Non è detto che dalla situazione attuale debba nascere una rivoluzione tattica come quella di Totti centravanti. Sarebbe impossibile replicare un'idea nata da un talento irripetibile.

Ma il principio può essere lo stesso.

Douglas Luiz può diventare ancora più centrale nella costruzione. Koopmeiners può recuperare spazio e responsabilità. Cambiaso può essere utilizzato in una posizione diversa. Gatti può diventare l'arma per gli assalti finali. E dalla Next Gen può arrivare una risorsa come Owusu.

Non si tratta di sostituire perfettamente gli assenti. Si tratta di compensarli attraverso caratteristiche diverse.

Da Totti a Gatti, la lezione è sempre la stessa

La Roma di Totti è naturalmente un caso irripetibile. Aveva a disposizione uno dei più grandi talenti della storia del calcio italiano e Spalletti ebbe la capacità di costruirgli intorno una squadra che ne esaltasse le qualità. Ma proprio perché quel precedente è così importante, può essere utile ricordarlo oggi.

Perché Spalletti ha già dimostrato che un'emergenza non deve necessariamente restringere le possibilità di una squadra. A volte può allargarle.

Quando mancano giocatori importanti, cambiano gli equilibri. E quando cambiano gli equilibri, un allenatore può essere costretto a guardare diversamente ciò che ha a disposizione.

La Juventus oggi non ha Totti e non ha bisogno di trovare un nuovo Totti. Ha bisogno di trovare il modo migliore per far convivere e valorizzare i giocatori che Spalletti ha ancora a disposizione.

Forse sarà Douglas Luiz accanto a Koopmeiners. Forse sarà Cambiaso dentro il centrocampo. Forse sarà ancora Gatti nell'area avversaria quando resteranno cinque minuti da giocare. Oppure sarà una soluzione che oggi non abbiamo ancora immaginato.

Ed è proprio questo il bello dell'emergenza, quando sulla panchina c'è un allenatore come Spalletti: non sai mai se quello che sembra un problema possa diventare, domani, l'idea che cambia una stagione.