Juve, quattro emergenze e poche risposte dal mercato: così la rosa vale il quinto posto
La Juventus aveva quattro urgenze da risolvere in questo mercato: portiere, centrocampo, terzino, attaccante. Non erano fissazioni del tifoso, né il solito mercato immaginario costruito sulle figurine. Erano esigenze abbastanza evidenti per una squadra che voleva tornare a competere ai vertici.
Sul portiere, almeno in parte, la situazione è stata sistemata. SOno arrivati Vicario e Grabara, mentre la Juventus ha comunque una batteria che comprende anche Pinsoglio. Si potrà discutere sulle gerarchie e sul reale valore del nuovo arrivato, ma numericamente e tecnicamente il reparto appare oggi più coperto.
Gli altri tre capitoli, invece, sono ancora aperti. E nel frattempo la realtà ha presentato il conto. Il centrocampo è ancora quello dell'anno scorso, ad esempio, aggravato dai guai fisici di Thuram e dal nuovo stop di McKennie. Quindi l'ennesima difficoltà nel completare il reparto rendono ancora più evidente il problema. La Juventus rischia di ritrovarsi con una mediana sostanzialmente simile a quella della passata stagione, con Locatelli, Douglas Luiz e Koopmeiners chiamati a reggere un reparto che avrebbe bisogno di maggiore dinamismo, personalità, intensità e qualità.
Kessié sembrava poter rappresentare una risposta concreta. Per settimane ci è stato raccontato che l'ivoriano volesse soltanto la Juventus, che avesse aspettato i bianconeri, rifiutando altre possibilità. Poi, proprio quando sembrava arrivato il momento di chiudere, è saltato tutto. E adesso? Adesso la Juventus rischia di restare con il cerino in mano.
Qualcuno potrebbe obiettare: ma Kessié non è un fenomeno. Sorloth non è un fenomeno. Goretzka non è un fenomeno. Dybala? Dibu Martínez? Zirkzee? Vero. Ma la domanda è un'altra: oggi quanti fenomeni ha la Juventus? E soprattutto, quali sono le alternative? Perché se non puoi permetterti il top assoluto, non puoi semplicemente rinunciare a migliorare la squadra.
Una società come la Juventus dovrebbe essere capace anche di scoprire prima degli altri. Cercare nei campionati minori. Individuare giocatori interessanti. Anticipare il mercato. Prendere calciatori con margini di crescita a costi sostenibili, con ingaggi sostenibili e soprattutto senza costruire contratti che impediscano domani qualsiasi possibilità di rivendita.
Non è necessario comprare sempre il calciatore da copertina. È necessario comprare bene. Prendiamo Leonardo Balerdi. Un difensore centrale che la Juventus aveva seguito in passato con Comolli e che, non molto tempo fa, sembrava praticamente irraggiungibile. Oggi il capitano dell'Olympique Marsiglia, uno dei leader della squadra francese e un punto di riferimento della Nazionale argentina va alla Roma in prestito.
Non al Real Madrid. Non al Manchester City. Non al Bayern Monaco. Alla Roma, con tutto il rispetrto per l'ottima squadra di Gasperini. E allora la domanda viene quasi da sola: possibile che la Juventus non riesca a individuare e prendere un profilo di questo genere? Non necessariamente Balerdi. Un giocatore con quelle caratteristiche. Un centrale con personalità, leadership, esperienza internazionale e ancora margini di crescita.
Questo è il punto. Alla Juventus servono personalità e carattere, perché la Juventus non ha bisogno soltanto di gambe. Ha bisogno di attributi, carisma, personalità. Ha bisogno di qualcuno che nei momenti difficili prenda il pallone e dica: adesso ci penso io. Ha bisogno di giocatori capaci di reggere il peso della maglia, non soltanto di riempire una casella nell'organico. E questo vale soprattutto nei quattro ruoli che erano stati individuati come prioritari.
Perché nel calcio moderno esistono decine di giocatori che non sono ancora stelle, ma possono diventarlo. Giocatori che costano meno, guadagnano meno, hanno fame e soprattutto non ti impediscono di costruire valore nel tempo. È esattamente lì che una società come la Juventus dovrebbe dimostrare la propria competenza. Non inseguire il mercato. Anticiparlo.
Perché al di là dell'affetto, delle speranze, dei nomi e delle suggestioni, la rosa attuale della Juventus per qualità e varietà non sembra oggi quella di una squadra da primo, secondo, terzo e addirittura quarto posto. In questo momento, realisticamente, i bianconeri sono una squadra che può collocarsi tra il quinto e il settimo posto.
Poi il calcio è imprevedibile. Spalletti può trovare soluzioni che oggi non vediamo. Un giovane può esplodere. Un giocatore considerato finito può rinascere. Gli infortuni possono rientrare e cambiare tutto. Ma una società seria deve costruire sulla realtà, non sulla speranza. E la realtà dice che la Juventus aveva quattro emergenze e ne ha risolta soltanto una, peraltro parzialmente. Il tempo è quasi finito. Servono uomini.
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