Juve, due occasioni dal Milan: non solo Kalulu, i precedenti che hanno fatto storia
Nel mercato della Juventus non ci sono soltanto i grandi nomi e le operazioni destinate a fare rumore. Per completare una rosa, soprattutto quando le risorse non sono infinite e prima di acquistare bisogna anche vendere, può diventare decisivo saper riconoscere le occasioni. E in questo senso il Milan potrebbe rappresentare un interlocutore molto interessante.
Tra i giocatori che il nuovo progetto rossonero considera sacrificabili ci sono infatti Fikayo Tomori e Youssouf Fofana. Due calciatori che a Milano non sembrano più centrali, ma che potrebbero avere caratteristiche molto interessanti per la Juventus di Luciano Spalletti.
Non è detto che arrivino entrambi e non significa che le trattative siano già definite. Il punto è un altro: perché due giocatori che un altro allenatore considera fuori dal proprio progetto potrebbero invece diventare funzionali a quello bianconero?
Non solo Kalulu: quando il Milan lascia andare e la Juve ringrazia
Per capire quanto possa essere ingannevole l'etichetta di “esubero”, basta riavvolgere il nastro della storia. Perché sull'asse Milano-Torino esistono precedenti che fanno riflettere e che raccontano di giocatori considerati non più indispensabili dal Milan e diventati poi fondamentali per la Juventus.
Il primo nome è quello di Edgar Davids. Nel 1996 il Milan aveva acquistato il centrocampista olandese dall'Ajax, dove aveva già vinto la Champions League nel 1995 ed era stato protagonista anche della finale del 1996, persa proprio contro la Juventus.
Davids arrivò a Milano da giovane talento internazionale, ma nei suoi primi mesi qualcosa non funzionò. Il Milan decise di lasciarlo partire e la Juventus colse l'occasione nel gennaio del 1997.
Quello che accadde dopo è storia. Davids rimase alla Juventus fino al 2003 e diventò uno dei centrocampisti più importanti della sua generazione. Corsa, aggressività, tecnica, capacità di recuperare palloni e soprattutto una straordinaria capacità di coprire il campo: il giocatore visto a Torino era diventato un autentico centrocampista totale.
Con la Juventus conquistò tre Scudetti e arrivò a giocare due finali di Champions League, quella del 1998 contro il Real Madrid e quella del 2003 contro il Milan. Un percorso incredibile per un giocatore che, soltanto pochi anni prima, era stato lasciato partire dal club rossonero dopo appena alcuni mesi.
Ma la storia non finisce con Davids. Qualche anno dopo sarebbe arrivato un altro caso ancora più particolare: Andrea Pirlo.
Pirlo, da giocatore “finito” a regista della Juventus
Nel 2011 il Milan decise di non rinnovare il contratto di Andrea Pirlo. Il centrocampista aveva appena conquistato lo Scudetto, ma la stagione era stata condizionata dagli infortuni e il suo ciclo in rossonero sembrava ormai arrivato al termine. L'allenatore di quel Milan era Massimiliano Allegri, lo stesso tecnico che qualche anno più tardi avrebbe ritrovato Pirlo sulla panchina della Juventus.
Pirlo lasciò quindi il Milan a parametro zero e arrivò alla Juventus. A 32 anni, per molti, era un giocatore ormai vicino alla fase discendente della carriera. Invece a Torino iniziò una delle ultime grandi fasi della sua carriera.
Con Antonio Conte diventò immediatamente il regista della Juventus, contribuendo a quattro Scudetti consecutivi e diventando il punto di riferimento tecnico della squadra. Nel 2015 arrivò anche la finale di Champions League contro il Barcellona.
E proprio qui la storia assume un significato particolare. Quattro anni dopo averlo lasciato andare dal Milan, Allegri si ritrovò ad allenare Pirlo alla Juventus. Il tecnico che aveva contribuito alla fine del suo ciclo rossonero si affidò quindi nuovamente al centrocampista, con il quale arrivò fino alla finale di Champions League di Berlino.
È uno dei paradossi più interessanti di questa storia: lo stesso allenatore che al Milan aveva ritenuto concluso il percorso di Pirlo si ritrovò poi a guidarlo nella finale più importante d'Europa con la Juventus.
Davids e Pirlo raccontano quindi due storie diverse ma con lo stesso principio: un giocatore può smettere di essere funzionale a una squadra senza smettere di essere un grande giocatore.
Kalulu, il precedente più recente
Il caso più vicino nel tempo è quello di Pierre Kalulu. Nell'estate del 2024 il francese arrivò dal Milan in prestito con diritto di riscatto. Non era considerato un elemento intoccabile del progetto rossonero, mentre a Torino riuscì progressivamente a conquistare spazio e fiducia.
La Juventus ha poi deciso di riscattarlo, trasformando quella che era nata come un'operazione di opportunità in un investimento vero e proprio. Oggi Kalulu è diventato un elemento importante della squadra di Spalletti.
Tre storie diverse, dunque, ma un filo conduttore molto chiaro: Davids, Pirlo e Kalulu dimostrano che l'etichetta di esubero vale soltanto all'interno di un determinato progetto.
Cambiando allenatore, sistema di gioco, compagni e responsabilità, può cambiare anche il valore di un calciatore.
Tomori, velocità per difendere con campo alle spalle
Ed è proprio questo il ragionamento che la Juventus può fare oggi davanti a Fikayo Tomori.
Il difensore inglese conosce perfettamente la Serie A e ha già dimostrato di poter essere protagonista ad alto livello. Il Milan, però, lo ha inserito tra i giocatori trasferibili del nuovo progetto e la Juventus può osservare la situazione con interesse.
La caratteristica che più potrebbe attirare Spalletti è la sua velocità. Tomori è un centrale capace di correre all'indietro, recuperare metri e affrontare attaccanti rapidi anche quando ha molto campo alle proprie spalle.
Ed è un aspetto tutt'altro che secondario per la Juventus che Spalletti sta cercando di costruire. Se l'idea è quella di avere una squadra capace di difendere più alta, portando pressione sull'avversario e lasciando meno spazio tra i reparti, servono difensori che non abbiano paura di essere attaccati alle spalle.
In questo senso Tomori avrebbe caratteristiche compatibili con quelle già presenti in rosa con Bremer e Lucumí, aggiungendo un'altra soluzione atletica e dinamica al reparto.
Inoltre, la sua esperienza gli permette di interpretare più situazioni tattiche. Può giocare in una linea a quattro e adattarsi anche a una difesa a tre, diventando un'opzione utile nel momento in cui Spalletti decidesse di cambiare struttura durante la stagione.
Fofana, quello che manca in mezzo al campo?
Il discorso su Youssouf Fofana è ancora più legato alle caratteristiche della rosa attuale.
La Juventus ha centrocampisti di qualità, tecnici e capaci di occupare più posizioni, ma non dispone di molte alternative con il profilo del mediano dinamico capace di coprire tanto campo, andare sui duelli, recuperare palloni e sostenere i compagni nelle transizioni.
Locatelli è quello che più naturalmente può svolgere questo lavoro. McKennie possiede grande dinamismo, ma viene utilizzato anche in zone più avanzate e interpreta il ruolo in maniera differente. Douglas Luiz porta soprattutto qualità nella costruzione, mentre Koopmeiners, Arthur e Miretti hanno caratteristiche che non coincidono completamente con quelle del centrocampista di rottura e di corsa.
Fofana potrebbe quindi diventare interessante proprio per questo motivo. Non necessariamente come titolare indiscutibile, ma come giocatore capace di dare alla squadra fisicità, corsa, aggressività e copertura.
È quel tipo di centrocampista che può permettere a un giocatore tecnico di avere maggiore libertà. Uno che magari non deve essere il primo a inventare, ma che deve essere il primo a correre quando la squadra perde palla.
La Juventus deve prima liberare spazio
Prima ancora di parlare di Tomori e Fofana, però, bisogna affrontare il problema principale: la Juventus deve fare spazio.
In difesa ci sono diverse situazioni da valutare. Gatti, Rugani e Cabal sono tra i giocatori il cui futuro può essere messo in discussione e non è impossibile che almeno una o due posizioni vengano liberate per consentire nuovi ingressi.
Lo stesso vale per il centrocampo. Arthur, Koopmeiners e Miretti rappresentano tre situazioni differenti, ma se la Juventus decidesse di inserire un giocatore con caratteristiche più fisiche e dinamiche, sarebbe inevitabile pensare a qualche uscita.
Il punto, quindi, non è semplicemente aggiungere altri due giocatori a una rosa già molto ampia. È sostituire determinate caratteristiche con altre che oggi possono essere più funzionali al progetto di Spalletti.
Spalletti cerca caratteristiche, non soltanto nomi
Ed è probabilmente questa la chiave per leggere l'interesse della Juventus.
Tomori non servirebbe perché è Tomori. Servirebbe perché può garantire velocità, recupero e capacità di difendere con tanto campo alle spalle. Fofana non servirebbe semplicemente perché è un nazionale francese. Servirebbe perché può aggiungere dinamismo, fisicità e copertura a un centrocampo che oggi non ha molte alternative con quelle caratteristiche.
È un modo diverso di concepire il mercato: non cercare soltanto il giocatore più forte disponibile, ma quello che può risolvere un problema tattico.
Da Milano a Torino, la storia può ripetersi?
Il Milan ha l'esigenza di modificare la propria rosa e liberarsi di giocatori che non rientrano nelle idee del nuovo corso. Tomori e Fofana possono quindi diventare due profili da osservare con attenzione dalla Juventus, soprattutto se le condizioni economiche delle operazioni dovessero risultare favorevoli.
È già successo con Kalulu. Prima ancora era successo con Pirlo e, ancora prima, con Davids. Tre storie che appartengono a epoche diverse ma che raccontano la stessa possibilità.
Non è detto che Tomori e Fofana arrivino, non è detto che arrivino entrambi e soprattutto non è detto che la Juventus decida davvero di affondare il colpo. Ma il ragionamento di mercato ha una sua logica.
Perché a volte il giocatore che un allenatore considera fuori dal progetto non è necessariamente un giocatore finito. Può semplicemente essere un giocatore che aspetta il progetto giusto.
E la Juventus di Spalletti, oggi, potrebbe essere proprio quel progetto per Tomori o Fofana.
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