Juve, l'ultima amichevole lascia un messaggio chiaro: ecco cosa funziona e cosa no
La Juventus chiude la tournée australiana con una vittoria per 2-0 contro il Palermo e, a poco più di dieci giorni dall'esordio in campionato contro il Frosinone, lascia sul tavolo indicazioni molto più interessanti del semplice risultato. La sfida di Perth era infatti l'ultima vera amichevole prima della partita in famiglia contro la Next Gen e rappresentava una nuova occasione per Luciano Spalletti per testare uomini, posizioni ed equilibri.
Il successo contro una squadra di Serie B non può certamente essere preso come una prova definitiva, ma permette di leggere meglio il percorso compiuto dalla Juventus nelle ultime settimane. E soprattutto conferma una sensazione: Spalletti sta ancora costruendo la sua Juventus, cercando di capire quali siano le combinazioni migliori per trasformare una rosa ampia e ricca di soluzioni in una squadra realmente equilibrata.
Una Juve ancora da costruire, ma con idee sempre più precise
La prima indicazione arriva dalla formazione iniziale. Senza Bremer e Kalulu, lasciati precauzionalmente a riposo dopo il lavoro accumulato, Spalletti ha riproposto Koopmeiners al centro della difesa accanto a Gatti, con Celik a destra e Cabal a sinistra. Una soluzione che conferma quanto l'allenatore stia continuando a sperimentare anche nella costruzione dal basso.
Il 4-2-3-1 iniziale vedeva poi McKennie al fianco di Douglas Luiz, con Conceicao, Alajbegovic e Yildiz alle spalle di Kolo Muani. Una struttura offensiva interessante sulla carta, ma che nel primo tempo ha evidenziato anche qualche problema di occupazione degli spazi.
Alajbegovic e Yildiz, in particolare, hanno avuto alcuni momenti nei quali hanno finito per occupare zone molto simili, soprattutto sul lato sinistro. Il giovane bosniaco ha provato a muoversi tra le linee, ma non sempre è riuscito a trovare lo spazio per ricevere alle spalle del centrocampo avversario. Yildiz, invece, è sembrato più efficace quando ha potuto allargarsi e partire da una posizione più libera.
È un dettaglio tattico tutt'altro che secondario: con tanti giocatori offensivi di qualità, la Juventus dovrà trovare il modo di evitare sovrapposizioni di posizione e trasformare la qualità individuale in combinazioni realmente funzionali.
Douglas Luiz, la regia che può cambiare la Juventus
La partita ha confermato soprattutto una delle indicazioni più interessanti dell'estate: Douglas Luiz può essere una risorsa importante per questa Juventus.
Il brasiliano è partito titolare in tutte le amichevoli estive e anche contro il Palermo ha mostrato quelle qualità che Spalletti sembra voler valorizzare. In possesso di palla è probabilmente uno dei centrocampisti della rosa più capaci di dare ordine alla manovra, di giocare sotto pressione e soprattutto di trovare la soluzione verticale quando la squadra deve superare una prima linea di pressione.
Non è soltanto una questione di passaggi riusciti. Il valore di Douglas Luiz sta nella capacità di leggere prima la giocata e di accelerare la circolazione quando davanti si presenta uno spazio. Spalletti sembra voler puntare sulle sue qualità tecniche e sulla sua capacità di dare una direzione al possesso.
Il punto interrogativo rimane però la fase di non possesso. In un centrocampo a due, soprattutto contro avversari capaci di attaccare gli spazi alle spalle della prima pressione, la sua capacità di coprire campo e garantire equilibrio dovrà essere accompagnata dal lavoro del compagno di reparto.
Ed è qui che McKennie può diventare importante. L'americano garantisce dinamismo, corsa e capacità di occupare più zone del campo. Non è forse il centrocampista che dà maggiore qualità alla costruzione, ma permette a Douglas Luiz di avere maggiore libertà senza lasciare completamente scoperta la struttura.
Conceicao è ancora il giocatore che accende la partita
Se c'è un elemento che continua a emergere con grande chiarezza dalle amichevoli è Francisco Conceicao.
Contro il Palermo il portoghese è stato ancora una volta uno dei giocatori più vivaci della Juventus. Ha cercato continuamente l'uno contro uno, ha attaccato il diretto avversario e ha dato profondità alla manovra soprattutto sulla destra.
È un aspetto importante perché, contro squadre che difendono basse e mantengono le linee strette, la Juventus ha bisogno di qualcuno capace di rompere l'equilibrio con una giocata individuale.
Conceicao, almeno in questo momento, sembra essere il giocatore più naturale per farlo.
Il problema, semmai, è trasformare queste iniziative in un sistema offensivo nel quale l'esterno portoghese non debba necessariamente risolvere ogni situazione da solo.
Yildiz, gol e centralità: la risposta che serviva
Yildiz ha trovato il gol che ha sbloccato la partita, arrivando al momento giusto dopo la conclusione di Celik respinta dal portiere del Palermo.
Il gol conta, ma conta ancora di più il modo nel quale Spalletti continua a considerarlo centrale nel progetto. Il turco è stato schierato alle spalle di Kolo Muani, ha avuto libertà di movimento e, soprattutto nella seconda parte del primo tempo, ha trovato maggiore continuità quando ha potuto allontanarsi dalla zona occupata da Alajbegovic.
La sua crescita passa anche da qui: non soltanto essere il giocatore che riceve palla sulla sinistra e punta l'uomo, ma diventare una presenza capace di muoversi tra le linee, attaccare l'area e creare superiorità in zone diverse del campo.
Il gol contro il Palermo è quindi una buona risposta dopo una tournée nella quale Spalletti gli ha chiesto anche un lavoro diverso rispetto al passato.
Kolo Muani ancora a metà del percorso
Il grande punto interrogativo rimane invece Kolo Muani.
Il francese ha mostrato impegno e qualche buona giocata, soprattutto nella protezione del pallone e nei movimenti per venire incontro ai compagni, ma continua a essere lontano dalla condizione ideale e soprattutto dal gol.
Anche contro il Palermo ha avuto qualche occasione per sbloccarsi, senza riuscire a trovare la giocata decisiva.
Non è ancora un problema definitivo, perché siamo a metà agosto e il francese deve ancora assimilare completamente i meccanismi offensivi di Spalletti. Però la Juventus ha bisogno che il suo centravanti inizi presto a diventare un punto di riferimento stabile.
Il tema dell'attacco, del resto, resta strettamente legato anche al mercato e alla possibile partenza di Jonathan David. La partita di Perth ha fornito nuove indicazioni, ma non ancora risposte definitive.
Milik, il gol più importante è forse quello che non serve alla classifica
La vera notizia positiva del secondo tempo è però arrivata da Arkadiusz Milik.
Il polacco è tornato al gol dopo oltre due anni e lo ha fatto con una giocata che racconta molto delle sue qualità: controllo, attacco dell'avversario, sterzata e conclusione di destro a superare il portiere.
Il gol vale il 2-0 e chiude la partita, ma il suo significato va ben oltre il risultato.
Dopo un periodo lunghissimo condizionato dagli infortuni, Milik ha bisogno soprattutto di ritrovare continuità fisica. Non avrebbe senso trasformare una rete in amichevole nella certezza di una rinascita, ma se Spalletti riuscisse ad avere a disposizione il polacco anche soltanto per un numero consistente di partite e minuti, la Juventus si ritroverebbe una risorsa offensiva aggiuntiva.
Per caratteristiche tecniche, capacità di giocare spalle alla porta e qualità nel dialogare con i compagni, Milik è un attaccante che può adattarsi molto bene alle idee dell'allenatore.
La sua fragilità fisica resta però il grande punto interrogativo. E proprio per questo il gol di Perth va letto con entusiasmo, ma anche con prudenza.
La porta torna a dare certezze
Un'altra indicazione importante arriva dalla porta della Juventus.
Dopo la prestazione negativa di Di Gregorio contro l'Inter, Spalletti ha affidato i pali a Perin e il portiere ha risposto con una prova molto più convincente. Il Palermo non ha creato una quantità enorme di occasioni, ma nel finale Perin ha effettuato un intervento importante su Le Douaron, evitando che la partita potesse riaprirsi.
È un dettaglio che pesa perché la Juventus, nelle precedenti uscite, aveva mostrato una certa vulnerabilità proprio nella gestione degli episodi.
Contro il Palermo, invece, la porta è rimasta inviolata e i bianconeri hanno chiuso la partita senza concedere il gol. È il quinto clean sheet nelle sei amichevoli del precampionato, un dato che racconta una squadra progressivamente più ordinata nella propria metà campo.
La fotografia della Juventus a dieci giorni dal campionato
La vittoria contro il Palermo non deve quindi alimentare facili entusiasmi, così come la sconfitta contro l'Inter non aveva rappresentato una bocciatura totale.
La fotografia attuale è quella di una Juventus ancora in costruzione, ma nella quale alcune gerarchie iniziano a diventare più leggibili.
Douglas Luiz sembra destinato a essere una pedina importante nella costruzione della manovra. Conceicao continua a essere il principale elemento di imprevedibilità nell'uno contro uno. Yildiz resta centrale nel progetto offensivo. Celik ha confermato di essere già pronto fisicamente e tatticamente. E il ritorno al gol di Milik aggiunge una variabile che, fino a pochi giorni fa, sembrava difficile persino da considerare.
Restano però alcune domande: gli equilibri del centrocampo, la capacità di trasformare il possesso in occasioni contro difese schierate, la condizione di Kolo Muani e soprattutto la composizione definitiva del reparto offensivo.
Spalletti ha ancora una partita, quella contro la Next Gen, per fare gli ultimi esperimenti. Ma quella sarà una partita particolare, più vicina a una festa di fine tournée che a un vero test agonistico.
Per questo, dopo Perth, il tempo degli esperimenti sta lentamente lasciando spazio al tempo delle scelte. E il 23 agosto, a Frosinone, la Juventus dovrà presentarsi con una struttura molto più definita di quella vista nelle prime settimane di lavoro.
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