Juventus, il 3-5-2 può essere una soluzione: Woltemade convince, ma i problemi restano
Un punto in Europa League, una reazione che ha evitato un'altra sconfitta e qualche indicazione positiva da cui ripartire. Il 2-2 contro il Rennes lascia alla Juventus più di un motivo per riflettere, ma non abbastanza per parlare di svolta. La squadra di Spalletti ha mostrato qualcosa di diverso rispetto alle ultime uscite, soprattutto grazie al nuovo assetto tattico, senza però riuscire a nascondere le fragilità difensive e le difficoltà nel trovare continuità durante la partita.
Il pareggio dell'Allianz Stadium ha raccontato una gara dai tanti volti. La Juventus è partita con il piglio giusto, trovando il vantaggio dopo appena cinque minuti con Çelik, servito da una bella intuizione verticale di Woltemade. Poi, però, sono riemersi i soliti problemi: il Rennes ha trovato il pareggio al 15' con Al-Tamari e ha completato la rimonta prima dell'intervallo con il rigore trasformato da Boulaye Dia, concesso per un tocco di mano di Douglas Luiz.
Nella ripresa i bianconeri hanno provato a reagire, trovando il 2-2 ancora dagli undici metri con Woltemade. Nel finale è arrivato anche il gol di Lucumí, annullato per fuorigioco, che avrebbe potuto regalare una vittoria importante. La Juventus ha quindi dimostrato di avere ancora la forza per provarci, ma il risultato non può nascondere una prestazione nella quale le occasioni concesse e la difficoltà nel gestire i momenti della gara hanno pesato ancora una volta.
Il 3-5-2 offre nuove soluzioni, ma non basta cambiare modulo
La novità più interessante della serata è stata la scelta di Spalletti di partire con un sistema a tre difensori e due attaccanti. Più precisamente, il 3-4-1-2 prevedeva McKennie alle spalle di Woltemade e Kolo Muani, con Douglas Luiz e Koopmeiners in mezzo al campo e Çelik e Cambiaso sulle corsie esterne.
L'avvio sembrava dare ragione all'allenatore. La Juventus ha trovato subito il vantaggio con una combinazione che ha messo in evidenza una delle qualità più importanti di Woltemade: la capacità di ricevere palla, partecipare alla manovra e servire i compagni con i tempi giusti. Il tedesco ha letto bene l'inserimento di Çelik, premiandolo con un pallone in profondità che il turco ha trasformato nell'1-0.
La presenza di tre centrocampisti, o comunque di un giocatore in più nella zona centrale rispetto ad altre soluzioni adottate nelle ultime settimane, può aiutare la Juventus a gestire meglio il pallone e a sostenere le due punte. Il sistema permette inoltre di dare ampiezza attraverso gli esterni, a patto che questi riescano a garantire spinta e copertura per tutta la partita.
Il problema è che il vantaggio iniziale non ha portato la squadra a controllare davvero la gara. Il Rennes ha trovato spazi per reagire e la Juventus ha nuovamente mostrato difficoltà nella fase difensiva. Il nuovo modulo ha offerto indicazioni interessanti, ma non ha risolto automaticamente le disattenzioni e i problemi di concentrazione che continuano a condizionare il rendimento bianconero.
Woltemade è il riferimento che serviva: Kolo Muani resta in difficoltà
Se c'è una nota positiva dalla partita contro il Rennes, questa porta il nome di Nick Woltemade. Il centravanti tedesco ha mostrato di poter essere molto più di un semplice finalizzatore: sa proteggere il pallone, far salire la squadra e partecipare alla costruzione dell'azione. L'assist per Çelik è l'esempio più evidente, ma anche nella ripresa ha continuato a rappresentare un riferimento per i compagni, trovando il gol del pareggio su rigore e andando vicino alla doppietta con altre conclusioni.
Per chi aveva considerato Woltemade un giocatore poco adatto alle necessità della Juventus, la prestazione contro il Rennes rappresenta un invito a rivedere il giudizio. Il tedesco ha caratteristiche che possono aiutare la squadra a sviluppare una manovra più diretta, offrendo una soluzione quando il centrocampo è sotto pressione e permettendo agli altri attaccanti di trovare spazi.
Il discorso è diverso per Kolo Muani. Il francese non è riuscito a lasciare un segno significativo sulla partita e ha sprecato alcune situazioni nelle quali avrebbe potuto fare meglio. La coppia può avere senso dal punto di vista tattico, ma non basta schierare due attaccanti per ottenere automaticamente più pericolosità. Serve che entrambi trovino il modo di completarsi, con movimenti coordinati e una partecipazione più continua alla manovra.
Woltemade sembra avere le caratteristiche per diventare un riferimento importante, ma la Juventus deve ancora capire quale sia la soluzione migliore per affiancargli un compagno. Il 3-5-2 può essere una strada da percorrere, soprattutto se permette al tedesco di giocare più vicino alla porta e di sfruttare le proprie qualità senza rimanere isolato.
Çelik convince, Cambiaso continua a non dare garanzie
Un'altra indicazione positiva è arrivata da Çelik, schierato sulla corsia destra. Il turco ha trovato il gol del vantaggio con un inserimento efficace e una conclusione precisa, confermando di poter dare un contributo importante quando riesce ad accompagnare l'azione con i tempi giusti. La sua partita, però, è durata soltanto un tempo: all'intervallo è stato sostituito da Kalulu, e la Juventus ha perso una soluzione che nella prima frazione aveva prodotto risultati interessanti.
Se a destra sono arrivati segnali incoraggianti, la situazione è stata meno positiva sulla fascia opposta. Cambiaso continua a non offrire le garanzie che ci si aspetterebbe da un giocatore chiamato a interpretare un ruolo così importante nella costruzione e nella copertura della corsia sinistra.
In occasione del pareggio del Rennes, le responsabilità difensive sono condivise. Gatti si fa anticipare nell'azione che porta al pallone in area, mentre Cambiaso appare in ritardo nel seguire lo sviluppo dell'azione e lascia spazio all'avversario per intervenire. Non è un episodio da attribuire a un solo giocatore, ma l'ennesima situazione nella quale la Juventus mostra difficoltà nel leggere i movimenti avversari e nel proteggere la propria area.
Il problema della fascia sinistra rimane quindi aperto, indipendentemente dal sistema di gioco. Con la difesa a quattro o con tre centrali, Cambiaso deve ritrovare continuità e attenzione, mentre Spalletti è chiamato a valutare le alternative a disposizione. Il rientro di Cabal potrebbe offrire una possibilità in più, ma sarà necessario capire se il colombiano riuscirà a dare garanzie concrete. Anche l'adattamento di Çelik a piede invertito resta un'opzione, senza però rappresentare necessariamente la soluzione ideale.
La solidità difensiva resta il vero problema
Il passaggio alla difesa a tre non ha impedito al Rennes di trovare due reti e di mettere in difficoltà la Juventus. Il primo gol nasce da una situazione nella quale i bianconeri non riescono a leggere correttamente l'azione, mentre il secondo arriva su calcio di rigore dopo il tocco di mano di Douglas Luiz. L'episodio è sfortunato, ma non può diventare un alibi per una squadra che continua a concedere troppo.
Il centrocampo più folto può aiutare a proteggere la difesa e a controllare meglio le zone centrali, ma il lavoro deve essere collettivo. I difensori devono mantenere le distanze, gli esterni devono rientrare con attenzione e i centrocampisti devono essere pronti a coprire gli spazi quando la squadra perde il pallone. Contro il Rennes, questo equilibrio è mancato a più riprese.
La Juventus ha chiuso la partita con 14 tiri contro i 16 degli avversari, nonostante una percentuale di possesso superiore al 53%. Numeri che raccontano una gara equilibrata sul piano del volume di gioco, ma nella quale i bianconeri non sono riusciti a imporre un controllo costante. La squadra ha avuto le occasioni per vincere, compreso il gol di Lucumí annullato nel finale, ma ha anche lasciato al Rennes troppe possibilità per rendersi pericoloso.
Il 3-5-2 può essere un'alternativa, ma non per tutte le occasioni
Il pareggio contro il Rennes non promuove definitivamente il nuovo sistema, ma offre a Spalletti una soluzione da valutare con attenzione. La presenza di due attaccanti può valorizzare Woltemade, mentre un centrocampo più strutturato può aiutare la squadra a gestire meglio alcune fasi della partita. Anche la possibilità di sfruttare le corsie esterne con maggiore continuità rappresenta un elemento interessante.
Resta però il problema della rosa. La Juventus dispone di numerosi giocatori offensivi capaci di agire da esterni o trequartisti e, quando saranno tutti a disposizione, sarà difficile immaginare il 3-5-2 come sistema fisso senza rinunciare a diverse soluzioni. Gli infortuni possono rendere questa disposizione particolarmente utile in determinati momenti, ma Spalletti dovrà trovare un equilibrio tra le caratteristiche dei singoli e le esigenze della squadra.
Il punto non è scegliere un modulo e considerarlo la risposta a ogni problema. La Juventus deve trovare una struttura che permetta ai suoi giocatori migliori di rendere al massimo, senza perdere compattezza e senza continuare a concedere occasioni evitabili. Il 3-5-2 può essere una strada, ma dovrà essere accompagnato da una crescita nella fase difensiva e da una maggiore continuità nell'interpretazione della partita.
La Juventus ha trovato una strada, ma deve ancora percorrerla
Il 2-2 contro il Rennes lascia in eredità qualche segnale positivo, soprattutto per la prestazione di Woltemade e per le prime risposte offerte dal nuovo assetto. La Juventus ha reagito dopo essere andata sotto, ha cercato la vittoria fino all'ultimo e ha trovato anche il gol del possibile sorpasso, poi annullato dal VAR.
Ma sarebbe un errore considerare questo pareggio come la prova che la squadra abbia finalmente imboccato la strada giusta. Le fragilità difensive restano, la fascia sinistra continua a rappresentare un problema e Kolo Muani non ha ancora trovato la continuità necessaria per essere un partner affidabile del centravanti tedesco.
Spalletti ha ora un'alternativa in più da valutare, ma dovrà capire se riproporla già nella prossima partita di campionato e con quali interpreti. Il 3-5-2 può dare equilibrio e valorizzare Woltemade, ma non può risolvere da solo le difficoltà di una Juventus che continua ad alternare buone iniziative a errori che compromettono il risultato. La strada per uscire dalla crisi è ancora lunga: qualche indicazione è arrivata, ma servono conferme.
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