McKennie, l'insostituibile: il soldato di Spalletti guida anche gli Stati Uniti
Ci sono giocatori che si valutano con i gol, altri con gli assist. E poi ci sono quei calciatori che diventano indispensabili semplicemente osservando una cosa: quando possono riposare, gli allenatori continuano comunque a tenerli in campo. Weston McKennie appartiene a quest'ultima categoria. Lo è per la Juventus di Luciano Spalletti e lo è, allo stesso modo, per gli Stati Uniti, che grazie anche alle sue prestazioni hanno conquistato l'accesso agli ottavi di finale del Mondiale.
L'uomo che non esce mai
I numeri raccontano una storia molto chiara. Nella terza gara del girone, contro la Turchia, con il primo posto già praticamente in cassaforte, il commissario tecnico americano ha rivoluzionato la formazione. McKennie, però, è rimasto ancora una volta il punto fermo della squadra, l'uomo dal quale non si può prescindere.
Anche nell'ultima sfida vinta 2-0 contro la Bosnia-Erzegovina il copione non è cambiato. Weston ha guidato il centrocampo americano con la solita intensità, lasciando il terreno di gioco soltanto nei minuti di recupero, accolto dagli applausi del pubblico. Un dettaglio che racconta perfettamente il peso specifico che ha assunto all'interno della nazionale statunitense.
Il giocatore che tiene insieme la squadra
McKennie non è soltanto un centrocampista. È l'equilibratore della squadra. Recupera palloni, copre gli spazi, accompagna l'azione offensiva, si inserisce senza palla, vince duelli fisici e garantisce una presenza costante in entrambe le fasi di gioco. È il classico giocatore "box to box", quello che ogni allenatore vorrebbe avere perché permette alla squadra di mantenere sempre intensità e compattezza.
Le sue qualità non si misurano soltanto nelle statistiche. Molto del suo lavoro passa inosservato, ma diventa fondamentale nell'economia della partita. Quando McKennie è in campo, gli Stati Uniti sembrano avere sempre un uomo in più nelle zone decisive del terreno di gioco.
Il soldato di Spalletti
È esattamente lo stesso motivo per cui Luciano Spalletti lo considera uno degli uomini chiave della sua Juventus. Nei mesi scorsi il tecnico bianconero aveva lasciato intendere quale fosse il rapporto con il centrocampista americano: McKennie è il classico giocatore che interpreta qualsiasi consegna tattica senza discutere, adattandosi alle esigenze della squadra. È il "soldato" che ogni allenatore sogna di avere, capace di sacrificarsi sempre per il bene del collettivo.
Proprio questa disponibilità gli permette di ricoprire più ruoli nel corso della stessa partita, garantendo alla Juventus la possibilità di cambiare assetto senza perdere equilibrio. Una caratteristica rara nel calcio moderno e che rende McKennie uno dei punti fermi del nuovo progetto tecnico.
Niente sirene di mercato: la Juventus riparte anche da lui
A differenza di altri compagni di squadra, attorno a McKennie non sembrano esserci particolari voci di mercato. Il recente rinnovo di contratto rappresenta un segnale chiaro della volontà della Juventus di ripartire anche dalle sue certezze. In una rosa destinata a cambiare profondamente durante l'estate, il centrocampista americano rappresenta una delle poche garanzie da cui costruire la squadra del futuro.
Ora all'orizzonte c'è l'ottavo di finale contro il Belgio, una delle sfide più impegnative del percorso mondiale degli Stati Uniti. L'assenza del centravanti titolare Folarin Balogun costringerà il commissario tecnico americano a trovare nuove soluzioni offensive, ma una certezza rimane: McKennie sarà ancora una volta il cuore pulsante della squadra. Magari non sarà lui a segnare il gol decisivo, ma è difficile immaginare gli Stati Uniti senza il suo dinamismo, la sua personalità e quella straordinaria capacità di fare sempre la cosa giusta al servizio della squadra.
Ed è forse proprio questa la qualità più preziosa di Weston McKennie: non avere bisogno dei riflettori per essere uno dei giocatori più importanti della Juventus e della nazionale americana.
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