Moretti a RBN: "Calciopoli fu Tragediopoli. La crisi del nostro calcio iniziò allora. E sul caso Rocchi..."
Ospite di Fuori di Juve, trasmissione di Radio Bianconera, è stato Alvaro Moretti, vicedirettore de Il Messaggero, che ha parlato dell'inchiesta che sta investendo la classe arbitrale italiana partendo però da Calciopoli: "Fa abbastanza impressione vedere oggi questa situazione. Calciopoli? No, ci sono dei presupposti e dei parametri molto diversi. Sono sempre rimasto convinto che questo resta un fiume carsico. Ovviamente quello che è successo, soprattutto per gli esiti, e devo dire soprattutto per quella assegnazione dello scudetto che resta per me una macchia indelebile, essendomi molto battuto perché non fosse assegnato all'Inter quello scudetto che doveva, per quelle che erano le carte in quel tempo. Sono passati vent'anni, le proprietà delle società sono cambiate e sono cambiati i protagonisti. Però Io credo che i tifosi ancora oggi quando vedono una cosa del genere hanno l'istinto di chiedere vendetta".
E ha continuato: "Ricordatevi che tutta quella storia portò al famoso tavolo della pace che non portò a nessuna pace. Perché c'erano delle fattispecie simili e non si andava a un processo sportivo soltanto perché c'era stata una prescrizione, peraltro generata da un clamoroso errore dell'Ufficio indagini. Quando l'allora designatore Bergamo nel 2006 disse 'Ma io parlavo pure con Facchetti, parlavo con Moratti, Capello, Sacchi...' si decise di non aprire nessun fascicolo, creando i presupposti di quelli che nel 2011 poi portarono Palazzi a dire che l'Inter e altre squadre avevano commesso dei reati simili a quelli del processo del 2006, ma che non potevano essere processati perché c'era una prescrizione. Calciopoli fu Tragediopoli, perché il calcio in quella occasione dimostrò che è campanile, e in generale lo è l'Italia da questo punto di vista. Si dimostrò non dissimile a quello che accadde in Francia ai tempi della rivoluzione francese. Per la voglia di veder rotolare le teste, di fatto ha ucciso i corpi e ha ucciso il corpo del calcio italiano. Non è casuale che il calcio oggi versi in questa crisi, ed è il figlio di vent'anni fa in cui a un certo punto il principale azionista del calcio italiano era, è e rimane, lo juventinismo. Se tu umilii a quel punto la Juve, perché a quell'epoca si poteva scegliere anche probabilmente una strada diversa, visto che si è innovato il diritto e si è creato un reato associativo, una minaccia, si poteva benissimo creare la il presupposto per cui venivano puniti i dirigenti, ma non le squadre, non le società. Questo avrebbe comportato che la Juventus, per esempio, sarebbe rimasta tecnicamente più o meno simile a quella che era l'Italia. Avrebbe avuto probabilmente una minore flessione dal punto di vista tecnico. Da quel momento solo una Champions con l'Inter e le vittorie di Atalanta e Roma. In quegli anni noi abbiamo un campionato con le famose 7 sorelle, con 7 squadre che si alternano al primo posto in classifica ed erano tutte in grado di arrivare a una finale europea".
E sull'inchiesta arbitrale, Moretti ha detto: "Ad oggi è Arbitropoli. Al momento i reati contestati sono di una frode sportiva. Però a quale fine? Io credo che rispetto all'altra volta dobbiamo stare attenti. Intanto è cambiata anche la procedura. L'altra volta, noi abbiamo scoperto tutto proprio in questo periodo, con un avviso di chiusura indagini con 41 indagati, con 34 partite attenzionate. E con circostanze tutte smentite dalle sentenze. Tutte perché il il reato alla fine contestato è stato un'associazione per delinquere per una minaccia di truffa sportiva. Perché nel in tutte le carte, fino alla Cassazione, non c'è nessuna partita, almeno di quelle che riguardarono la Juventus, che risulta essere stata truccata o l'esito condizionato. Oggi noi dobbiamo aspettare, perché? Al momento noi non sappiamo ah se ci sono intercettazioni. Le quali intercettazioni, però, possono essere autorizzate in caso il cui reato sia un reato associativo. Al momento questo reato non è stato contestato. Quindi direi che è molto presto. Una cosa la posso dire, che rispetto a Calciopoli, se vogliamo dirla, in questo caso il condizionamento della gara è molto più forte, mentre per Calciopoli asseritamente si parla di contatti precedenti alle partite e addirittura alcune volte sono stati contestati i comportamenti successivi alle partite, qui gli interventi da parte del disegnatore, del supervisore eccetera vengono fatti nel cuore della partita".
E su Gianluca Rocchi ha detto: "Lo conosco. Gli sono stato anche vicino durante il processo di Calciopoli, ci ha messo sempre la faccia e questo significa molto perché è una persona molto orgogliosa. Lui volle accettare questo che obiettivamente era un calvario e per me un calvario ingiusto. Poi è stato assolto. Ora il tema è quello di favorire nelle designazioni una squadra piuttosto che l'altra, è ovvio che ti devi porre il problema quando entrano in scena le squadre".
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