Da regista a condottiero: il lungo viaggio bianconero di Fabio Capello

Da regista a condottiero: il lungo viaggio bianconero di Fabio CapelloTUTTOmercatoWEB.com
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di Nerino Stravato

Ottant'anni vissuti da protagonista. Il 18 giugno 1946 nasceva Fabio Capello, uno dei personaggi più vincenti e influenti della storia del calcio italiano, legato alla Juventus da un percorso che lo ha visto protagonista prima sul campo e poi in panchina.

La storia tra Capello e la Juventus inizia nell'estate del 1970. Arrivato a Torino dalla Roma, il centrocampista friulano diventa rapidamente uno dei punti di riferimento della squadra bianconera. In sei stagioni colleziona oltre 200 presenze ufficiali e contribuisce alla conquista di tre Scudetti, mettendo in mostra quelle qualità di leadership, personalità e intelligenza tattica che caratterizzeranno successivamente anche la sua carriera da allenatore.

Dopo aver costruito una carriera straordinaria in panchina, culminata con numerosi successi alla guida di Milan, Roma e Real Madrid, oltre alle vittorie internazionali con i rossoneri, Capello torna alla Juventus nell'estate del 2004. È il ritorno di un uomo che conosce perfettamente l'ambiente bianconero e che si trova a guidare una delle squadre più forti della storia recente del club.

L'organico a sua disposizione è impressionante: Buffon, Zebina, Cannavaro, Thuram, Zambrotta, Emerson, Vieira, Nedved, Camoranesi, Ibrahimovic, Trezeguet, con un capitano come Del Piero pronto a fare la differenza. Una squadra che ancora oggi viene ricordata dai tifosi come una delle più forti mai vestite di bianconero.

Sul campo arrivano due primi posti consecutivi nei campionati 2004-05 e 2005-06. Successivamente le vicende legate a Calciopoli porteranno alla revoca dei due Scudetti, aprendo una delle pagine più controverse della storia del calcio italiano.

Proprio in occasione del suo ottantesimo compleanno, Capello è tornato a parlare di quel periodo in una lunga intervista concessa a Ivan Zazzaroni. L'ex tecnico bianconero ha ribadito ancora una volta una posizione che non ha mai cambiato negli anni: quei titoli, secondo lui, furono conquistati sul campo da una squadra di valore assoluto, che non aveva bisogno di alcun aiuto per imporsi sugli avversari. Una convinzione che continua a sostenere con la stessa fermezza mostrata durante tutta la sua carriera.

Al di là delle polemiche e delle interpretazioni, resta il peso di una carriera straordinaria. Da giocatore ha contribuito ai successi della Juventus degli anni Settanta; da allenatore ha guidato una delle formazioni più forti dell'epoca moderna. Due capitoli diversi, ma uniti da un filo comune: il forte legame con il mondo bianconero.

Nel giorno del suo ottantesimo compleanno, la Juventus e i suoi tifosi ricordano quindi una figura che ha attraversato epoche differenti della storia del club, lasciando un segno profondo sia in campo che in panchina. Una vita di calcio, successi e personalità, vissuta per molti anni anche a fortissime tinte bianconere.