La sicurezza dei calciatori prima del risultato: gli scontri in campo e i rischi del calcio
La tragica morte di Jesús de Miguel, attaccante del Tenerife, dopo lo scontro con il portiere dell'Andorra Jesús Owono, ha riportato al centro dell'attenzione un tema che troppo spesso viene sottovalutato: la sicurezza dei calciatori durante le azioni di gioco.
L'episodio è avvenuto il 2 novembre 2026, nel finale della partita tra Tenerife e Andorra. Durante un'uscita, il portiere Owono è intervenuto sul pallone colpendo con il ginocchio il petto dell'attaccante avversario. De Miguel è rimasto a terra e ha avuto un arresto cardiaco. Trasportato in ospedale e ricoverato in terapia intensiva, è morto il giorno successivo, a soli trent'anni.
Una tragedia che ha scosso il mondo del calcio e che impone una riflessione: quanto siamo consapevoli dei rischi che possono derivare da uno scontro di gioco?
Non si tratta soltanto di stabilire se un contrasto sia regolare o meno, né di invocare automaticamente sanzioni più severe. Il regolamento prevede già provvedimenti per gli interventi imprudenti, negligenti o effettuati con vigoria sproporzionata. Il problema è anche culturale e riguarda la consapevolezza dei calciatori.
La voglia di arrivare per primi sul pallone, la pressione del risultato, la tensione della partita e la stanchezza possono portare un giocatore a compiere, in una frazione di secondo, un gesto estremamente rischioso. Non sempre c'è la volontà di fare male all'avversario, ma le conseguenze possono essere gravissime.
È proprio per questo che occorre insistere sulla prevenzione e sulla sensibilizzazione. Ogni calciatore dovrebbe essere consapevole che, in determinate situazioni, un intervento scomposto può mettere seriamente in pericolo l'incolumità di un collega.
Il regolamento c'è già: cosa prevede la Regola 12
Per comprendere il problema bisogna partire dalle regole del gioco. La Regola 12 dell'IFAB, quella dedicata a falli e scorrettezze, prevede già una distinzione tra interventi imprudenti, negligenti e condotti con vigoria sproporzionata.
Un calciatore che interviene in maniera imprudente commette un'infrazione per la quale è previsto un calcio di punizione, ma non necessariamente un provvedimento disciplinare. Quando invece l'intervento è negligente, il giocatore deve essere ammonito. Se utilizza una forza eccessiva o mette in pericolo l'incolumità dell'avversario, l'intervento viene considerato condotta violenta e può comportare l'espulsione.
Il regolamento, quindi, non è privo di strumenti per sanzionare i comportamenti pericolosi. La valutazione spetta all'arbitro, che deve considerare la dinamica dell'azione, l'intensità del contatto e il rischio corso dall'avversario.
Questo non significa che ogni collisione debba essere punita con un cartellino rosso. Nel calcio esistono contatti inevitabili e situazioni nelle quali due giocatori arrivano contemporaneamente sul pallone. Ma proprio per questo diventa fondamentale distinguere un normale contrasto da un intervento che, per modalità e intensità, mette a rischio l'incolumità di chi lo subisce.
Il punto, dunque, non è soltanto aumentare le sanzioni, ma fare in modo che i calciatori comprendano sempre meglio la responsabilità che accompagna ogni intervento.
Gli episodi che hanno segnato la storia del calcio
Quello di De Miguel non è purtroppo un caso isolato. Nel corso degli anni si sono verificati episodi che dimostrano quanto possa essere pericoloso uno scontro di gioco, soprattutto quando un portiere esce per contendere il pallone a un attaccante.
Uno dei precedenti più drammatici del calcio italiano risale al 22 novembre 1981. Durante Fiorentina-Genoa, il capitano viola Giancarlo Antognoni venne colpito alla tempia sinistra dal ginocchio del portiere rossoblù Silvano Martina, intervenuto in uscita per anticiparlo. Il centrocampista riportò una grave frattura cranica e il suo cuore si fermò per circa trenta secondi. Furono decisivi i soccorsi immediati: il massaggiatore della Fiorentina Ennio Raveggi e il medico del Genoa Pierluigi Gatto intervennero per rianimarlo. Antognoni venne sottoposto a un delicato intervento chirurgico e, dopo la convalescenza, riuscì a tornare a giocare, partecipando anche al Mondiale del 1982.
Un altro episodio che riguarda da vicino la storia della Juventus è quello di Filippo Inzaghi. Il 15 aprile 1998, durante la semifinale di ritorno di Champions League contro il Monaco, l'attaccante bianconero fu costretto a lasciare il campo dopo pochi minuti a causa di una profonda ferita al labbro, conseguenza di uno scontro con il difensore Diawara. Un episodio che ricorda come anche un contrasto possa provocare conseguenze fisiche importanti.
Nel 2006 il mondo del calcio rimase impressionato dall'infortunio di Petr Čech. Il 14 ottobre, durante Reading-Chelsea, il portiere ceco riportò una frattura cranica depressa in seguito a uno scontro con Stephen Hunt. Fu sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza e tornò a giocare nel gennaio 2007 indossando un caschetto protettivo, diventato poi uno dei tratti distintivi della sua carriera.
Nel gennaio 2010 fu Cristian Chivu a vivere un'esperienza drammatica. Durante Chievo-Inter, il difensore rumeno riportò una frattura cranica in seguito a uno scontro di gioco con Sergio Pellissier. Fu necessario un intervento chirurgico per trattare l'ematoma e Chivu dovette affrontare un lungo periodo di recupero prima di tornare in campo.
Più recentemente, il 25 luglio 2022, il portiere Kamil Grabara, oggi alla Juventus, rimase vittima di un violento scontro durante una partita del Copenhagen contro l'AaB. Il club danese comunicò che il giocatore aveva riportato fratture al volto e che sarebbe stato sottoposto a un intervento chirurgico.
Un altro caso che ha fatto molto discutere è quello di Gianluigi Donnarumma. Il 18 dicembre 2024, durante Monaco-Paris Saint-Germain, il portiere italiano rimase ferito al volto in uno scontro con Wilfried Singo. L'impatto provocò profonde ferite alla guancia destra, per le quali furono necessari dieci punti di sutura.
Il problema non è soltanto l'uscita del portiere
Gli episodi ricordati non riguardano tutti la stessa dinamica e non sarebbe corretto ricondurre ogni infortunio a un'unica tipologia di intervento. Il tema, però, è comune: la necessità di tutelare l'incolumità dei calciatori in ogni situazione di gioco.
Le uscite dei portieri rappresentano sicuramente uno dei momenti più delicati. Quando l'estremo difensore abbandona la propria area per contendere un pallone a un attaccante, la velocità dell'azione e la vicinanza tra i due giocatori possono rendere il contatto particolarmente pericoloso.
Il ginocchio sollevato durante un'uscita, per esempio, non costituisce automaticamente un'infrazione. Tuttavia, se il gesto provoca un contatto con l'avversario, soprattutto all'altezza del volto o del torace, la sua pericolosità deve essere valutata con grande attenzione. Lo stesso vale per gli interventi con il pugno: un gesto utilizzato per respingere il pallone può diventare estremamente rischioso se finisce per colpire l'avversario, in particolare alla testa.
Non è quindi sufficiente parlare genericamente di gesti consentiti o vietati. Occorre valutare le modalità dell'intervento, la dinamica del contatto e il grado di pericolosità, applicando le disposizioni previste dal regolamento.
E il discorso non deve riguardare soltanto i portieri. Contrasti aerei, interventi in scivolata, palloni contesi a distanza ravvicinata e situazioni nelle quali i giocatori arrivano l'uno contro l'altro ad alta velocità possono trasformarsi in occasioni di grave pericolo. La prevenzione deve riguardare tutte queste situazioni.
Serve una maggiore cultura della sicurezza
FIFA e UEFA hanno già promosso campagne di sensibilizzazione sui traumi cranici e sulle commozioni cerebrali, sottolineando l'importanza di riconoscere tempestivamente i segnali di un infortunio e di non sottovalutare i rischi. Ma la prevenzione deve cominciare anche prima che si verifichi un trauma.
La sensibilizzazione dovrebbe coinvolgere calciatori, allenatori e settori giovanili. Bisognerebbe insegnare a riconoscere le situazioni nelle quali la ricerca del pallone può trasformarsi in un intervento pericoloso, favorendo comportamenti più responsabili.
Il calcio è uno sport di contatto e il contrasto fa parte del gioco. Non si può eliminare ogni rischio, ma si può lavorare per ridurre quelli evitabili. La tutela dell'avversario deve essere un principio che accompagna ogni gesto tecnico, anche nei momenti più concitati della partita.
Perché alla fine c'è una considerazione che dovrebbe essere più forte di qualsiasi risultato: perdere un pallone, concedere un gol o addirittura una partita non può mai valere il rischio di provocare a un altro calciatore un danno che potrebbe accompagnarlo per tutta la vita.
La sicurezza viene prima del risultato. Sempre.
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