Udinese-Juventus, analisi tattica: Yildiz fuori ruolo, Boga decisivo da 9 e il nodo centravanti resta aperto
L’analisi tattica di Udinese-Juventus conferma ancora una volta come la squadra di Luciano Spalletti sia in continua evoluzione, ma anche come ci siano ancora alcuni nodi strutturali da risolvere, soprattutto nel ruolo di centravanti.
Il primo tema è quello dell’esperimento di Kenan Yildiz al centro dell’attacco dal primo minuto. Una scelta nata dal momento complicato di Jonathan David nelle partite precedenti e dall’assenza di Dusan Vlahovic. Il risultato, però, non è stato positivo. Yildiz è apparso spento, poco coinvolto e soprattutto lontano dalle zone di campo in cui riesce a fare la differenza.
Schierato inizialmente come riferimento centrale, il talento turco ha faticato a trovare tempi e spazi. Il suo gioco naturale è fatto di ricezioni laterali, conduzioni e uno contro uno vicino al vertice dell’area. Da centravanti, invece, è stato spesso schermato e poco servito con qualità.
Diverso, invece, l’impatto di Jeremie Boga, partito titolare sulla corsia sinistra. L’ivoriano ha garantito fin da subito strappo, imprevedibilità e capacità di saltare l’uomo, ma è con il cambio di posizione che la partita prende una direzione precisa.
Nel corso della gara, infatti, Spalletti inverte le posizioni: Yildiz torna a sinistra, mentre Boga viene spostato al centro dell’attacco. È qui che cambia tutto. Boga interpreta il ruolo con un’energia completamente diversa, portando quella aggressività che fino a quel momento era mancata.
Non è un centravanti classico, ma attacca la profondità, viene incontro con più cattiveria e prova a occupare l’area con maggiore convinzione. Ed è proprio da questa nuova interpretazione che nasce il gol: assist di Yildiz dalla sinistra e inserimento centrale di Boga, che finalizza da vero numero nove.
Un’azione che sintetizza perfettamente il senso della partita: Yildiz nel suo habitat naturale a creare superiorità, Boga dentro l’area ad attaccare lo spazio con decisione.
Il confronto con Jonathan David diventa inevitabile. Il canadese è un attaccante più pulito tecnicamente, con un controllo di palla più ordinato e una maggiore capacità di dialogo nello stretto. Tuttavia, quando viene schierato come unica punta contro difese chiuse e aggressive, fatica a incidere. Non è un attaccante di contatto e, quando non ha spazio, tende ad allontanarsi dalla zona pericolosa.
Le difficoltà di David si erano già viste nelle partite precedenti, contro difese fisiche e molto aggressive che ne hanno limitato l’impatto. Fa eccezione la prestazione contro il Sassuolo, dove aveva trovato più libertà e meno pressione diretta, riuscendo a esprimere al meglio le sue qualità.
Proprio per questo, se David vuole diventare un centravanti affidabile per la Juventus, dovrà aggiungere al suo repertorio quella componente che Boga ha mostrato chiaramente: l’atteggiamento. Più presenza, più cattiveria, più voglia di occupare l’area e di attaccare ogni pallone.
Dal punto di vista collettivo, la Juventus continua a consolidare una struttura sempre più vicina al 4-3-3. Locatelli resta il perno centrale del gioco, mentre i terzini Cambiaso e Kalulu garantiscono ampiezza e inserimenti, costringendo le difese ad allargarsi e liberando spazio per gli esterni offensivi.
In questo sistema, però, la presenza di un centravanti vero resta fondamentale. Un giocatore capace di fare da riferimento, di proteggere il pallone e di far salire la squadra. Ed è qui che torna centrale il nome di Dusan Vlahovic, che se rientrerà in buone condizioni potrà dare quella completezza oggi mancante.
La sensazione è che l’esperimento di Yildiz centravanti sia destinato a restare una soluzione temporanea. Il talento turco deve partire da sinistra per esprimere il massimo del suo potenziale.
Nel frattempo, la prova di Boga ha dato un’indicazione chiara: anche senza un vero numero nove, ciò che fa la differenza è l’interpretazione del ruolo. E da lì la Juventus dovrà ripartire.
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