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Vince una Juventus nuovamente da inventare:tra la sfortuna di Yildiz e la testuggine
C'è un tempo, all'alba di ogni stagione, in cui il futuro assomiglia a una promessa non scritta, a una pagina bianca che odora di inchiostro fresco e di erba appena tagliata, sotto le prime luci dorate d'agosto, quando persino l'aria di sera ha il sapore denso del desiderio. È il giorno dell'esordio, il primo atto di una liturgia laica che si rinnova ogni anno sotto il cielo d'agosto. La malasorte, vecchia bestia randagia che fiuta l'entusiasmo degli uomini per guastargli la festa, ha scelto di azzannare subito la gola. Kenan Yildiz, il ragazzo con il dieci sulle spalle – quel numero che porta il peso e la grazia di una stirpe leggendaria, un ricamo di seta dorata che sembra quasi galleggiare sul tessuto della maglia – si è infortunato gravemente, tradito dal destino alla prima curva del viaggio. Una tegola pesante, un tonfo sordo che ha gelato il sangue di chi ama la Juventus e vede in quel talento puro il riflesso di un'aurora che fatica a compiersi. Un istante prima il campo era una tela pronta a essere dipinta dai suoi piedi leggeri; un istante dopo, si è trasformato in un deserto d'ombra. A volte il destino si diverte a giocare a dadi con i sogni, e i dadi cadono sempre dal lato sbagliato.
Guardando quel corpo giovane fermato dal dolore, viene in mente la lezione di Eduardo Galeano ne Il libro dei abbracci, quando ricorda che la storia umana è un viaggio costante tra il vento della grazia e le intemperie del caso. La sfortuna non ha un volto, non ha una morale; è semplicemente un accidente cieco che irrompe nel campo verde per ricordarci la fragilità di ogni disegno tattico, la vanità di ogni lavagna luminosa. Un infortunio all'esordio è uno schiaffo in piena notte. Spezza il ritmo, svuota l'aria, costringe a riscrivere in un battito di ciglia le coordinate di un'intera annata, lasciando un silenzio sospeso nello stadio, come se la musica si fosse interrotta sul più bello del ballo.
Eppure, chi conosce la letteratura e la vita sa che i momenti di grazia negata celano spesso un rovescio segreto. Ci sono stagioni che nascono sotto il segno della catastrofe e finiscono per scolpirsi nella pietra della leggenda proprio perché gravate da un dolore iniziale. Il numero dieci non è una semplice cifra stampata sulla stoffa. È un vessillo, un fardello metafisico. Indossarlo alla Juventus significa farsi carico di un'eredità pesante come la storia stessa del club, un filo invisibile che lega i piedi di oggi alle ombre illustri di ieri, a quei fantasmi eleganti che ancora volteggiano sui prati d'Europa. Quando Yildiz ha preso quel numero, ha accettato di camminare su un crinale sottile tra l'attesa e la consacrazione. Vederlo con un piede fratturato è un lutto collettivo, la privazione del fuoco che avrebbe dovuto scaldare le prossime domeniche d'autunno, quando le foglie secche cominceranno a volare sugli spalti.
La letteratura è piena di partenze interrotte, di eroi costretti a fermarsi sulla soglia del tempio. Fëdor Dostoevskij, nelle pagine di Delitto e castigo, ci ha insegnato che l'uomo si misura non da ciò che gli accade, ma da come attraversa il deserto che gli viene imposto. L'assenza di Kenan non è soltanto la perdita di un dribbling illuminante o di un tiro a giro che sa di carezza e violenza; è un vuoto emotivo che la squadra deve imparare a colmare in fretta, trasformando il rimpianto in una riserva di energia ferina.
Quando il giocatore più brillante cade, il collettivo si trova davanti a un bivio: perdersi nell'alibi della sfortuna o stringersi a coorte, anzi, a testuggine. La testuggine. Nelle cronache delle antiche legioni romane, non era una formazione difensiva passiva, ma un blocco monolitico di scudi sovrapposti che avanzava implacabile sotto una grandine di frecce nemiche. Un'unica creatura di ferro e cuoio che respirava all'unisono, dove il battito del singolo diventava il rombo dell'intero esercito. Ognuno proteggeva il compagno alla propria sinistra e alla propria destra; lo spazio tra un uomo e l'altro si azzerava, e il ferro nemico scivolava via senza trovare breccia.
È questa la risposta che la Juventus è chiamata a dare adesso. La malasorte ha scoccato la sua freccia migliore alla prima giornata, ma la squadra non può permettersi il lusso di piangersi addosso. L'infortunio di Yildiz deve diventare il catalizzatore di una metamorfosi morale. Nelle grandi narrazioni epiche, la ferita dell'eroe costringe i compagni di viaggio a farsi carico della sua parte di destino. Ieri sera qualcosa del genere contro il Parma si è visto. Il pallone, stasera a Torino ha prima sbadigliato e poi preteso giustizia.
Nel primo tempo la Juventus è stata un fantasma vestito di strisce, un respiro corto che cercava un senso tra le linee e non lo trovava. David, immobile e smarrito, sembrava un estraneo capitato per errore su un palcoscenico troppo grande, un naufrago che guardava la palla passargli accanto come un treno mancato. La noia pesava sull'aria come una cappa di piombo. Poi, al sessantaduesimo, il tempo ha cambiato corsia. È bastato l'ingresso di NIko Gonzalez per strappare il copione: uno scatto, un lampo di insolenza e la partita si è spaccata in due, come un ramo secco che cede all'improvviso. Da quel momento il campo ha ripreso a respirare. La panchina ha continuato a dettare la legge dei ribelli: Koopmeiners è arrivato puntuale a firmare il raddoppio, a ricordare che le fortune di una squadra spesso si pescano tra chi aspetta il proprio turno con la rabbia in tasca. C'è ancora tanta terra da dissodare, un cantiere aperto dove il gioco fatica a farsi fiume e resta torbido, a tratti impacciato. Ma nel frattempo, tra le crepe di una manovra che cerca ancora la sua anima, la porta è blindata da una certezza: Vicario, un guardiano sicuro che sa mettere le mani dove gli altri mettono paura.
La testuggine comincia a prender forma.
Alessandro Manzoni, nei capitoli dei Promessi Sposi in cui la peste e la sventura mettono a nudo l'anima dei personaggi, ci mostra come le prove collettive possano dissolvere le vanità individuali per fare spazio a una solidarietà più dura, ruvida, ma autentica. Senza la pennellata di velluto del suo artista più puro, la Juventus deve scoprire una bellezza diversa: quella della trincea, del lavoro oscuro, della sofferenza condivisa sotto la pioggia battente. Non c'è grazia estetica senza la durezza della materia grezza. La storia di questo campionato bianconero ha rischiato di cambiare subito genere: da commedia brillante a tragedia in divenire, con la possibilità concreta di redimersi nel finale. La sfortuna ha provato a spegnere la luce, ma la reazione degli uomini veri trasforma ogni inciampo in un propulsore.
La testuggine si chiude a riccio, serra i ranghi, compatta le linee. Non si tratta soltanto di difendersi da un avversario in carne e ossa, ma di resistere al demone dello scoramento. Yildiz tornerà, e quando rimetterà piede sul prato verde - quando il suo talento tornerà a pettinare il vento - troverà una squadra che nel frattempo ha imparato a soffrire, a lottare con il sudore della fronte e la bava alla bocca, riscoprendo il senso profondo dell'appartenenza.
Perché la malasorte può ferire un campione, ma non può abbattere un'idea collettiva se questa decide di farsi scudo e cammino. E allora, buona fortuna a chi resta in trincea: il campionato è appena iniziato, e le storie più belle sono quasi sempre quelle che nascono storte, scritte con il fango sulle scarpe e le stelle negli occhi.
Roberto De Frede
Di Marzio: “Atalanta su Cabal. Per la Juve ipotesi Tagliafico”
Come riporta Gianluca Di Marzio l'Atalanta di Maurizio Sarri continua a seguire attentamente Juan Cabal, terzino sinistro colombiano in uscita dalla Juventus. L'ex tecnico bianconero vorrebbe a tutti i costi il classe 2002 a Bergamo e vorrebbe averlo con sé in rosa. A tal proposito, qualora i piemontesi riuscissero a fare cassa, sempre secondo come riporta l'esperto di mercato, potrebbero puntare su Nicolas Tagliafico. L'argentino, in scadenza di contratto con il Lione nel 2027, potrebbe essere il tanto desiderato rinforzo sulla corsia sinistra per Luciano Spalletti. Tutto dipenderà dalla cessione di Cabal, dopodiché i bianconeri lavoreranno per rinforzare la rosa sulla corsia esterna con il vice campione del mondo che adesso sembrerebbe in cima alla lista.
Adzic si prende il Sassuolo. La Juve si gode ed osserva la crescita
Vasilije Adzic nel corso dell'attuale sessione di calciomercato si è trasferito in prestito al Sassuolo per trovare maggiore spazio e continuità e mettersi in mostra a pieni giri. Dietro la decisione della Juve la voglia di far sviluppare un ragazzo cresciuto alla Continassa in vista del futuro ma, alla luce dei problemi che i bianconeri riscontrano in mezzo al campo, sono sorti alcuni dubbi sul fatto se sia stata la decisione corretta o meno quella di lasciarlo andar via. L'avvio di stagione del montenegrino ha già molitissimo da raccontare: gol all'esordio in Coppa Italia e splendida giocata per servire Volpato. Inoltre, il dato più eclatante è il minutaggio: 196 minuti già disputati, gli stessi che la scorsa stagione ha messo a referto durante l'anno con la maglia della Juve sotto la guida di Luciano Spalletti. Nell'attuale centrocampo bianconero, il montenegrino avrebbe probabilmente rappresentato una soluzione numerica in più a disposizione del tecnico toscano, ma la scelta di mandarlo a giocare con continuità, potrebbe rivelarsi molto più importante per il suo percorso di crescita e per il futuro della rosa rispetto a un'altra stagione trascorsa prevalentemente ai margini a Torino. Il tempo è dalla sua parte, se riuscirà a non perdersi e a sfruttare questa occasione emiliana per continuare a migliorare giorno dopo giorno e arrivare a diventare un punto cardine della Juve del futuro.
Juve-Sarr, i dettagli dell’operazione. Prestito con diritto di riscatto
La Juventus avrebbe trovato l'accordo con il Tottenham per l'acquisto di Pape Sarr. Come riportato da "Sportmediaset", i bianconeri avrebbero superato la concorrenza di Besiktas e Monaco trovando un accordo con gli inglesi per il prestito oneroso del cartellino a 3 milioni di euro, riservandosi il diritto di riscatto a fine stagione per una cifra ammontante a 30 milioni di euro. Il senegalese ha già trovato l'accordo verbale con il club piemontese e proprio la sua volontà di volersi trasferire in Italia è ciò che ha fatto la differenza per riuscire a superare la concorrenza. Spalletti dunque ha il proprio rinforzo, altro innesto in casa Juve.
Le contropagelle di Juventus-Parma, a cura di Marco Edoardo Sanfelici
VICARIO 7 “Nuntio vobis gaudium magnum: habemus ianitorem (porta dicesi ianua)” Con quel cognome che si ritrova, saranno frequenti le citazioni ciceroniane. Terra terra: alla Juve puoi stare a guardare la partita dalla porta per 65 minuti, ma se Romero di testa azzecca l’occasione buona, il portiere targato Juventus la annulla. Perchè la porta bianconera non ha eguali. E Guglielmo Vicario lo ha capito.
KALULU 6,5 Primo tempo da mediano di spinta aggiunto, ripresa più di posizione, anche in relazione al corposo tentativo di reazione del Parma dopo il primo goal subito. Pierre è corsa, sostegno, cross, sacrificio e continuità.
BREMER 6,5 Figurarsi se Lontani può impensierire Gleison… Romero invece gli crea non pochi grattacapi, sfiorando la rete, dopo di che finisce lì. Cerca di testa di bissare Frosinone, ma gli va solo vicino.
LUCUMI 6 Esordio in “sacra casacca” davanti ai tifosi di casa, sporcato dopo pochi minuti da un giallo comminato dal solito protervo arbitro di dubbio valore. Giocare centrale per 65 minuti col peso dell’ammonizione non è affatto facile, ma John se la cava. (KELLY 5,5 Folle l’intervento a tre quarti di campo nostro con perdita di palla e creazione di pericolo gratuito)
CELIK 6,5 A sinistra per necessità, non sbaglia un intervento e spadroneggia in lungo e in largo sulla sua fascia. Gradita sorpresa che la Roma ha perduto e che adesso ci godiamo. Equilibrato nelle uscite e subito dopo in posizione di copertura con semplicità
LOCATELLI 6,5 Ora non imposta più di continuo, ora fa da paravento ad eventuali palle perse di D.L., applicato a recuperare e a spazzare in tutti modi. La giacchetta fucsia non sa di calcio e lo ammonisce per un anticipo sull’avversario con pallone colpito e rinviato. Se il suo ruolo era importante prima, ora la sua presenza diventa fondamentale.
DOUGLAS LUIZ 7 Domina il centrocampo e, udite udite, torna anche indietro. Ha una percentuale di passaggi azzeccati pari al 93% e vince il 56% dei contrasti. Partita sontuosa, nella speranza che sia la prima di una lunga serie. Va via di corsa in mezzo ad avversari che lo braccano, dando spettacoli e “gasando” la gente juventina.
CONCEICAO 7 Chico del mi corazon. Nella prima frazione di gioco solo lui dà un senso al prezzo del biglietto. Da destra il Parma subisce una vera gragnuola di affondi, di traversoni, di folate profonde. Effettua l’unico tiro della Juventus da fuori area prendendo il palo esterno a Corvi battuto. Nella ripresa ritorna umano. (CAMBIASO S.V. Dura poco la gara di Andrea, visto l’infortunio al piede destro che sa tanto di serio) (KOOPMEINERS 6,5 Non tocca tanti palloni, ma uno lo trasforma nella rete della tranquillità, da appena fuori area, in diagonale, fuori portata dell’estremo difensore ducale. Sta nel
DAVID 5 Della serie: non si cava più un ragno dal buco, nemmeno con la mosca preda della ragnatela. Assolutamente avulso. Esegue un tiro dal limite della forza di una “pirita” infantile. Mostra uno sguardo assente, in evidente rassegnazione. Dispiace, ma è proprio così. Solo il mister crede di poterlo impiegare sotto punta, ma anche lui si arrende allo scoccare dell’ora di gioco (NICO GONZALEZ 7 Il cambio che decide il match. Tanto David è scoraggiato, quanto Nico è motivato. Entra col piglio di chi vuole lasciare il segno e ci riesce. Dapprima prende il palo da 35 metri e poi, sulla respinta si proietta a ribadire in rete, con una lieve ma decisiva deviazione di Troilo. La fortuna aiuta gli audaci e Nico audace lo è. E poi dicono che i giocatori tra di loro si equivalgono…)
BOGA 5,5 Prova in tutti i modi a perforare la linea Maginot che Cuesta ha disegnato, sprintando e correndo fintando e mettendo in mezzo. Il risultato non è dei migliori e l’azione urta sempre contro i raddoppi della difesa. (ALAJBEGOVIC 6 Mezz’ora di campo per il ragazzo bosniaco all’esordio. Per carità, non fa vedere cose strabilianti, ma rompere il ghiaccio è l’obbiettivo e non demerita. Avrà tante altre occasioni per farsi apprezzare)
KOLO MUANI 5,5 Primo tempo impalpabile, passato in mezzo all’area di rigore gialloblù intasata come l’A10 la domenica sera. David gli monta sui piedi e soffre. Nico lo libera dalle sovrapposizioni e lo mette sul binario di spazi più agevoli. Risultato: maggiore pericolosità e più dialogo con i compagni. E’ sulla via del recupero psico fisico, ma ancora ce ne vuole.
SPALLETTI 7 Immagina la gara come un assalto a Fort Apache e imposta la squadra capace di agire in velocità, accerchiando l’area presidiata dai parmigiani. Morale della favola, un tiro di Chico da fuori area in 45 minuti. Rivolta allora l’impostazione tattica aprendo il campo con la tecnica di Nico, muovendo gli inserimenti tra le linee, azzeccando nella scelta, togliendo certezze alla difesa avversaria. Morale della favola: la partita si sblocca e, dopo un momento di terrore spazzato via da un Vicario enorme, il controllo è pressoché totale. Il raddoppio chiude i giochi e 6 sono i punti in classifica. Certo, il calendario aiuta, ma è pur vero che il passato è denso di occasioni sfumate o buttate nell’indifferenziato contro le squadre cosiddette “piccole”. Vincere non è mai facile, mai. Ora la truppa è attesa dal primo scontro al vertice col Milan di Amorim, scontro tra capolista, seppur alla seconda giornata. Si resta in attesa di notizie di mercato e di uscite dall’infermeria. La strada è lunga, ma dietro c’è un portiere, in mezzo c’è un brasiliano che dà segni di vita e davanti qualcuno la butta dentro. Non siamo poi così tanto malmessi, credendoci un poco.
Marco Edoardo SANFELICI
La Juve pensa a Tagliafico, ma deve uscire Cabal
Sono ultime ore di mercato molto calde in casa Juventus, i dirigenti sono a lavoro per portare a Luciano Spalletti gli ultimi rinforzi per completare la rosa. Stando a quanto riportato da Gianluca Di Marzio, i bianconeri avrebbero messo gli occhi su Nicolas Tagliafico, terzino sinistro del Lione.
L'affare è possibile ma prima deve uscire Cabal su cui ci sarebbe l'interesse dell'Atalanta. La sua uscita permetterebbe l'innesto dell'argentino che ha un valore di mercato di 4 milioni di euro, la Juventus, però, tratterebbe per il prestito.
David apre all'Atletico: la Juve parla con gli spagnoli
L'avventura di Jonathan David alla Juventus potrebbe chiudersi in queste ultime ore di mercato. Il giocatore è stato schierato ieri da Luciano Spalletti ed è stato protagonista di un'altra prestazione negativa uscendo tra i fischi dello Stadium.
In queste ore ci potrebbero essere degli sviluppi in merito alla sua situazione visto che l'Atletico Madrid sarebbe interessato al canadese. Come riportato da Fabrizio Romano le parti stanno trattando con lo stesso attaccante che avrebbe aperto al trasferimento in Spagna.
Tegola Juve: problema muscolare per Ekhator in allenamento
Dopo la vittoria casalinga contro il Parma la Juventus torna subito a lavoro per la partita di domenica contro il Milan. Questa mattina alla Continassa si è svolto l'allenamento dove i titolari hanno svolto un lavoro di scarico mentre per il resto del gruppo si è svolto l'allenamento a porte aperte. Nel corso della partitella Jeff Ekhator è stato costretto a fermarsi a causa di un problema muscolare alla coscia destra. Spalletti spera di non perdere di nuovo il suo giovane attaccante.
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