Accadde oggi – 18 luglio 2011: la prescrizione che segnò per sempre il caso Calciopoli
Ci sono date che, a distanza di anni, continuano a rappresentare un punto di svolta nella storia della Juventus e del calcio italiano. Il 18 luglio 2011 è una di queste. In quella giornata il Consiglio Federale della FIGC decise infatti di non revocare lo scudetto 2005-2006 assegnato all'Inter, nonostante pochi giorni prima la relazione del procuratore federale Stefano Palazzi avesse ricostruito una vicenda destinata a far discutere per molti anni.
La relazione Palazzi e la prescrizione
Il procuratore federale Stefano Palazzi, nella relazione depositata all'inizio di luglio 2011 dopo l'analisi delle intercettazioni emerse nel processo penale di Napoli, concluse che, qualora i fatti non fossero stati ormai prescritti, anche la posizione dell'Inter avrebbe potuto essere oggetto di deferimento per illecito sportivo, in relazione ai rapporti intercorsi con i designatori arbitrali dell'epoca.
La prescrizione, tuttavia, impedì qualsiasi procedimento disciplinare nei confronti del club nerazzurro e dei tesserati coinvolti. Il 18 luglio 2011, il Consiglio Federale stabilì inoltre che non esistevano i presupposti giuridici per procedere alla revoca dello scudetto 2005-2006, confermandone così l'assegnazione all'Inter.
Una decisione che divise il calcio italiano
Quella scelta provocò reazioni molto forti. La Juventus annunciò immediatamente la volontà di tutelare le proprie ragioni nelle sedi competenti, parlando di disparità di trattamento e rivendicando la necessità di fare piena luce sui fatti emersi.
Anche il dibattito pubblico si accese. L'allora presidente nerazzurro Massimo Moratti contestò duramente la relazione di Palazzi, arrivando ad affermare che il procuratore federale avrebbe dovuto vergognarsi per il contenuto del documento. Dall'altra parte, molti tifosi juventini videro proprio nella prescrizione il simbolo di una vicenda che, a loro giudizio, aveva colpito in modo diverso società coinvolte negli stessi fatti.
Nascono i termini "prescritti" e "scudetto di cartone"
Fu proprio dopo quei giorni che, nel linguaggio di una parte del tifo juventino, si diffusero definitivamente le espressioni "prescritti" e "scudetto di cartone", utilizzate per contestare l'assegnazione del titolo 2005-2006 e la mancata possibilità di valutare sportivamente i fatti ricostruiti dalla Procura Federale.
Al di là delle diverse interpretazioni che ancora oggi dividono tifosi e addetti ai lavori, resta un dato storico difficilmente contestabile: la relazione Palazzi ricostruì una serie di condotte che non poterono però essere giudicate sul piano disciplinare proprio a causa della prescrizione.
Una data che torna d'attualità
A quattordici anni di distanza, il tema del rapporto tra giustizia ordinaria e giustizia sportiva è tornato nuovamente al centro del dibattito calcistico. Le recenti vicende giudiziarie riguardanti i rapporti tra dirigenti dell'Inter e il sistema arbitrale hanno infatti portato la Procura competente a trasmettere gli atti alla Procura Federale, che dovrà effettuare le proprie valutazioni secondo le norme dell'ordinamento sportivo.
Si tratta di vicende diverse, riferite a periodi storici differenti e che dovranno essere valutate autonomamente dagli organi competenti. Tuttavia, per molti tifosi juventini, il ricordo del 18 luglio 2011 rende inevitabile il confronto con quanto accaduto allora. È anche per questo che quella data continua a rappresentare uno dei passaggi più discussi della storia recente del calcio italiano.
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