Baggio: "Non riesco ancora a perdonarmi per il Mondiale '94. E su Sacchi..."

Baggio: "Non riesco ancora a perdonarmi per il Mondiale '94. E su Sacchi..."TUTTOmercatoWEB.com
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di Fabiola Graziano

In un'intervista concessa a Il Corriere della Sera, l'ex leggenda della Juventus Roberto Baggio ha ricordato con amarezza la finale del Mondiale 1994 persa dall'Italia ai rigori con il Brasile proprio per un suo errore. Queste le sue parole:

"Mi sentii in colpa con tutti gli italiani. Volevo sparire. Provavo una vergogna infinita, una di quelle cose che ti restano addosso anche quando passano gli anni. Nemmeno oggi riesco a perdonarmi completamente. So che può sembrare strano, perché il calcio è fatto anche di errori, ma quel momento ha pesato tanto dentro di me.

Pessimo rapporto con allenatori come Lippi e Sacchi? A volte ho avuto la sensazione che alcuni allenatori facessero fatica ad accettare che attorno a un calciatore ci fosse tanta attenzione. Forse non era gelosia in senso banale, ma il bisogno di affermare un’autorità.

Sacchi al Mondiale '94? Il giorno prima della gara con la Norvegia mi disse che ero per l’Italia ciò che Maradona era per l’Argentina, però quando espulsero Pagliuca sostituì me anziché Casiraghi. Per quello dissi in mondovisione che era matto. Alla finale ci arrivai veramente provato, tanto che pensai che la mia presenza non fosse una priorità del Mister. Percepii una situazione ambigua. Forse si pensava che una vittoria senza di me avrebbe esaltato ancora di più il gruppo.  E forse, in caso di sconfitta, la mia assenza avrebbe potuto diventare un alibi. Sono pensieri che mi attraversarono in quel momento.

I brasiliani convinti che quel mio rigore fu deviato dal cielo? Pochi mesi prima era morto Ayrton Senna. So che in Brasile qualcuno ha pensato anche a questo, come se ci fosse stato un segno, qualcosa di più grande. Dicono che sia stato lui a deviare il pallone sopra la traversa. Sono cose che appartengono al mistero, alla sensibilità di ciascuno. Posso solo dire che quel pallone ancora oggi per me resta sospeso in un luogo difficile da raggiungere con le parole".