Un’occasione da champions afferrata!

Un’occasione da champions afferrata!TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:01Editoriale
di Roberto De Frede
A volte si danno occasioni che non concordano quasi mai con la situazione generale, occasioni nelle quali una parola, uno sguardo, un cenno confidenziale possono ottenere di più che non certi sforzi estenuanti prolungati per tutta la vita. F.Kafka

L’occasione è una divinità capricciosa. Gli antichi greci la chiamavano kairós, il tempo opportuno, raffigurato come un giovane con le ali ai piedi e un lungo ciuffo di capelli sulla fronte, ma calvo sulla nuca. Il messaggio era chiaro: puoi afferrarlo mentre ti viene incontro, ma una volta passato, non c’è appiglio che tenga. Nel calcio, come nella vita, l’occasione non è solo un evento statistico, è un bivio metafisico. La stagione della Juventus, costellata da quei punti persi che oggi pesano come macigni, si presta a una riflessione profonda che trascende la cronaca sportiva per farsi letteratura. È la narrazione del quasi, della sliding door che sbatte sul muso, del destino che si compie proprio attraverso ciò che non è accaduto.

In questa annata, abbiamo assistito a momenti in cui la virtù machiavelliana (la tattica, la grinta, la qualità tecnica) è parsa impotente di fronte agli argini non costruiti in tempo. I punti persi contro le cosiddette piccole non sono solo errori tecnici, ma fallimenti della phronesis (la saggezza pratica). Quando l'occasione si presenta e non viene colta, il segretario della seconda cancelleria della Repubblica Fiorentina ci ricorda che non è solo sfortuna: è una mancanza di sintonia con il ritmo della storia. La Juventus, in certi frangenti, è parsa quasi timorosa di urtare questa fortuna, lasciando che il kairós scivolasse via tra un passaggio sbagliato e un’esitazione di troppo, fisica e mentale.

Se c'è un poeta che ha fatto dell'occasione il centro della sua opera, è Eugenio Montale. Nelle sue Occasioni, il poeta cerca disperatamente un varco, una maglia rotta nella rete del determinismo che ci permetta di fuggire dalla monotonia del male di vivere. Le occasioni perse dalla Juventus sono i varchi che non si sono aperti. Quel pallone che scheggia il palo, quel rigore intuito, quella distrazione al 90° sono tutti momenti montaliani in cui la realtà sembrava poter prendere un’altra piega, ma è rimasta prigioniera di se stessa. Forse, come suggerisce il poeta genovese, l'errore è credere che l'occasione sia la norma, invece è l'eccezione, e la stagione della Juventus è solo il riflesso di una realtà che non concede sconti a chi non sa decifrare i propri amuleti. Se guardiamo con gli occhi del determinismo, ogni punto perso non è un errore casuale, ma la conseguenza logica di una serie di cause precedenti: preparazione, stato mentale, scelte societarie, acquisti e cessioni. In quest'ottica, non esistono occasioni perse, ma solo risultati inevitabili.

In definitiva, l’occasione persa è ciò che ci rende umani. Una Juventus perfetta, che coglie ogni punto e non sbaglia mai, sarebbe una macchina algida, priva di narrativa. Sono proprio i punti lasciati per strada a creare il pathos, a generare la discussione, a spingerci a chiederci "cosa sarebbe successo se...". Probabilmente questo ennesimo anno di transizione doveva essere così: un lungo esercizio di umiltà e di analisi dei propri limiti. Perché, come insegnano i padri, l’eroe non si definisce solo attraverso le sue vittorie, ma soprattutto attraverso il modo in cui guarda in faccia i propri fallimenti. Le occasioni perse non sono vuoti, sono ferite da cui, se si è intelligenti, può entrare la luce della comprensione per il futuro. Dopotutto, come scriveva Shakespeare nel Giulio Cesare: "C'è una marea / Nelle cose degli uomini, che presa / Quand'è alta, conduce alla fortuna; / Perduta questa, tutto il viaggio della vita / È confinato in secche e sventure. / Su tale mare in piena adesso galleggiamo, / E dobbiamo prendere la corrente quando serve / Oppure perdere il carico". (Bruto a Cassio, atto IV scena III).

La Juventus quest'anno è rimasta in secca su qualche fondale di troppo, ma il mare fortunatamente non smette mai di produrre nuove maree.

Le occasioni perse diventano allora non più un fardello del destino, ma il materiale didattico per la prossima costruzione. Se tutto fosse scritto, non avrebbe senso scendere in campo. È proprio quel margine che rende il calcio una forma d'arte: la possibilità che, nonostante tutto, l'uomo possa ancora decidere di cambiare il finale della partita, anche all'ultimo respiro. I punti persi dalla Juventus potrebbero essere la necessità narrativa di cui la squadra aveva bisogno per ritrovare la propria identità. Un successo ottenuto nonostante le occasioni sprecate avrebbe forse nascosto le crepe, invece il fallimento dell'occasione costringe alla nuda verità.

Nel calcio, come nella letteratura di Jorge Luis Borges, ogni partita è un "giardino dei sentieri che si biforcano". Abbiamo imboccato il sentiero del rimpianto, ma è proprio lungo questa strada che si tempra il carattere per la stagione a venire. L'occasione persa non è un vuoto, ma un debito che il destino contrae con chi ha la forza di ricominciare. A Lecce l’appuntamento con l’occasione per ricominciare: undici secondi, il tempo di un battito di ciglia, di un pensiero appena abbozzato, e Dušan Vlahović aveva già scaraventato il pallone in rete, trasformando il Via del Mare in un teatro del silenzio. C’è qualcosa di profondamente letterario in un gol segnato quando il cronometro non ha ancora finito di sgranchirsi le gambe: è il rifiuto del prologo, è un romanzo che inizia direttamente con il climax. Sarà l’inizio di un nuovo capolavoro bianconero?

Roberto De Frede