Bonini ricorda l'Heysel: "Non avrei mai immaginato di vivere un incubo del genere"

Bonini ricorda l'Heysel: "Non avrei mai immaginato di vivere un incubo del genere"TUTTOmercatoWEB.com
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di Claudia Santarelli
Massimo Bonini ricorda la tragedia dell'Heysel, domani, 29 maggio saranno passati 41 anni da quel tragico giorno.

Domani saranno 41 gli anni passati dalla tragedia dell'Heysel, episodio che ha scosso tutto il calcio e in particolare la Juventus, per cui è ancora una ferita aperta. Massimo Bonini, tramite le colonne di Tuttosport ricorda quel tragico giorno. 

"Sì, c’ero, ma mai avrei immaginato di vivere un incubo del genere. Non si può perdere la vita per guardare una finale di Coppa Campioni, non si può. L’errore più grande è stato fatto a monte: quello stadio non era adeguato ad ospitare una finale del genere. C’erano già stati dei tafferugli al mattino a Bruxelles, c’erano troppi segnali che ci fecero pensare. Ma come potevamo immaginare che degenerasse tutto così?".

"Se ho mai avuto paura di quella giornata? Sì, onestamente, perché anche a Basilea in finale di Coppa delle Coppe contro il Porto non abbiamo giocato in un impianto idoneo: ricordo persone che guardavano la partita arrampicate sopra gli alberi. Tutto il contrario rispetto ad Atene contro l’Amburgo due anni prima: era tutto perfetto lì, tranne noi, che perdemmo una finale inspiegabilmente. Eravamo i più forti del mondo, eppure perdemmo. Ecco perché nel 1985 avevamo un fortissimo desiderio di riscatto".

"Come si vive con il ricordo di quel 29 maggio? Rivedere le immagini mi fa male, è allucinante. In quella curva c’erano famiglie. C’era chi aveva trovato il biglietto all’ultimo minuto. Nella fuga sono andati incontro ad una tragedia assurda. Se fossero entrati in campo non sarebbe successo nulla, ma la polizia a cavallo li respinse. Ci sarebbero stati molti meno morti, tutti si spingevano contro il muro ed è stato quello l’inizio della fine".

"Senso di colpa? No, un senso di colpa no, ma una profonda disperazione sì. Quando coi miei ex compagni siamo andati a Reggio Emilia al monumento dedicato all’Heysel ci abbiamo più volte ripensato. È andato tutto male, non conta più nulla quella coppa. Ci siamo sentiti impotenti quel giorno, non si capiva niente. Solo quando siamo andati in albergo abbiamo capito".

"Non giocare la partita? Non avevamo i mezzi per opporci. Ma soprattutto non sapevamo, non ci rendemmo conto. Quel giorno abbiamo perso tutto, altro che vincere".

"Com'è stato il rientro a Torino? Triste. Noi dovevamo portare gioia alla gente, ma siamo tornati distrutti. Ci hanno scosso le immagini di tutti quei morti".