Di Marzio: “Per la nuova Italia serve una figura come Del Piero o Maldini per rifondare tutto”
Nel calcio italiano che cerca ancora una bussola, la vera partita non è solo in panchina. È dietro la scrivania, nei corridoi della Federazione, dove si decide il futuro prima ancora di scegliere il commissario tecnico. Gianluca Di Marzio lo dice con una chiarezza quasi disarmante: prima del CT bisogna capire chi guiderà la FIGC. Malagò o Abete, due strade diverse per un sistema che deve decidere che direzione prendere. E solo dopo, eventualmente, arriverà la scelta in campo.
Ma il punto più interessante è un altro: la necessità di una figura ponte, tecnica e simbolica insieme. Un nome capace di tenere insieme spogliatoio, istituzioni e identità calcistica. Di Marzio fa esempi pesanti: Maldini, Del Piero. Non semplici ex giocatori, ma archetipi di equilibrio e autorevolezza. L’idea è quella di un calcio che non si affida solo agli allenatori, ma costruisce un ecosistema attorno a loro. Una struttura stabile, riconoscibile, che non cambi ogni due stagioni come il vento.
E sullo sfondo resta il solito intreccio italiano: allenatori, dirigenti, proprietà e rapporti complicati. Anche nella Roma, dove – secondo Di Marzio – le frizioni interne possono diventare più decisive dei moduli. Perché alla fine il calcio italiano è questo: non manca mai il talento. Manca la continuità. E forse è proprio da una figura “alla Del Piero” che si prova a ricominciare a metterla insieme.
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