Nuova FIGC: cosa rischia la Juve?

Nuova FIGC: cosa rischia la Juve?TUTTOmercatoWEB.com
Oggi alle 00:01Editoriale
di Mirko Nicolino
Attualmente Malagò e Abete sono i principali candidati alla successione di Gravina, di certo non due novità: cosa sarebbe meglio per la Juventus

La soluzione più probabile per la presidenza della FIGC sembra ormai prendere forma attorno alla linea tracciata dal presidente uscente Gabriele Gravina, con una possibile convergenza su un assetto istituzionale che coinvolga figure di peso come Giuseppe Marotta (nella triplice veste di Consigliere, presidente dell’Inter e Presidente dell’associazione Direttori Sportivi), il ministro Giorgetti (incontrato nei giorni scorsi dallo stesso Marotta) e da Giovanni Malagò, scelto da 19 club di Serie A (Lazio esclusa) quale nuovo presidente federale. L’idea che circola è quella di un rimpasto interno, costruito però sostanzialmente sulle persone già oggi al centro del sistema, tra cui anche l’avvocato Viglione (attuale responsabile legale della FIGC, nonché rappresentante di Gravina in alcuni suoi processi), che assumerebbe il ruolo di Segretario Generale.

Non si tratta di uno scenario che mette tutti d’accordo, questo al momento è fin troppo chiaro. Giancarlo Abete, presidente della LND e già presidente federale per due mandati, prima si è chiamato fuori dalla contesa, poi ha chiesto e praticamente ottenuto dalla sua Lega la candidatura. Inoltre, all’interno del governo (in contrapposizione alla linea Giorgetti) e negli ambienti che ruotano attorno al calcio italiano restano aperte valutazioni diverse: c’è chi continua a spingere per una soluzione alternativa che trovi magari la convergenza di Serie B, C, Associazione allenatori, giocatori e arbitri, e chi non esclude neppure l’ipotesi di un commissariamento. Segnali che raccontano bene quanto il momento sia delicato e quanto la partita sia ancora aperta.

Il punto è che la FIGC si trova davanti a una scelta decisiva, in un contesto in cui la stabilità istituzionale appare fondamentale, ma allo stesso tempo difficilissima da costruire. Senza un’alternativa forte è assai probabile che trionfi lo status quo, con figure molto discusse negli ultimi tempi (poco opportuna, per esempio, la partecipazione di Viglione ai festeggiamenti dell’ultimo scudetto dell’Inter). In questo quadro, chi sta lavorando dentro e fuori i ministeri prova a costruire una mediazione praticabile, capace di evitare un ulteriore irrigidimento. La sensazione è che si stia cercando una soluzione politica prima ancora che sportiva, con l’obiettivo di preservare gli equilibri e allo stesso tempo dare un segnale di governo del sistema.

Il commissariamento rimane un’opzione, ma in questo momento difficilmente praticabile. Per commissariare il calcio italiano servirebbero gravi mancanze amministrative e non ci sono ad oggi gli estremi, a meno che non spuntino fuori situazioni fin qui non ancora acclarate. Resta però una certezza: la montagna da scalare per chi vuole creare un’alternativa al potere imperante in questo momento è molto alta. Il calcio italiano ha bisogno di una guida autorevole, credibile e condivisa, capace di superare le divisioni interne e di riportare centralità al progetto federale. Per questo, al di là dei nomi e delle formule, l’auspicio è che prevalga l’interesse generale.

Come si pone la Juventus in questo quadro? Il club bianconero non ha effettivamente recitato un ruolo attivo, pur avendo in Giorgio Chiellini un consigliere in carica, ma si è accodato alla posizione della maggioranza dei club di Serie A. Chiaro è che il mantenimento degli attuali equilibri, non sarebbe di certo un vantaggio per la Signora (basti ricordare le parole di Malagò ai tempi del processo sportivo “politico” sulle plusvalenze). Paradossalmente, dunque, pur essendo ormai schierato con l'esperto dirigente che aveva un buon rapporto con l'avvocato Gianni Agnelli e lo ha oggi con John Elkann, il club bianconero dovrebbe fare il tifo per la terza via rispetto a Malagò e Abete, una soluzione che potrebbe rompere gli schemi e gli equilibri, evitare che chi ha avuto determinati ruoli fin qui rimanga in sella con incarichi diversi e ci sia un vero rinnovamento di tutti gli organi. Posto che, a breve, dovrebbe arrivare la scure della Corte di Giustizia Europa che si pronuncerà sulla giustizia sportiva italiana. E a quel punto, potrebbero arrivare altre gatte da pelare…