Giustizia sportiva, la sentenza che può cambiare tutto: ora il Tar può entrare nel merito
La giustizia sportiva italiana non sarà più la stessa. La Corte di giustizia dell'Unione europea, nelle cause C-424/24 e C-425/24 legate ad Andrea Agnelli e Maurizio Arrivabene, ha stabilito un principio destinato a cambiare gli equilibri: le decisioni della giustizia sportiva potranno essere sottoposte al vaglio del Tar, anche nel merito.
È questo l'aspetto più importante della pronuncia. Come riportato da ItaliaOggi.it, fino a oggi, una volta concluso il percorso davanti agli organi della giustizia federale e al Collegio di garanzia del Coni, il procedimento sportivo rappresentava sostanzialmente l'ultimo passaggio. Ora, invece, si apre la possibilità di chiedere anche l'annullamento della decisione davanti alla giustizia amministrativa.
Il caso riguarda proprio Agnelli e Arrivabene, ai quali erano stati inflitti 24 mesi di inibizione dalla Corte federale d'appello della Figc. «Non siamo alla sentenza Bosman, ma non manca molto», osserva l'avvocato Giorgio Spallone, che parla della caduta della barriera tra giustizia sportiva e ordinaria. Secondo l'avvocato Fabio Pennisi, un altro punto centrale riguarda invece l'indipendenza e l'imparzialità degli organi giudicanti, soprattutto quelli della giustizia endofederale.
Il nuovo scenario apre però anche un problema concreto: i tempi della giustizia sportiva e quelli della giustizia ordinaria rischiano di entrare in conflitto, allungando i procedimenti. Una cosa, però, appare già chiara: l'autonomia della giustizia sportiva resta, ma non può più essere considerata una barriera assoluta. La vera riforma, almeno questa volta, è arrivata dal Lussemburgo.
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