Tacconi alla GdS: “Prima dell’Inter 6-7 caffè, poi paravo tutto. San Yildiz, ora tocca a te”
Stefano Tacconi il Derby d’Italia lo sente ancora addosso. E lo racconta alla Gazzetta dello Sport con la schiettezza di sempre, tra aneddoti e frecciate che sanno di rivalità vera. «Prima dell’Inter bevevo sei-sette caffè. Era un rito. Arrivavo alla partita carico come una molla… e poi paravo di tutto».
L’ex numero uno bianconero rivive quelle mattine da adrenalina pura: sveglia alle sei e mezza, tensione alle stelle, tazzine che si accumulavano prima del fischio d’inizio. «Contro l’Inter facevo sempre grandi partite». In quella Juventus c’erano Platini, Boniek, i campioni dell’82: spazio poco, pressione massima. «Ma io ero sempre incavolato contro l’Inter».
Sul confronto con Walter Zenga, storico rivale nerazzurro, Tacconi non si nasconde: «Ci rispettavamo molto. Era forte, ma nel 1990 ero io il migliore. Lui aveva più successo con le ragazze, io ho vinto ogni tipo di Coppa con la Juventus». Poi lo sguardo si sposta sull’oggi. Tacconi promuove Luciano Spalletti senza esitazioni: «Ha fatto la cosa più importante: mettere ogni giocatore al posto giusto. I miglioramenti si vedono. A San Siro bisogna giocare senza paura: nel derby può succedere di tutto».
Nonostante il distacco in classifica, per l’ex portiere la sfida resta apertissima. E lancia un messaggio chiaro a Kenan Yildiz, ribattezzato “San Yildiz”: «Mi aspetto tanto da lui. È il suo momento. Forse un posto lo avrebbe trovato anche ai miei tempi». Fiducia anche in Di Gregorio: «Lo cambio solo se posso prendere Donnarumma, non per Vicario». Infine un commento anche sull’Inter, due i pericoli principali: Lautaro Martínez e Federico Dimarco. «Dimarco mi ricorda Cabrini. Se blocchi lui, limiti tutta l’Inter».
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