La calda estate di Carnevali
I tifosi della Juventus hanno già perso la pazienza e, sebbene siano una sparuta minoranza, sono già spuntati i #Carnevaliout. I supporters bianconeri, purtroppo, soprattutto quelli più giovani, hanno la percezione distorta dai 9 anni di scudetti. “Sono già sette anni di digiuno, la prossima stagione dobbiamo vincere per forza!”. Ma dove sta scritto? E chi te lo garantisce? Qui vale lo stesso discorso fatto all’arrivo di Giuntoli, quando in molti si gasarono ed erano convinti che la rivoluzione “giovane” avrebbe nell’immediato prodotto una Juve moderna e vincente. Non è così.
Come già detto nei giorni scorsi da Michel Platini, la vita è fatta di cicli e in questo momento la Juventus semplicemente non vince. Del resto il club torinese ha vissuto già cicli ben più lunghi di digiuno, così come avvenuto anche per altri top club Europei. Ci si prova, ma non ci si riesce e più non vinci più la situazione anno dopo anno rischia di farsi complicata, come insegna la storia recente, per esempio, del Manchester United.
In questo senso, per Giovanni Carnevali, nuovo amministratore delegato e direttore generale della Juventus, sarà un’estate molto calda. Le difficoltà sono le stesse, identiche, che aveva Damien Comolli. E allora perché cambiare? Semplicemente la proprietà, valutando tutto l’ambaradan, non solo le sessioni di mercato, ha ritenuto che il francese non fosse l’uomo giusto per provare a far rinascere la Juventus. Provare, sottolineo, perché non è detto che ci riesca nemmeno un dirigente così esperto come l’ex Sassuolo.
Ad oggi la situazione della Juventus è questa e nessun cambio di proprietà cambierebbe la situazione finanziaria. Puoi mettere dei soldi freschi, ma solo rispettando determinati paletti e percentuali: oggi nessun proprietario della Juve può fare il miracolo, ragion per cui la normalità si potrà raggiungere nuovamente con la sostenibilità. Il mega fatturato raggiunto dalla Juventus di Andrea Agnelli è stato corroso negli ultimi anni dalle penalizzazioni e dai risultati negativi, quindi la risalita diventa ancora più complicata.
La rosa ad oggi consta di 30 giocatori, ragion per cui per prima cosa deve essere ridotta a 25 per il campionato (23 saranno quelli che potranno giocare però in Europa League, quindi bisognerà trovare due elementi che accetteranno di non giocare la coppa). Insomma, ci devono essere almeno 5 cessioni senza innesti, poi per ciascuna uscita si potrà fare un acquisto. Luciano Spalletti è stato chiaro in questo senso sul finire della passata stagione: “Molti di questi giocatori saranno qui anche il prossimo anno”. Chi ha prospettato altro ai tifosi? Nessuno.
Il tecnico di Certaldo chiede a tutti i costi un portiere, un attaccante, un terzino, un centrocampista e un esterno. Morale della favola: 5 innesti. Servono allo stato attuale delle cose 10 cessioni. Se poi si riuscirà a farne 15, gli innesti potrebbero diventare 10. È una cosa possibile? No, anzi è altamente improbabile. Ed ecco, dunque, che alla fine uno come Koopmeiners, nonostante il flop totale dei suoi primi 2 anni in bianconero, potrebbe rimanere saldo al suo posto. Idem per David, che ha ancora 4 anni di contratto e ha già detto di non volersi muovere da Torino. Con Kostic da sostituire a sinistra, Cambiaso non dovrebbe muoversi, così come Bremer, visto che con ogni probabilità usciranno sia Cabal che Gatti.
Insomma, non è quella classica estate in cui può succedere di tutto. In realtà può succedere molto poco ed è tutto abbastanza prevedibile, come dimostrano le difficoltà nel chiudere i vari Alisson, Martinez, Kolo Muani, Sorloth e compagnia bella. Inutile fantasticare e fare voli pindarici: la Juventus parte dal 6° posto e non è più un punto di riferimento in Italia e men che meno in Europa. Bisogna risalire la china step dopo step. Riprendersi l’anno prossimo la qualificazione in Champions e poi si vedrà.
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