Dalle plusvalenze tornate legali se le fa la Roma alle narrazioni cambiate sul mercato: un Paese allo sbando

Dalle plusvalenze tornate legali se le fa la Roma alle narrazioni cambiate sul mercato: un Paese allo sbandoTUTTOmercatoWEB.com
mercoledì 28 giugno 2023, 17:41Editoriale
di Vincenzo Marangio

Tutti pazzi per colpa della Juventus. Un film già visto ma che regala sempre nuovi capitoli affascinanti. Da qualsiasi angolazione la si guardi, la narrazione, quando di mezzo c'è il club bianconero, assume contorni surreali e a tratti ridicoli. Potremmo lanciare in alto una monetina e scegliere un punto di vista qualsiasi. Vogliamo cominciare dal capitolo plusvalenze? Quelle che alla Juve sono costate prima 15 poi 10 punti di penalità oltre che a prime pagine infamanti e processi mediatici raccapriccianti? Ok. Nel mese di giugno scopriamo che la Roma, per rispettare il settlement agreement con l'Uefa, ha l'obbligo di fare 30 milioni di plusvalenze entro il mese. Buffo, perché ci avevano quasi convinto che si trattasse di una pratica quasi illegale, certamente meritevole di penalizzazione e invece scopriamo che non soltanto si può fare ma si devono fare. E la Roma in pochissimo tempo è già più che a metà dell'opera con le operazioni di Tahirovic all'Ajax per 8,5 milioni, Kluivert al Bournemouth per 12 (bonus compresi) per non parlare delle operazioni in divenire di 12 milioni circa dal Sassuolo per le cessioni di Volpato e Missori e le possibili partenze di Perez al Celta Vigo (8 milioni), Villar al Paok (6 milioni), Reynolds al Westerlo o al Fulham (6 milioni) e Vina al Bournemouth (8 milioni). Le plusvalenze, ora che manca la parola Juventus, diventano una virtù che regala prime pagine, stavolta lusinghiere, per l'ottimo lavoro di Pinto. 

Tiriamo ancora una volta la monetina, o giriamo la ruota e passiamo al capitolo "ascolti tv". Ricordate quando, per protesta e disaffezione, i tifosi della Juventus scelsero la via delle disdette per mostrare il peso che hanno sulla spartizione dei diritti televisivi e sugli incassi delle tv da dividere alle altre squadre di Serie A? Sopra i giornali mortificarono questa protesta dicendo che le disdette erano appena 6000, che il campionato italiano era appetibile e vendibile e che alle prossime buste per il rinnovo dell'assegnazione dei diritti sarebbe arrivato almeno 1 miliardo, forse 1,1 miliardo di euro. Bene. Anche qui la storia poi si è rivelata diversa. Gli ascolti da gennaio (data in cui alla Juventus fu inflitta la prima assurda penalizzazione) si sono letteralmente dimezzati (lo dicono i numeri che non mentono) e la stessa vendibilità del campionato è crollata al punto che nelle famose buste si è trovato meno di 600 milioni. A questo punto persino Gravina si è dovuto arrendere: "Ci eravamo illusi di avere più appeal". Illusi, e pensare che noi lo avevamo scritto ma facevano finta di niente pur di non accettare una verità palese. 

Gira, gira, gira la ruota e passiamo all'argomento più caldo del momento: il calciomercato. Quello che senza i soldi della Juventus stenta a decollare, quello che senza i movimenti della Juventus non ha nulla da raccontare quello che, quando si parla di Juventus, cambia totalmente nella narrazione. Esempio fresco fresco? Adrien Rabiot. Soltanto lunedì la Gazzetta dello Sport sentenziò in prima pagina "Juve Rabiot scappa". Peccato che il giorno dopo arriva il rinnovo proprio del francese, con tanto di dichiarazione d'amore, con la Juventus. Ma la rosea, pur di non voler ammettere l'ennesima buca (non bastasse quella dell'Allegri d'Arabia), cambia la narrazione e, sulla versione on line, titola "Lo United dice no al mega ingaggio richiesto da Rabiot. E lui firma con la Juve". Quindi il francese è passato dallo scappare all'essere costretto a firmare. Che tristezza. 

E allora fermiamola qui la ruota e smettiamo di lanciare la monetina perché potremmo passare dalle risate sarcastiche ai dolori di stomaco e nausea per un Paese totalmente allo sbando schiavo del proprio odio per una squadra senza la quale, però, vale zero.