Juve a due velocità: forte in campo, debole sul mercato. Rotta societaria da correggere
La vittoria contro il Napoli è stata ufficialmente la consacrazione della Juventus targata Spalletti. Peccato che si tratta ancora di una targa di prova che va, invece, inchiodata bella forte sulla macchina bianconera. Ci saranno mille spiegazioni che forse non conosciamo, ma a sentire Luciano non mi sembra che, benché lui non metta pressioni sul prolungamento, sia così convinto di sentirsi presente e futuro della Juventus, se fosse davvero così sarebbe grave perché dopo anni di "porte girevoli" sulla panchina bianconera, una volta trovato l'allenatore giusto non devono esserci tentennamenti. Blindare Spalletti è una necessità, prima di tutto perché rappresenta un attestato di fiducia verso un tecnico che ha trovato in poco tempo la chiave giusta e poi perchè programmare il mercato presente e futuro diventerebbe più facile e produttivo.
Ormai è abbastanza evidente che di direttori sportivi infallibili che ne siano pochi in Italia, e che neanche la Juventus fa eccezione, motivo per il quale affidarsi ad un allenatore che sappia fungere anche da manager può essere la soluzione migliore. Di soldi da investire sul mercato non ce ne sono più come un tempo e allora, in questi casi, diventa vincente la carta dell'intuizione giusta e dell'adattabilità ad un sistema di gioco e, quindi, ad un allenatore. Il recente passato bianconero ha dimostrato in maniera inequivocabile che sbagliare l'allenatore equivale a sbagliare il mercato, soprattutto se non si concerta insieme il percorso e gli uomini che servono per raggiungere la meta prefissata. Siamo passati da Giuntoli che faceva la squadra e Motta che non riusciva a valorizzarla a Tudor che la doveva allenare senza possibilità di esprimere preferenze. Ora che invece c'è un tecnico che ha trasformato in oro quasi tutto quello che si è ritrovato tra le mani, pensare quanto potrebbe bruciare tappe di crescita la Juventus con un mercato costruito ad hoc per un allenatore che conosce la strada per la vittoria.
Sui tentativi di colpi di mercato di questa sessione invernale, invece, stendo un velo pietoso: le strategie di Comolli, ad oggi, sono state fallimentari, confusionarie e poco prospettiche. Perché investire 45 milioni su Openda, dopo che avevi già preso David, invece di spenderne 50 per Højlund e garantirti anche una prima punta vera e fisicamente dotata? Perché, a quel punto, non puntare tutto su Kolo Muani andando in rotta con il PSG dal quale ora si pretende di tornare, genuflessi, a chiedere la possibilità di riprendere il francese? La risposta è una sola: confusione. Per non dire qualcosa di più grave.
Giusto guardare alle cose che non funzionano, godendosi, al tempo stesso, una Juve che contro il Napoli è stata spettacolare.
Iscritta al tribunale di Torino al n.70 del 29/11/2018
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore responsabile Antonio Paolino
Aut. Lega Calcio Serie A 21/22 num. 178

