Per ricostruire l'Impero si deve partire dalle basi: il nuovo ds e una società pronta a difendersi. Giuntoli uno sgarro a De Laurentiis
Se ci fosse un vero senso di appartenenza, l'orgoglio avrebbe fatto scattare una molla importante tempo fa. Ma ad oggi, 2 maggio 2023, dobbiamo ammettere che non esiste un vero senso di appartenenza nello spogliatoio della Juventus. I senatori sono diventati leader di loro stessi, rigettano il loro allenatore e i giovani non hanno ancora metabolizzato appieno cosa significa indossare questa maglia. Lo spogliatoio della Juventus è un po' come uno scenario post bellico al termine di un vero e proprio bombardamento: tante macerie e qualche focolaio ancora acceso; tanto da ricostruire, quindi facilmente migliorabile ma, al tempo stesso, troppa distruzione per riconoscerlo per quello che è sempre stato e tornerà ad essere.
La verità è che non è facile mettere mano al caos, indotto e autoindotto, che è in questo momento la Juventus. Eppure ci si dovrà mettere mano e farlo nel modo giusto, dai punti giusti. Dalle fondamenta. Vi raccontiamo da tempo che la Juventus era sulle tracce di Cristiano Giuntoli e del suo staff e, più passano i giorni, più ne troviamo conferma. Tanto che lo stesso attuale ds del Napoli non si confida neppure più con gli amici, non si fida. Pensa che gli spifferi possano venir fuori anche dalle porte amiche e allora meglio tacere. Ma tacere significa portare dentro una verità da proteggere, e la verità di Giuntoli è che vede davanti il treno atteso una vita: la Juventus. Il grande club da ricostruire, per poter un giorno dire: "Quando sono arrivato ho trovato le macerie e ho ricostruito l'impero".
Ripartire da Giuntoli sarebbe una prima vera ammissione di colpevolezza, la consapevolezza che in questi tre anni bisognava ripartire dalle fondamenta, dalla costruzione di un nuovo progetto tecnico-tattico e farlo con chi ha l'esperienza e lo staff giusto per metterci mano. Meglio tardi che mai. Certo, non sarebbe male soffiare a De Laurentiis l'uomo che è stato il suo vero segreto del successo. Perché il presidente del Napoli è arrogante, tracotante, un Trimalchione di Petroniana memoria. Uno che ci mette i soldi per comprare uomini e idee sentendosi autorizzato a spacciarle per sue, alla costante ricerca di celebrare il suo "io". "Sono io il vostro Cavani", "senza di me non vincevate un cazzo da vent'anni" fino ad arrivare ad arrogarsi la paternità della SuperLega esprimendo i concetti portati avanti da anni da Andrea Agnelli e spacciandoli per suoi. Avete sentito mai un complimento fatto a Spalletti quest'anno? E quante volte ha parlato di Giuntoli? Mai. Eppure c'è stato un momento in cui De Laurentiis, che anche sulla composizione della squadra voleva mettere mano, scoprì il talento del suo ds e dovette arrendersi al punto da lasciargli carta bianca. Ora, se un chiacchierone come il presidente del Napoli si muta davanti a Giuntoli, immaginate la competenza di quello che potrebbe essere il nuovo dirigente della Juventus.
Queste sarebbero le basi, poi bisognerebbe pensare al progetto tecnico a breve e lunga durata, agli investimenti da fare a breve e lunga durata e a mettersi al riparo da errori del passato costati cari. E cominciare a diventare più solidi come società. Non è ammissibile permettere ad un De Laurentiis qualsiasi di fare le gravi insinuazioni fatte ieri e starsene zitti per un mero e rivedibile stile societario. Abbiamo visto cosa succede a permettere a chiunque di dire quello che si vuole senza rispondere: è servito a mettere in piedi tribunali e sentenze popolari che con la Giustizia non avevano nulla a che vedere ma che l'inconcepibile silenzio societario ha giustificato e favorito. La Juventus deve imparare a difendersi fuori e non dentro al campo. Anche da qui si ricostruiscono basi solide per un nuovo impero altrimenti le lezioni del passato non serviranno neanche da insegnamento.
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