Quello di Bonucci sarà “vero” addio?
Titoloni per l’esclusione dalla tournée americana del 19 bianconero inondano d’inchiostro i quotidiani. È arrivato (forse) anche il suo momento, l’attimo del probabile addio di Bonucci, ultimo baluardo di quella che fu una delle più forti difese d’Europa: la BBC. Il calcio è lo specchio del mondo, è realtà. Quest’ultima, una signora piuttosto pazza che parla di giorno e pure di notte, nelle ore di veglia e mentre dorme o schiaccia una pennichella; nelle ore del sonno fantastico e in quelle degli incubi. La realtà racconta storie e il calcio è una parte fondamentale della realtà: scandaloso che la storia ufficiale spesso ignori questa parte della memoria collettiva che è appunto il calcio. I licenziamenti, i calci nel sedere, i voltafaccia, gli sgabelli, le ingratitudini sono all’ordine del giorno. Nessuna meraviglia se Bonucci, bandiera seppur non proprio immacolata bianconera, abbia salutato con un addio la Juventus o l’abbia ricevuto da Madama. Addio. Sintesi dell’espressione “ti raccomando, ti affido a Dio”. Un po’ forte come parola, ma si usa spesso nello sport, a volte in modo inappropriato.
Il vero addio calcistico porta malinconia al tifoso, quell’afflizione dell'anima affine ma non uguale alla tristezza, che è ben altro; anche se cupa e profonda, la malinconia trova ancora sorgenti di tenerezza. Si direbbe che essa ha per carattere la dolcezza. Già, è proprio vero. Il 17 maggio 1987, al Comunale di Torino si gioca la trentesima giornata di campionato: un Juventus-Brescia sotto la pioggia, la maglia bianconera del re è vincente, sporca e fradicia. Se l’era messa quel pomeriggio per l’ultima volta e non l’avrebbe indossata mai più; mai più gli sarebbe caduta fuori dai pantaloncini. Chi non ricorda mentre Michel di spalle andava via lentamente scendendo le scale che portavano agli spogliatoi del Rigamonti? A soli trentadue anni, Platini, le roi, decise di non invecchiare in campo appendendo le scarpette al chiodo, così nessuno mai avrebbe potuto un giorno permettersi di dirgli che sarebbe arrivata l’ora di smettere. In un’intervista subito dopo il novantesimo di quell’ultima battaglia, congedandosi dai suoi sudditi bianconeri, li emozionò ancora una volta, dicendo: «Ho giocato nel Nancy perché era la squadra della mia città e la migliore della Lorena, nel Saint-Étienne perché era la migliore in Francia, e nella Juventus perché è la migliore al mondo».
Per non parlare del 13 maggio 2012. In uno Stadium stracolmo, è di scena lo scontro scudetto vinto contro l’Atalanta: al minuto cinquantasette, il capitano, Alessandro Del Piero, dopo l’ultima rete, esce dal terreno di gioco. I quarantacinquemila sono tutti in piedi, in lacrime, a salutare la storia, ringraziando Alex per essersi preso cura per venti anni della Vecchia Signora, non lasciandola mai sola, regalandole trionfi che brilleranno per sempre nella volta celeste del calcio. E Alex, in lacrime, in un giro di campo infinito che continua nell’anima di ogni bianconero.
Dolci devastanti brividi. Quelli sono addii, opere d’arte come le loro punizioni vincenti. L’arte vera è spesso malinconica, ma triste mai. In fondo la differenza fra tristezza e malinconia è questa, che la tristezza esclude il pensiero, la malinconia se ne alimenta. Guardate come “pensa” la Malinconia di Dürer. Socrate, nel Fedone, dice che una divinità avendo tentato un giorno di confondere il dolore e la voluttà, e non essendo riuscita, fece in modo che almeno in un punto aderissero assieme.
L’addio di Bonucci purtroppo non possiede tutto questo. Quasi quasi molti pensano addirittura che il probabile congedo sia arrivato anche con ritardo, passa pressappoco inosservato, indolore e non solo per le ultime papere difensive inanellate in Nazionale e prima in campionato dal buon Leo, né perché nel calcio di oggi "arrivi e partenze" sono fatti contabili e amministrativi più che d’amore. Il motivo è che Bonucci ha lasciato nel cuore sensibile dei tifosi bianconeri una ferita: il suo passaggio al Milan e quell’esultanza dopo aver segnato contro la Juve, che non si è mai integralmente rimarginata. Un tradimento, altro che addio, un raccomandarsi al “diavolo rossonero” altro che a Dio, e il suo rimpatrio riparatore mai visto fino in fondo di buon occhio.
Eppure Bonucci ha festeggiato le 500 presenze in bianconero. Chapeau. Più di lui nella storia del club solo Del Piero, Buffon, Chiellini, Scirea e Furino. Ma quella però è un’altra Storia. Forse per salutare simpaticamente il buon Bonucci invece del letterario e manzoniano “addio”, sarebbe allora meglio un meno intimo e impegnativo ma più congeniale e leggero “ciao ciao”.
Roberto De Frede
--------
Ricordiamo a tutti i tifosi della Juventus che da qualche giorno possono vedere Radio Bianconera TV su Samsung TV Plus. Su tutte le smart TV Samsung di ultima generazione sul CANALE 4518
Iscritta al tribunale di Torino al n.70 del 29/11/2018
Iscritto al Registro Operatori di Comunicazione al n. 18246
Direttore responsabile Antonio Paolino
Aut. Lega Calcio Serie A 21/22 num. 178


